Da un semplice modello di biologia cellulare al mistero della vita (indicato per biologi, biochimici e studiosi della vita sulla Terra)

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Da un semplice modello di biologia cellulare al mistero della vita

 

Una piccola quantità di lievito di Saccaromices cerevisiae è stata mescolata con un campione di acqua di fonte e con un campione di acqua informatizzata.

L’esperimento è stato condotto a temperature comprese tra i 22° ed i 24° e l’osservazione è stata condotta per diverse ore con l’ausilio di un microscopio ottico.

In relazione a questo micete così provvidenziale per l’umanità, è bene ricordare che gran parte delle attività trasformative sia naturali che legate all’attività umana  e fondamentali per la produzione di molti alimenti sono connesse all’esistenza di tali funghi, senza i quali il mondo sarebbe davvero un deserto sin dai suoi livelli microscopici.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha finalmente svelato dove si nasconde il Saccaromices cerevisiae in inverno, quando le temperature esterne lo stroncherebbero e determinerebbero quindi l’assenza dei suoi  straordinari effetti per esempio durante la vinificazione o durante la lievitazione degli amidi. Ebbene il Saccaromices cerevisiae viene accolto nell’intestino dei vespidi, all’interno dei quali viene protetto e può ripopolare l’ambiente nei periodi caldi.

La prima parte dell’esperimento è stata effettuata servendosi di un vetrino coprioggetto  posizionato al di sopra della goccia d’acqua disposta sul vetrino.

In questo modo, la lamina d’acqua con le cellule di lievito in sospensione ha assunto il minimo spessore possibile e quindi i piani di fuoco si sono stratificati pressoché all’interno di un solo diametro ottico.

Inizialmente si è osservata la colonia cellulare in sospensione acquosa e si è visto che, dopo alcuni minuti di incubazione, le cellule iniziavano a mostrare segni evidenti di accentramento cromatidico con visibilità nucleolare e disposizione dei fusi cromatidici su due fronti con successiva divisione meiotica in numerosi elementi cellulari.

Il fenomeno si è subito accompagnato a note differenziative di vario genere.

Il campione in sospensione di acqua di fonte (campione A) ha esibito movimenti traslatori delle cellule lungo lo stesso diametro in modo da far intuire un aggiustamento delle particelle dettato più che altro da fattori di ordine elettrostatico.

Il campione in sospensione di acqua informatizzata (campione B) non ha esibito tali movimenti ed invece ha mostrato una pronta attitudine ad aggregare le cellule in gruppi anche molto numerosi, persino di varie centinaia.

Anche il campione B ha mostrato precoci segni di organizzazione cromatidica volta alla divisione meiotica, ma in questo caso i fenomeni sono stati più appariscenti e numerosi.

Nel giro di poche decine di minuti, il campione A ha iniziato a “fermarsi” e rapidamente le cellule si sono vacuolizzate, scisse e raccolte nei vari detriti derivanti dal proprio arresto vitale.

Nel frattempo, i due campioni di sospensione erano stati posti nel fondo di due provette termostatate. Nella provetta A, il deposito biancastro dovuto alle colonie cellulari aveva assunto un immagine a coccarda, con un alone vuoto al centro e la raccolta del sedimento attorno con un decorso circonferenziale.

Nella provetta B, il deposito biancastro aveva assunto la forma di una piccola cupola piena adagiata sul fondo con una nubecola biancastra che si irradiava verso l’alto dal sedimento.

Una pari quantità di farina è stata posta in ambedue le provette e mescolata con la soluzione acquosa cellulare.

La farina rappresenta il mezzo elettivo per alimentare il metabolismo di queste cellule e consentire il prosieguo della vita con tutte le sue fasi caratteristiche.

In seguito, è stata prelevata una goccia di ogni campione e posta sul vetrino senza essere coperta. L’osservazione è stata condotta con l’obiettivo ad immersione in goccia spessa.

Le cellule di entrambi i campioni hanno iniziato ad assumere i granuli di farina dal mezzo intercellulare e a portarli all’interno del citoplasma, accumulandoli dentro i fagosomi. Contemporaneamente le cellule hanno esibito vivace attività blastica e meiotica con evidenti divisioni meiotiche. L’attività sintetica, consentita dal biochimismo cellulare, si è estrinsecata in una vistosa moltiplicazione e in un progressivo perfezionamento morfofunzionale.

