Malattie da raffreddamento o malattie da comportamento?

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Le malattie da raffreddamento sono inquadrate quali conseguenze dell’esposizione al freddo e quasi sempre sarebbero sostenute dall’azione di microrganismi di natura essenzialmente virale o batterica.
Le manifestazioni di tali malattie riguardano essenzialmente le prime vie aeree e le strutture satelliti di queste, quindi la mucosa che riveste il naso, il rinofaringe, l’orofaringe, il tratto laringeo, la trachea etc.
E’ frequente l’interessamento dei linfonodi laterocervicali, delle tonsille palatine, delle adenoidi e di tutte le strutture linfatiche che drenano i territori anatomici in questione.
Anche il rivestimento congiuntivale può essere coinvolto facilmente.
Tra le malattie da raffreddamento, rientrerebbero anche dei quadri più particolari, come ad esempio l’influenza, le otiti, le sinusiti paranasali, ma anche tutte le affezioni del sistema muscolo scheletrico, con particolare riferimento alle sofferenze articolari che molto spesso sono evocate dal semplice raffreddamento improvviso delle parti, magari accaldate o sudate.
Il fattore importante sarebbe dunque il raffreddamento, cui si affiancherebbe con costanza, nel caso delle affezioni delle prime vie aeree, l’azione patogena della vita invisibile residente sulle nostre mucose.
Particolare attenzione è posta alle dinamiche di contagio interpersonale, quindi alle goccioline di fludge (microdispersioni di saliva nell’aria), cioè alle microsferule di saliva che le persone emettono attorno a sé quando parlano, senza dimenticare l’affollamento del microclima degli ambienti dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.
Con una certa rarità si osservano manifestazioni da raffreddamento che riguardano esclusivamente i tessuti sottocutanei ai lati del collo, l’atmosfera cellulo-adiposa del compartimento laterocervicale con distribuzione essenzialmente pari e simmetrica.
Dal punto di vista clinico, tali manifestazioni permettono di osservare un infiltrato soffice, quasi crepitante, simile ad una formazione micropneumatizzata che sguscia sotto le dita se applichiamo una leggera pressione sulla cute che la riveste.
Tale aspetto regredisce generalmente nell’arco di un tempo non superiore ai due giorni.
Caratteristiche simili hanno talvolta certe blefariti così dette vasodinamiche (in cui cioè prevalgono aspetti legati a disregolazione delle dinamiche vascolari) secondo cui sarebbero implicati contemporaneamente fattori di natura emozionale e fattori scatenanti di natura climatica, specie il raffreddamento.
Però, a mio parere, è possibile osservare anche sintomi in corso di malattie da raffreddamento che non hanno nulla a che fare con quelli finora citati.
Ad esempio certe sofferenze di tipo appendicolare con un quadro di dolenzia spontanea dell’area ileocecale (l’area dell’appendice) aggravata dalla palpazione superficiale e nettamente acutizzata da quella profonda, un quadro insomma che può far pensare anche ad un’appendicite.
In questi casi il paziente attira l’attenzione anche su di un senso di gonfiore addominale soprattutto del compartimento destro con digestione rallentata e spesso con una certa difficoltà a piegarsi in avanti per un senso di vero e proprio ingombro viscerale, come se all’interno dell’addome ci fosse una vera e propria massa.
L’addome è meteorico e la parete addominale è tesa.
L’alvo generalmente è ridotto per frequenza e per quantità di feci che appaiono generalmente di dimensioni ridotte e di consistenza aumentata, spesso con conformazione caprina a denunciare un transito intestinale, specie a livello di colon, abbastanza rallentato.
Questa sintomatologia addominale coesiste con un quadro generale di tipo influenzale oppure con una corizza etc.
Ancora un’altra manifestazione si può inscrivere nel contesto delle malattie da raffreddamento, cioè la lombosciatalgia.
Le caratteristiche di insorgenza sono generalmente lente e cioè riguardano qualche ora, periodo in cui il paziente si accorge che si sta raffreddando ed inizia a provare dolore anche migrante di tipo articolare.
Il dolore migra da sede a sede, ma tende a localizzarsi specie in alcune articolazioni, fra le quali le sacroiliache e quelle tra le ultime vertebre lombari oppure in sede di articolazione fra ultima vertebra lombare e prima sacrale.
Fin qui la descrizione clinica avulsa dall’individuazione delle caratteristiche delle persone e dalle dinamiche della loro vita, eccetto che per il riferimento climatico del raffreddamento.
L’osservazione più attenta della persona consentirà però di riconoscere altre caratteristiche da valorizzare al fine del chiarimento diagnostico.
