Storia di una guarigione importante senza farmaci

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STORIA DI UNA GUARGIONE IMPORTANTE

SENZA FARMACI

(articolo pubblicato su CORRIERE DELLA SERA di sabato 27/ottobre/2012 Anno 137  N. 255 e su altre testate)

 

Una mattina mi sveglio e mi accorgo di avere un terribile mal di testa con debolezza diffusa per tutto il corpo e un po’ di febbre. Forse il corpo mi sta chiedendo riposo, perciò decido di rimanere a letto. Ci rimango tutta la giornata intervallando piccoli momenti di sonno a momenti di veglia difficili e dolorosi.

Il giorno dopo, non ho più mal di testa, ma ad un certo punto della giornata inizio ad avvertire una piccola fitta sul lato destro del petto. Penso possa trattarsi di una semplice tensione intercostale. Ne mantengo l’osservazione mentre sbrigo le faccende del giorno.

Verso sera, il dolore non diminuisce, anzi aumenta, a quel punto mi allarmo di più, decido di chiamare il mio medico.

Anche lui si preoccupa, intuendo, dal quadro che gli descrivo per telefono, che può trattarsi di una Pleurite e mi invita pertanto a fare urgentemente una radiografia al torace. E’ proprio come lui pensa.

Non l’avrei mai immaginato ma, dal giorno seguente, sarebbe partito un viaggio, uno dei viaggi più importanti della mia vita, dentro il mio corpo, nella mia mente, sulla mia pelle.

Se qualcuno non lo sa, la Pleurite è un’infiammazione acuta della pleura che avvolge i polmoni, una malattia polmonare che normalmente viene curata con antibiotici, antinfiammatori e antipiretici (con alcune variazioni a seconda dei casi).

E’ una malattia importante e lunga che esige riposo e un’attenta e scrupolosa cura. In alcuni casi è previsto il ricovero.

Ammetto che ho avuto paura. Abituata ad avere un corpo sano e forte, protetto da tanto sport e alimentazione sana, non nascondo che questa situazione mi ha molto spiazzata.

Dolore al petto pungente ed intenso ad ogni respiro, tosse dolorosa e febbre. Non riesco a farci niente, per alcuni giorni non mangio e non dormo poiché mi è impossibile stare supina.

Dal primo momento di questa storia decido di curarmi omeopaticamente come ho sempre fatto da quasi dieci anni per altri malanni minori.

Presto la ragione culturale si fa sentire. Chiunque, pensando di Sapere, mi esorta a rivedere la mia scelta, a curarmi come fanno tutti “perché così è”, “perchè così si fa”, “perché  con la pleurite non si scherza” e “perché la pleurite si può curare solo con i farmaci”.

Io, per contro, non so nemmeno rispondere cosa la gente si perda quando si cura con i farmaci, ma provo a raccontare di me.

Il mio dottore si chiama Salvatore Rainò. Egli è Medico Chirurgo, Specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica, Specialista in Medicina Interna, Omeopata Unicista. Dopo essesi licenziato dal posto a tempo indeterminato in ospedale, oggi lavora come libero professionista nel suo Studio di Medicina Omeopatica ad Altamura.

Comunque, in quanto al significato del termine “Omeopatia Unicista” potete consultare l’amico google, mi limito a dire solo che questo tipo di Omeopatia è unica e differente da tutte le altre forme presenti sul territorio.

Durante la prima visita mi siedo comoda sulla poltrona di fronte alla sua scrivania.

Mi sento stanca e dolorante, ma il fatto di accomodarmi, di avere di fronte una persona che mi guarda negli occhi in silenzio, contribuisce a creare un’atmosfera di tranquillità, che sa di umano, che ha un sapore  tutt’altro che medico. E’ proprio come stare di fronte ad una sorgente d’acqua a lasciarsi trasportare. Poi, ad un certo punto, il silenzio viene morbidamente interrotto dal suono della parola: “Dimmi!”

Naturalmente conoscevo già come si sviluppa una visita omeopatica.

Inizio a raccontare, narro i miei ultimi avvenimenti, tiro fuori le mie ansie, le mie insoddisfazioni, una ad una, e alternandole alla descrizione dei sintomi del malessere fisico che stavo vivendo, mi spoglio, con le parole, piano piano.

La visita prosegue con un normale controllo del torace attraverso il fonendoscopio. Infine ricevo la prescrizione del rimedio omeopatico Apis 200K da prendere una volta sola.

Nella notte finalmente riposo. Dal giorno dopo mi sento già meglio. Non solo noto una diminuizione del dolore, ma anche qualcos’altro attira la mia attenzione.

L’obiettivo profondo dell’Omeopatia è proprio  quello di accompagnare la persona a guardarsi, ad ascoltarsi, a puntare la luce su come vive, come si comporta, come pensa, come agisce o reagisce.

Quasi trascurando per un attimo il mio dolore al petto, mi osservo e mi rendo conto di essere una persona che negli ultimi tempi ha scelto di conformarsi al contesto, livellarsi per non discutere, compiacere gli altri per non allontanarli, scendere a compromesso o magari minimizzare ciò che va manifestato.

Mi rendo conto che negli ultimi tempi ho sacrificato troppe cose che penso e che sento, idee e valori che mi regnano dentro.