Nel corso del tempo successivo, i campioni si sono differenziati sempre più nettamente, configurandosi infine su parametri morfovolumetrici e comportamentali completamente diversi.

Infatti, il campione A ha arrestato precocemente la sua attività, dando segni di discariosi con successiva distruzione citoplasmatica e fuoriuscita dei granuli di farina che si sono disposti nel campo di osservazione caoticamente frammisti ai detriti cellulari. Nel frattempo, all’osservazione macroscopica del vetrino, la goccia del campione A era andata incontro a completa evaporazione e si notava soltanto una lamina crostosa biancastra sul vetro.

Invece, la goccia con il campione B ha continuato a mostrare segni di ottima salute per molte ore. Tutte le cellule continuavano ad assumere attivamente la farina, facendo raggiungere ai fagosomi dimensioni ragguardevoli, mentre la membrana citoplasmatica si affastellava al suo interno di tutto il bottino trofico raccolto dalle cellule. Le cellule hanno raggiunto diametri superiori ai 10 micron e si sono situate in posizione reciproca congruentemente distanziata per garantire una buona autonomia funzionale all’attività biologica della colonia.

Per molte ore tutto ciò è andato avanti, mentre era possibile notare delle fluttuazioni vibrazionali in tutte le cellule, probabilmente legata essenzialmente all’attività gas- produttiva metabolica. Piccoli cristalli e particelle sospese tra le cellule hanno continuato a piroettare  a lungo in questa scena globalmente vitale ed armoniosa con cellule che mostravano una robusta attività funzionale assieme ad assoluta integrità morfologica.  In netta contrapposizione, il deserto di scheletri del campione A, ormai fuori uso.

L’aspetto affascinante è nella persistenza per parecchie ore della goccia d’acqua B, che all’aspetto macroscopico non dava il minimo segno di evaporazione, riduzione, essiccazione e scomparsa. Tali aspetti, lo ripetiamo, hanno caratterizzato invece il rapido destino fatale della goccia A.

Evidentemente, oltre l’aspetto macroscopico della goccia B, che sembrava persistere senza evaporare, vi è l’attività protettiva svolta dalla vita cellulare che ha mantenuta inglobata l’acqua e non le ha permesso di evaporare passivamente come nel caso della goccia A in cui l’acqua, fuoriuscita precocemente dalle cellule per morte delle stesse, non ha potuto essere trattenuta. L’acqua endocellulare attiva non evapora.

Consideriamo l’enorme lavoro biochimico-funzionale che le cellule del campione B hanno svolto per numerose ore, opponendosi alla morte che voleva arrestare il processo vitale del campione (tra l’altro in un atmosfera sperimentale caratterizzata da temperature tali da far evaporare rapidamente un minuscolo campione d’acqua)!

L’energia in gioco, dal punto di vista biochimico, corrisponderebbe a cifre gigantesche se le riferissimo alla vita in generale sul pianeta.

Se volessimo rapportare il significato dell’esperimento ad una coltivazione agricola, in cui egualmente risulta di vitale importanza la capacità di preservare una corretta gestione dell’acqua intracellulare  al fine di garantire una maggiore vitalità, possiamo facilmente immaginare che cosa ciò potrebbe significare.

Comunque non bisogna dimenticare che tale capacità di compartimentare utilmente l’acqua non è legata a fattori di soluto (che nell’acqua del campione B sono assolutamente identici a quelli del campione A). Piuttosto, le cellule, attivamente, per meccanismi corrispondenti ad assoluta integrità delle pompe biochimiche alla base della vita, non lasciano andare l’acqua e la acquisiscono per prolungare la propria vita ed incrementare la resistenza che continua a tenerle in vita.

Il fenomeno è intimamente legato al concetto profondo e misterioso di vita stessa, all’interno del quale sta la possibilità di auto-organizzazione degli organismi in sistemi anche molto complessi e corposi.

Ma se non è una differenza in soluti e quindi se non si tratta alla fine di un differente comportamento osmotico, di quale natura saranno le caratteristiche che nel campione B consentono tali sorprendenti risultati?

Il tempo, lungo il quale si osserva il fenomeno della straordinaria vitalità del campione B, è talmente esteso che sorprende la straordinaria abilità di tale minuscolo sistema vivente in relazione alla facilità con cui un pachiderma potrebbe disidratarsi in  condizioni simili riprodotte in scala maggiore.