In effetti il termine diagnosi deriva dal greco “dia” che significa “tra” e “gnosco” che significa “riconosco”.
Dunque riconoscere fra…..cioé individuare, ma che cosa?
Non penso che la diagnosi sia soltanto un riconoscimento fra varie malattie, ma specialmente fra le dinamiche di malattia, cioè fra i meccanismi che determinano il realizzarsi delle malattie.
L’etiologia e la patogenesi, ovvero le cause di malattia ed i meccanismi con cui queste riuscirebbero a determinare le malattie dovrebbero essere oggetto di un riconoscimento meno legato a schemi esterni alla realtà e più pensato invece in termini di evoluzione dinamica della stessa.
Non vi è maggior pericolo che possa rovinare i meccanismi diagnostici se non quello di limitare gli strumenti di interpretazione a pochi schemi, prefissati e non rinnovabili.
Ad esempio, se noi ci convinciamo che una faringotonsillite è procurata dal raffreddamento e sostenuta da un batterio, cureremo questa malattia con antinfiammatori ed antibiotici.
Se però riusciamo a porre in evidenza altri fattori che magari hanno dato segno di sé già nei giorni che hanno preceduto l’insorgenza dell’infiammazione, delle secrezioni mucopurulente e della febbre, potremo vedere un contesto dinamico della malattia che non riguarda soltanto fattori esterni alla persona ma che coinvolgono il paziente nella sua interezza.
Potremo allora accorgerci che quella persona stava attraversando un periodo di particolare stress della sua vita, tutto preso dal lavoro, tornava tardi la sera a casa e mangiava quantità di cibo imponenti per ritrovare un appagamento emozionale che la giornata non gli aveva concesso.
Ci si potrà accorgere della tristezza di quella persona, qualcuno invocherà fattori di tipo immunologico, magari un calo dell’immunità legato a situazioni depressive secondarie o meno.
Nell’immaginario collettivo impera il suggerimento di farsi una bella bevuta di vino ed una bella mangiata ai primi sintomi di raffreddamento e di andarsene a letto un po’ alticci nella speranza di risvegliarsi al mattino in condizioni migliori.
I sintomi di raffreddore dovrebbero essere soffocati quindi da comportamenti alimentari di tipo intossicante.
Un altro comportamento stereotipato, per non dire coatto, specie quando il paziente è un bambino, è quello di fare in modo che egli continui a mangiare ed anche tanto. Altrimenti come farà a nutrirsi e a superare la malattia?
“Dottore, il bambino ha la febbre e noi siamo molto preoccupati, perché non sta mangiando”….questo ed altre frasi simili è ciò che viene detto al medico, magari per telefono dai genitori o dai parenti stretti.
Spesso le stesse persone costringono il bambino a mangiare e complicano il quadro con sintomi di tipo gastroenterico, vomito e diarrea.
Non poche volte il medico prescrive o è costretto a prescrivere antiemetici o antidiarroici per controllare anche questa sintomatologia.
La performance alterata del malato non è concessa dal nostro sistema sociale, dalle nostre ansie di morte e dai nostri sensi di colpa.
Su tutto ciò, in buona od in cattiva fede, fa leva la pubblicità di mille farmaci di banco proposti per sopprimere velocemente i sintomi di ciò che riteniamo essere la malattia.
Quasi tutta l’attenzione della medicina comune quotidiana è volta a controllare il disagio di queste malattie.
Si pensi al consumo ciclopico di antinfiammatori, antibiotici, cortisone che ogni giorno nel mondo vengono utilizzati per controllare una tonsillite, una tracheite….
La mia esperienza di medico e di uomo mi ha permesso di porre attenzione particolare a sfumature della nostra quotidianità che abitualmente non vengono valorizzate.
Si tratta di piccole cose che abitualmente non superano il vaglio della coscienza e non vengono riconosciute, cose di cui non siamo consapevoli.
Nella migliore delle ipotesi, qualcuno di noi può avere la sensazione di capire, ma un’improvvisa pubblicità su un decongestionante nasale oppure su un antinfiammatorio per togliere i dolori ci fa dimenticare tutto e ci travolge assieme alla nostra capacità di consapevolezza.
Insomma le spie di emergenza vengono continuamente ignorate ed i più perfezionisti di noi prendono un giravite e le rompono, così non dovranno più sopportarne il fastidioso lampeggiamento.
Infatti, è esperienza comune che le spie di emergenza lampeggiano per rendersi più evidenti.
Un reattore nucleare senza dispositivi di emergenza è mortale già in partenza!
