L’arte come scienza, la scienza come arte

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L’arte come scienza, la scienza come arte

A coloro che si chiederanno perché un medico omeopata abbia deciso di dare tanto spazio nella sua vita ad argomenti non prettamente medici, ecco la risposta: paragrafo 9 Organon “Dell’Arte del guarire” di C.F.S. Hahnemann – Nello stato di salute dell’uomo, la forza vitale, vivificatrice e misteriosa, domina in modo assoluto e dinamico (autocrazia) il corpo materiale (organismo) e tiene tutte le sue parti in meravigliosa vita armonica di sensi ed attività, in modo che il nostro intelletto ragionevole si possa servire liberamente di questo strumento sano e vitale per gli scopi superiori della nostra esistenza.

   Lo stesso Hahnemann invita il medico ad usare tutte le forme d’arte per allenarsi alla sensibilità e all’osservazione acuta.

   L’arte, la poesia, ogni forma di creatività immaginativa e realizzativa sono la pista su cui decolla la voglia di vivere della persona, portando con sé tutti coloro che vogliono condividere l’esperienza delle vita nel modo più magico ed indimenticabile, un viaggio sulla prua, a vele spiegate, sul mare azzurro incantato, letteralmente in volo sul pianeta più ospitale dell’Universo.

Ma raccontiamoci qualcosa di bello.

Pochi sanno che, quando la luce, raggiunge un oggetto, si compie un miracolo di trasmutazione alchemica. Sì, perché della luce ritorna ben poco all’osservatore, mentre l’oggetto, risvegliato nella sua intima essenza, rivela tutte le sue caratteristiche energetiche che presiedono alla forma materiale con cui si presenta.

Da questo concetto, è facile immaginare quante situazioni interessanti possono crearsi, al solo accostare sapientemente una fonte di luce adeguata all’oggetto, scegliendo la natura delle materie prime, le tonalità, le forme, la trasparenza, gli angoli di incidenza etc.

E’ una questione di scienza applicata all’arte, potremmo parlare anche di effetto fotoelettrico: elettroni fuoriescono dal materiale illuminato che la luce ha posto in vibrazione e veicolano tutta l’essenza dell’archetipo che quella sostanza rappresenta.

Ma non basta: quando l’artista associa materiali diversi e compone l’opera nella veste che il suo sentire e la sua cultura gli suggeriscono, può nascere qualcosa che cattura letteralmente l’osservatore. Senza contare che, in molti di questi casi, l’osservazione non è soltanto un fatto ottico, ma è la vera e propria esposizione della persona a tutto un fronte complesso di particelle che sforano dal range delle frequenze visibili per giungere ad una vera e propria esposizione ad ogni tipo di influsso che la matrice energetica della materia racchiude.

Il tipo di lavorazione, poi, le metodiche e i tempi utilizzati per la realizzazione dell’opera lasciano il segno, come impronta, come firma, come memoria che contribuisce alla formazione della qualità energetica globale delle percezioni di chi si avvicinerà all’oggetto.

Un’espressione antica si riferisce ai “santi lumi”, indicando una sorta di ispirazione superiore che evoca nella persona il comportamento giusto per la situazione. Forse però per santi lumi è bene intendere una dimensione percettiva favorita dalla presenza di emanazioni particolari in luoghi particolari. I luoghi si nutrono dell’immagine degli oggetti che li compongono ed esprimono la propria fisionomia attraverso una miscela variegata di sensazioni che la persona prova.

E’ un gioco complicato ma semplice nel contempo, la cui comprensione svela i motivi profondi per cui stiamo bene in un posto oppure avvertiamo disagio: il luogo racconta gli interventi che alcune persone hanno realizzato, ne veicola la qualità emozionale e genera le condizioni per cui altre persone vivranno quasi sempre inconsapevolmente momenti di pace ed armonia oppure il contrario.

Qualcosa resta, una memoria, nei luoghi, nei materiali, nell’acqua…qualcosa dei modi, dei sentimenti, di ciò che è accaduto. Comunque è di primaria importanza la natura energetica dei materiali condensata nelle forme e nei movimenti che queste consentono.

Massima attenzione è stata prestata, all’interno delle attività di ricerca sperimentale dell’Isola che non c’è, anche alle sfumature  di cui stiamo parlando.

Nelle forme di architettura illuminata dalle conoscenze antiche del Feng shui, grande attenzione è data alla disposizione degli oggetti nell’ambiente frequentato, in casa come al lavoro, rispetto ai punti cardinali, il tipo di materiale utilizzato, il colore, le forme ed il movimento. I santi lumi possono contribuire considerevolmente   all’ottimizzazione dei processi di integrazione dell’essere vivente nell’ambiente in cui egli dimora, ponendosi alla base delle premesse che alimentano la salute ed il benessere attuale e prospettico.

Attraverso lo studio e la ricerca ispirata ai temi della natura, sono stati condotti vari esperimenti creativi per raccogliere le sensazioni vissute dalle persone in presenza di situazioni energetiche evocate da oggetti ed atmosfere dell’ambiente creato.

E’ come orientare i flussi di energia nel verso più conveniente per modulare opportunamente le forze centrifughe con quelle centripete, lo yin con lo yang, gli opposti miscelati per ottenere la scala colorimetrica ideale per ognuno di noi.

Basta una piccola luce che riverbera sulla superficie di una pietra per generare la magia dell’accoglienza, oppure una  diafania  particolare per alimentare la speranza e la voglia di aprirsi a nuove esperienze. Nella filogenesi dell’uomo, attraverso la storia dei tempi, le fasi di nomadismo e di migrazione, alternate alla stanzialità, si sono legate  persino ai materiali usati, lasciandovi una memoria atavica che viene riconosciuta dalle vibrazioni della nostra anima attraverso i ricordi evolutivi: sono ombre nella foresta, i riflessi del fuoco nella caverna la notte, al riparo, al calore del senso di casa, il suono dei metalli forgiati per lo svolgimento delle mansioni quotidiane,  stagionali, i ricordi della storia della vita attraverso i ricordi dell’Uomo.

Persino il suono di un oggetto percosso ne permette il riconoscimento ad occhi chiusi, ma li occhi, oltre il semplice senso ottico, consentono le percezione di stimoli che permeano il nostro encefalo di risonanze anche molto antiche ed istintive tali da coinvolgere attività integrative basali, come per esempio quelle della misteriosa ghiandola pineale.

La scienza dell’osservazione si spinge fino alla sistematizzazione delle atmosfere energetiche che derivano persino dall’ordine di sequenza dei colori. Facciamo un esempio: una scala di trasparenze illuminate che va da un colore scuro, attraverso il blu ed il giallo chiaro verso l’alto è l’archetipo dell’acqua; mentre se procediamo dal rosso verso il blu dall’interno verso l’esterno…questo è il fuoco.

Esistono regole percettive di cui non siamo normalmente consapevoli, ma che sono talmente importanti da poter determinare equilibrio o squilibrio anche di notevole entità.

Molti ci invidiano, perché abbiamo il tempo e la fantasia di mettere in gioco i nostri percorsi culturali e creativi e riusciamo così a realizzare situazioni energetiche davvero strabilianti.

L’invito è a conoscerci meglio.

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