L’acqua, scevra dalle proprie peculiarità stechiometriche, potrebbe esercitare attività del genere soltanto in virtù di altre doti che attribuiremmo a fattori fisici, elettrici, magnetici. Tali fenomeni però sono abitualmente confinati all’interno di sistemi che necessitano di un’alimentazione esterna e che perdono le proprie peculiarità se non continua ad esserci un fenomeno esterno che alimenta il meccanismo.

Nel caso dell’acqua, gioco forza, saremmo altrimenti costretti ad invocare la possibilità che l’acqua conservi autonomamente memoria, ma ciò è impossibile senza modificare alcuni parametri che nella scienza contemporanea fissano le colonne d’Ercole, oltre le quali non è consentito viaggiare.

Di fronte alla necessità cade l’evidenza, di fronte all’evidenza cade la necessità.

Quale bisogno avremmo, allora, di non dover credere che l’acqua del campione B, perfettamente identica da ogni punto di vista a quella del campione A, possa avere la capacità di essere più idonea ad esercitare le azioni dell’acqua sulla vita in genere?

Piuttosto dovremmo essere invitati a chiederci di quale natura sia il codice (quale altra parola altrimenti?) che rende possibile tutto ciò.

L’esperimento prova anche indirettamente che le modificazioni dell’acqua in questione non sono destinate a cessare in pochi femtosecondi, ma nemmeno in ore e giorni (come risulta anche da altri esperimenti), a conferma che l’acqua può stabilmente modificare e conservare delle caratteristiche di natura informazionale non legate ad alcun sistema che dall’esterno mantenga le condizioni che hanno potuto generare il campo in grado di apportare tali cambiamenti.

Ma c’è di più! Se non sono caratteristiche chimiche in senso stretto che generano tale meraviglioso esperimento, se, come abbiamo visto, si tratterebbe di aspetti di natura informazionale, come farebbe la vita (in questo caso le cellule di lievito) ad accorgersi dell’opportunità offerta loro di accordarsi su profili comportamentali differenti?

Ammettere che l’acqua, il liquido più importante del pianeta abbia capacità di conservare codici significa ammettere che esiste la possibilità di modulare i sistemi biologici con logiche completamente diverse da quelle che l’establishment attuale riconosce.

Sono gli esperimenti strani che aprono la finestra sul futuro, ed è il futuro che spiega la stranezza del presente e la volge alla consapevolezza di una nuova scienza.

L’acqua ha in sé le caratteristiche idonee ad essere persa o trattenuta, a scorrere oppure a raccogliersi. Come può un sistema vivente elaborare in modo congruente l’opportunità di utilizzo specifico del mezzo acquoso?

Immaginiamo il trasporto attivo dell’acqua attraverso una membrana biologica (per esempio quella citoplasmatica). Se l’acqua non è tutta uguale, fino al punto che un tipo particolare di acqua può evocare il meccanismo del suo assorbimento  e conservazione al fine di preservare la vita, quale è l’agonista dell’attuazione specifica, l’acqua o il sistema vivente? Da quale lato sta la coscienza dell’essere specifico? E’ l’acqua che nutre o la vita che glielo consente?

Un cadavere immerso in acqua non la processa se non passivamente. Però la vita riconosce l’acqua e sa anche quale acqua svolge un ruolo più proficuo al proprio dispiegarsi.

L’esperimento dei lieviti si mostra perfettamente in accordo con una lunga serie di esperimenti diretti e indiretti che hanno dimostrato un netto miglioramento della vitalità di piante ed animali, della biodisponibilità del cibo.

Le informazioni che medierebbero il potere dell’acqua rappresentano comunque una intrinseca evidenza di una verità talmente profonda da non essere facilmente riconosciuta.

Con il trascorrere delle ore e con il persistere della straordinaria vitalità del campione B, le cellule che continuano a pulsare, la vita che continua a stupirci, ad interrogarci, a proporci il mistero che la fa nascere e l’ineluttabile che la interrompe, portandoci implicitamente alle soglie del concetto di eternità, all’eternità stessa.

Persino la variazione così inattesa delle premesse di un esperimento, che ne hanno validato la sua proponibilità ci aprono la strada verso una percezione assoluta e senza domande dei codici universali di ogni archetipo.

Ma se un acqua come quella del campione B è capace di porre in crisi alcune delle nostre importanti certezze, che cosa accadrebbe se l’acqua del mondo diventasse quella del campione B, o in ogni caso l’acqua più giusta nel posto più giusto per essa?