Cerco di dare un esempio di spie d’emergenza del nostro organismo.
Inizierei con un disturbo che se ignorato evolve poi facilmente in raffreddore od in qualcosa di simile.
Al mattino ci alziamo con un brutto sapore in bocca….c’è subito la pubblicità pronta di un prodotto per l’alito cattivo.
La prima cosa che facciamo quando ci svegliamo è tirar su del catarro dal retrobocca e, quando va bene, lo sputiamo….c’è subito il prodotto per eliminare questa sensazione, un dentifricio, un collutorio, un antinfiammatorio.
Non riusciamo a respirare bene col naso perché è ostruito…..apriamo il mobiletto del bagno sopra il lavandino e….fra una spazzolata di denti ed una spalmata di labbra con di burro di cacao ci facciamo uno spruzzo di decongestionate nasale….un vero portento: in cinque minuti il nostro naso è libero e via ad affrontare una giornata felici e contenti.
Ci guardiamo allo specchio e scopriamo un po’ di forfora sulle sopraciglia….ma c’è subito una pomatina consigliata dal farmacista che controlla efficacemente il problema e…via, siamo più belli di prima.
Non manca lo shampoo antiforfora, ovviamente clinicamente testato, per la gioia di tutti, consumatori, ma soprattutto produttori.
Eh sì, la nostra è proprio un’epoca scientifica, dove persino i prodotti più sciocchi devono essere clinicamente testati!
E’ strano l’effetto ipnotico che tale espressione ha sui consumatori, che ovviamente nemmeno sanno che significa clinicamente testato.
Tuttavia “clinicamente testato” suona bene, ricorda tanto gli ospedali e gli ospedali ricordano tanto la scienza.
Il più stupido di noi conosce la scienza o pensa di conoscere il privilegio di un’impostazione per così dire scientifica di tutto….così si aggiungono le estetiste, i parrucchieri: un continuo bombardamento di sostanze farmacologiche atte a controllare tutte le nostre spie lampeggianti.
Per non parlare della caduta dei capelli e delle mille strategie per alimentare un mercato che ruota attorno a questo argomento da milioni di dollari senza incoraggiare minimamente la consapevolezza della gente sul fatto che la prima cosa da fare per non perdere i capelli è saper mangiare.
Nel frattempo si invocano fattori genetici, ormonali, sistemi di diagnosi e cura che sono soltanto un cacciavite che spacca continuamente ogni spia d’emergenza…..mentre i motori continuano a fondere e le macchine restano in mezzo alla strada.
Quali sono i mezzi per evitare quel catarro mattutino e per far scomparire la polverina sulle sopracciglia…..
E’ semplice, basta ridurre l’alimentazione, migliorarla, evitare di mangiare molto negli orari sbagliati, specie di sera.
Che cosa succede se ignoriamo le spie e perseveriamo negli errori?
Ovviamente sovraccarichiamo il nostro organismo e prima o poi questo porrà in essere meccanismi che servono a decomprimere la nostra organizzazione biologica.
Tutte le volte che usiamo qualcosa per eliminare un disturbo legato ai nostri errori, tutte le volte che disattiviamo un dispositivo d’allarme, stiamo sabotando i meccanismi che presiedono all’equilibrio delicato che consente ed alimenta la vita.
Ma torniamo alle malattie da raffreddamento.
Se proviamo a dimenticare il freddo ed i germi, restiamo noi.
Un denominatore comune alla base dei sintomi di queste malattie è sicuramente il sistema linfatico.
Le tonsille e tutto l’anello linfatico del retrobocca, i linfonodi laterocervicali, l’appendice, l’intestino ceco partecipano intensamente alle premesse ed allo svolgimento dei fenomeni infiammatori legati a molte malattie che vengono curate con antibiotici ed antinfiammatori e non per esempio col digiuno.
Eppure le premesse a queste malattie paiono strettamente legate alle abitudini alimentari.
Il tema dunque è alimentazione, linfa e malattie da raffreddamento.
Molte volte mi è capitato di notare che sezionando il cadavere di una persona che aveva introdotto molto cibo nelle ore precedenti la sua morte, era possibile notare la particolare densità del suo sangue, specie di quello degli organi splancnici (viscerali), ma anche una notevole per così dire lattescenza della linfa nelle cisterne linfatiche, nei linfonodi.
Anche la linfa che fluiva dagli organi sezionati era poco fluida e poi era torbida.
Tutto lascia pensare che le caratteristiche reologiche (di flusso) del nostro compartimento vascolare ematico e linfatico non siano proprio messe nelle migliori condizioni di esprimersi in tali situazioni.