Avverto di essermi indurita, corazzata. Poi, riprendendo l’analisi del mio corpo, realizzo che  ho il respiro corto e i muscoli in costante tensione nervosa.

Nelle visite successive riferisco continuamente tutti questi appunti mentali e aggiorno con dovizia di particolari i sintomi fisici della malattia in corso.

Il Dottor Rainò  mi lascia pensare, mi lascia parlare, raccoglie dati su come mi sento, su come procede la mia consapevolezza di dove sono e dove voglio andare e sul nesso tra tutto ciò e la mia malattia.

I dati raccolti servono a direzionare in modo preciso la terapia che si conclude con la prescrizione del secondo ed ultimo rimedio omeopatico: Silicea 200K e 35 CH.

La mia pleurite migliora giorno dopo giorno, nel suo aspetto sintomatico e in quello psico-fisico. Dolore acuto al petto, tosse e febbre scompaiono sin dalla prima parte della terapia. Ma la guarigione va oltre e si coniuga con una piena ripresa del vigore fisico e  mentale e  la riarmonizzazione della mia interiorità.

A distanza di un mese e sei giorni dalla prima radiografia, ne effettuo una seconda che esprime senza ombra di dubbio la completa guarigione da pleurite!

Qualcuno si starà chiedendo ma cosa c’entra la mia testa con la Pleurite?

Faccio un esempio per riuscire a spiegarmi meglio. In un’estate torrida, durante un viaggio in macchina, il vento fresco che entra dai finestrini è piacevole e ristoratore; il giorno seguente uno dei due passeggeri si sveglia con una terribile cervicale, mentre l’altro si sente meravigliosamente bene. Trattasi di un colpo d’aria? Supponiamo che sia così, perché uno si ammala di cervicale e l’altro no?

Come dice il Dott. Rainò: “non esistono le malattie, esistono le Persone” con i propri vissuti, i propri bagagli e le proprie prospettive.

I sintomi fisici, pertanto, rappresentano l’espressione esterna superficiale ed organica di uno stato di alterazione e disequilibrio interno dell’individuo.

Come dice il grande genio tedesco Hahnemann, inventore dell’Omeopatia nei primi dell’’800: “l’uomo non è malato perché ha la malattia, ma ha la malattia perché è malato”.

Ciò vuol dire che la malattia non è qualcosa da combattere ma è un momento fondamentale della guarigione rappresentando il modo attraverso il quale la Natura cerca di liberarsi in modo definitivo dall’alterazione interna per ripristinare l’equilibrio dell’intero sistema e garantirci il maggior livello di salute possibile.

L’unica vera preoccupazione della cura omeopatica è quella di aiutare l’intero sistema a svolgere lo spontaneo processo di ripristino del corretto equilibrio biologico.

Pensateci bene, sfido chiunque a non trovare una ragione personalissima plausibile al sopraggiungere di un mal di testa, di un’influenza, di un’allergia alimentare, di un dolore articolare, di un tumore.

Accanto alle ragioni note da sempre a tutti come: inquinamento ambientale, cibi alterati, stress da lavoro che minano costantemente il nostro equilibrio, c’è un tappeto di ragioni profonde ed invisibili che costituisce un grande terreno fertile per lo sviluppo delle malattie: l’insoddisfazione, la stanchezza per un lavoro che non piace, una relazione conflittuale, la paura, i rancori, un trauma che non si riesce a superare, una frustrazione…

Ecco che proprio mentre attraversiamo esperienze di vita difficili, che non riusciamo a superare da soli, sopraggiungono le malattie, che come vere e proprie complici, ci offrono un’ultima e, in certi casi, estrema possibilità per maturare, evolverci o proprio cambiare.

Io la mia ragione, non l’ho capita subito. Affatto. Le ragioni sono così intime e riservate (soprattutto nelle malattie più gravi) che anche se sono lì sotto i nostri occhi, non riusciamo a cogliere.

Ma trovarla, stanarla, guardarla negli occhi, affrontarla è diventata la mia guarigione.

Scegliere di guarire mettendomi profondamente in gioco e di utilizzare la malattia per rifiorire è stata una delle esperienze più  significative della mia Vita.

Voi cosa scegliete?!!!

Mimma Di Vittorio

6 COMMENTI

  1. salve, anch’io sto affrontando un serio problema di salute, diagnosticato dal mio omeopata, confermato da 2 chirurghi, con biopsia istologica,,, sto curando con l’omeopatia e siamo già ad 1 anno trascorso e le cure stanno funzionando bene,,, lavoro, guido,svolgo le normali attività, giustamente con un’alimentazione modificata….

  2. Grazie per queste testimonianze! Anch’io faccio largo uso di farmaci omeopatici e ho risolto diversi problemi di salute; non capisco perché la stramaggioranza di medici continua a dire che sono farmaci palliativi.

  3. L’omeopatia non è scientificamente dimostrata!!! Le vostre testimonianze non sono supportate da prove evidenti pertanto sono fallaci e fuorvianti. Se in qualche modo riuscite a trarre beneficio dall’effetto placebo continuate pure ma con la consapevolezza che ad oggi la Scienza dimostra che la loro assunzione non ha alcun effetto benefico sulla sintomatologia di una patologia. Buona serata!

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