I metodi scientifici per ottenere l’acqua B sono talmente complessi ed intricati con l’intima essenza della materia, che non è possibile dire se i risultati ottenuti sono dovuti all’aggiunta di qualcosa oppure alla capacità di privare davvero l’acqua di qualunque sua più aspecifica informazione.

La qualità energetica più importante dell’acqua è quella di assumere il sapore ma anche di diluirlo, di insaporirsi ma anche di lavare. Perché dunque ci meraviglia tanto che essa possa condurre dei codici, se proprio il codice altro non è che un’informazione criptata di una realtà molto più visibile?

L’acqua è talmente importante che senza di essa la vita è impossibile. Ma che cosa significa se un’acqua si comporta come l’acqua B? Potrebbe trattarsi di un acqua che introduce il codice della vita per antonomasia?

Potrebbe essa rivelarsi fondamentale per il ripristino della salute, per la guarigione da malattie anche gravi e misteriose?

Potrebbe questa acqua avere in sé i codici del riequilibrio, dell’armonia, dell’eternità?

Si pensi quali conseguenze potrebbe avere sull’economia del globo terrestre il poter disporre di colture protette dall’azione di un acqua quanto mai volta alla vita.

L’acqua entra in ogni ciclo produttivo della catena alimentare sia naturale che industriale. Potremmo chiederci quale tipo di acqua occorra per garantire al massimo i benefici che l’apporto degli alimenti dovrebbe assicurare.

 

Alcune considerazioni osservazionali di tecnica microscopica

Le stesse immagini variano a seconda della luce utilizzata: la sfericità degli elementi cellulari è maggiormente evidente con luce gialla multirifrangente, mentre un profilo esagonale delle cellule si evidenzia con luce polarizzata.

Una eventuale reale forma esagonale delle cellule favorirebbe il contatto reciproco delle membrane cellulari con un risparmio di ampiezza degli spazi intercellulari.

Il problema è comprendere se tale distribuzione modificata è un risultato di altre variazioni oppure rappresenta un risultato finalizzato da un comportamento “intelligente” delle cellule per esempio in carenza di medium acquoso della sospensione.

Le interazioni elettrostatiche transmembrana sono facilitate dalla riduzione di sospensione liquida e quindi l’attrazione determina un contatto completo delle superfici cellulari che si stendono l’una sull’altra, determinando l’aspetto cuspidato delle cellule che assumono il profilo appunto esagonale.

Con la luce polarizzata, la rifrangenza degli strati superficiali e del medium intercellulare diminuisce, lasciando intravedere con una colorazione più scura, l’effettivo citoscheletro che si scosta, quasi ritraendosi, più all’interno del profilo idealmente circolare che le cellule assumono in piena salute.

Spostandosi con il fochettamento al di sopra dei piani di fuoco, appaiono le immagini tondeggianti delle cellule che corrispondono alle calotte superiori dei globi cellulari e che non lasciano distinguere le cuspidi angolari. Invece, andando al di sotto dei piani di fuoco, le cellule risultano adagiate sul piano d’appoggio e quindi non consentono di apprezzare alcuna immagine circolare come per l’emisfero più prossimo all’obiettivo.

Ma se le forze che determinano l’avvicinamento delle membrane cellulari sono di natura elettrostatica, come fanno membrane con la stessa carica ad attrarsi?

Ogni cellula, nell’accostarsi a ridosso delle confinanti, crea una lamina di sospensione acquosa interposta che con le sue cariche opposte si imbriglia nella membrana stessa conferendole un potenziale di carica idoneo all’attrazione.

Insomma si  crea una struttura simile a quella di un condensatore, che consente una carica globale della goccia di sospensione sul vetrino e ne determina una più facile coesione con una contemporanea minore evaporazione.

Se la disidratazione del campione si spinge a livelli ulteriori, il meccanismo coesivo intercellulare non è più possibile e le cellule si distanziano, rompendosi e frammentandosi nel campo di osservazione. Questa è l’apoptosi cellulare, condizionata da una situazione ambientale nella quale le cellule non possono sopravvivere nemmeno a basse temperature.

Quando le cellule si avvicinano, non oscillano più e non mostrano nessuna attività di alcun genere.

Insomma, vi è una serie di caratteristiche intrinseche dell’acqua che vengono riconosciute dalle cellule e che conferiscono alle stesse una capacità di “trattare l’acqua” che alla fine determina un destino differente al campione in osservazione.

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   Il concetto che implicitamente emerge dall’esperimento descritto richiama all’estensione di eventuali criteri utili in larga scala: l’acqua di una piantagione, l’acqua che beviamo, l’acqua che scorre nei fiumi, le acque dei mari, l’acqua che piove. Una serie di anelli uniti l’un l’altro in una lunghissima interminabile, ma indispensabile, catena che tiene ogni fenomeno della vita sulla terra e nell’universo armonicamente in relazione ad ogni altro elemento.

Nel giugno del 1972, allo scopo di discutere il modo di proteggere il pianeta dall’inquinamento, si tenne a Stoccolma la Conferenza sull’ambiente umano delle Nazioni Unite, alla quale parteciparono ecologi e ricercatori di tutte le parti del mondo. “C’è una sola Terra” fu detto.

L’unità della Terra, considerata come una sola indivisibile creatura vivente, trova nell’acqua una matrice fondamentale entro la quale germina ogni miliardesimo di secondo la vita. Tutte le premesse per l’equilibrio sono nell’acqua del pianeta ed essa custodisce i codici per orientare i fenomeni nella giusta direzione.

Proviamo a pensare che cosa potrebbe stare accadendo alla vita, se veramente fosse in corso uno sconvolgimento globale dell’Ordine energetico dell’acqua del pianeta.

Una linfa malata solca il terreno vivente e non è più in grado di apportare quel nutrimento di informazioni che presiedono all’infallibile espressione del creato.

Ciò che nell’esperimento non è stato detto è che l’acqua informatizzata è solo un tipo di acqua che è possibile ottenere con metodiche sperimentali non ancora rese note. In altri esperimenti è stato possibile documentare una evidente responsività all’attività lunare dell’acqua contenuta in recipienti, con evidenti fenomeni di marea diversi a seconda del recipiente considerato (il tutto in un unico punto della superficie terrestre – il laboratorio in cui l’esperimento veniva condotto).

Attualmente il ciclo dell’acqua sulla Terra è il filo conduttore che consente ancora l’armonia della Natura e gli equilibri indispensabili per la vita, ma esso conduce e diffonde anche i problemi di varia natura che soltanto ogni tanto prendono corpo in un evento materiale evidente (ad es. le piogge acide).

Però prima che un qualunque evento del genere possa verificarsi, esiste un network sottilissimo, impalpabile, quasi immateriale, un Codice che rappresenta il motivo attorno al quale nasce il piano materiale che permea un infinito numero di fenomeni, molti dei quali spesso apparentemente inspiegabili.

Probabilmente, se avessimo un’acqua “del mondo” di migliore qualità, molte cose andrebbero diversamente, molti processi naturali tornerebbero alla propria originale perfezione. Occorre però un’acqua vergine che invece manca sempre di più.

Con le metodiche sperimentali che racconto soltanto parzialmente in questo studio, sarebbe possibile restituire una sorta di primordialità all’acqua che le serve per potersi accordare ai vari ruoli che le competono.

L’ipotesi sperimentale è dunque quella di situare in aree strategiche del pianeta delle macchine in grado di svolgere continuamente ed in vasta scala un’azione di depurazione informazionale atta a restituire alle acque la loro naturale proprietà di medium ideale per la vita e la salute del pianeta.

Si potrebbero così avviare vari protocolli di sperimentazione osservazionale per studiare il cambiamento di condizione della situazione nei vari ambiti della vita naturale e nelle attività produttive umane.

Teoricamente sarebbe possibile correggere nel tempo situazioni anche gravi e che attualmente non trovano un sistema per essere corrette con i mezzi a disposizione.

Ci sono voluti molti anni per capire che sarebbe stato possibile proporre un progetto del genere: anni in cui ho dovuto affacciarmi ad alcuni studi del passato, anni in cui ho capito degli aspetti strani quanto fondamentali della biologia e delle branche ad essa afferenti, anni di incubazione delle idee che hanno animato la costruzione di prototipi e modelli sperimentali, anni in cui si sono coagulati i risultati parziali e si è iniziato ad intuire la strada da percorre per estendere al pianeta gli studi.

Una creatura della Terra ha messo a punto il sistema per restituire alla sua grande madre la “gioia di vivere”. Essa ha dato la vita ed ora la riceve tramite la quintessenza dell’amore che ha insegnato e della scienza che racchiude.

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