Tutti gli organi sono serviti da sangue e linfa ed anche le cellule caliciformi mucipare, che producono muco e sono disseminate lungo le mucose, sono accolte in una fitta rete che veicola sottili umori siero ematici.
Ecco perché la qualità dei secreti mucosi risente così tanto del tipo di alimentazione.
Ad limus, al fango, quel fango biblico di cui è fatto l’uomo, l’uomo Dio che incorpora l’energia della vita nella materia che lo costituisce.
L’alimentazione apporta energia ai sistemi biologici, ma se li sovrassatura, impedisce alla scintilla divina di permeare di leggerezza l’essere.
Qualcuno disse che l’uomo è un tubo digerente.
Il significato ultimo di questa espressione resta misterioso ed oscillante forse dal materialismo più estremo alla razionalità più sottile, dove digerire qualcosa significa portarla dentro di sé, non soltanto il cibo dunque, ma anche tante altre essenze, per esempio quelle delle situazioni.
La vita ha bisogno di poco, molto meno di quello che noi continuamente le forniamo per alimentarla.
Tutte le popolazioni con un’alimentazione non abbondante, ma specialmente semplice e con molti cibi freschi sono longeve.
La meccanica dei motori sta insegnando che i motori più evoluti possono produrre lavoro con consumi bassissimi.
Ebbene i sistemi biologici hanno intelligenze che valorizzano anche apporti dietetici molto scarsi.
Tutto l’eccesso della nostra cultura del benessere facilita il raffreddore, l’influenza, le tonsilliti, le sinusiti etc.
Prendiamo in considerazione una persona con ipertrofia tonsillare, catarro cronico, fastidi e bruciori in gola.
Se la poniamo a regime dietetico ristretto, eliminando proteine animali e grassi animali, prediligendo verdura cruda e frutta o proponendo un digiuno, sola acqua, per due o tre giorni, noteremo immancabilmente una riduzione del volume delle tonsille e della loro consistenza nonché un’apprezzabile decongestione delle stesse con scomparsa o riduzione netta del catarro e del fastidio in gola.
La pelle e le mucose del paziente saranno meno iperemiche, i brufoli che si manifestano preferenzialmente nelle stessi sedi spariranno, la luce degli occhi aumenterà assieme ad una sensazione globale di benessere, lucidità ed armonia interiori.
E’ ovvio che l’azione dell’antibiotico e dell’antinfiammatorio in tutta questa trasformazione è opportunamente non prevista.
Eppure accade sempre il contrario…specialmente i bambini, al minimo mal di gola, vengono immediatamente riempiti di farmaci dai loro pediatri che dovrebbero essere le figure che ufficialmente garantiscono la salute della nostra popolazione infantile e del futuro della nostra umanità.
Il discorso sta omettendo volutamente considerazioni sui farmaci, sempre gli stessi, o sui rimedi omeopatici che di volta in volta le varie situazioni potrebbero richiedere, ciò allo scopo di porre in particolare rilievo l’evoluzione delle cose soltanto in virtù della modificazione di altri fattori.
Riassumendo, l’ipotesi è che un circolo linfatico sovraccarico pone le strutture dell’organismo che presiedono alla difesa dello stesso nelle peggiori condizioni possibili per difendersi dall’azione patogena dei microrganismi, favorendone così la virulenza.
L’accresciuta virulenza però non interessa in termini assoluti i microrganismi ma è più che altro la risultante dell’interazione degli stessi con un organismo che non riesce ad approntare opportune risposte difensive per ché troppo impegnato a risolvere problemi intrinseci favoriti da errori di comportamento nella fattispecie di tipo alimentare.
Strutture linfatiche ad esempio delle prime vie aeree che risultino già congeste, ingorgate non possono processare con disinvoltura gli stressors patogeni esterni che siano di natura microbiologica e/o climatica.
Il circolo linfatico che garantirebbe con la sua fluidità una difesa efficace dell’organismo non consente di reagire in modo corretto all’azione del freddo che ancora una volta, più che aumentare obiettivamente la virulenza dei germi, slatentizza più che altro l’ingorgo funzionale dei sistemi di difesa.
Insomma spero di aver fornito delle considerazioni utili a leggere tante manifestazioni della nostra quotidianità con una chiave diversa da quella preconfezionata che continuamente il sistema ci propina.
Sarebbe opportuno rileggere allo stesso modo moltissime situazioni che diversamente alimentano comportamenti automatici che, guarda caso, conducono soltanto ad un incremento dei consumi e non valorizzano invece spunti originali e prese di coscienza che ci renderebbero protagonisti senz’altro più intelligenti dei meccanismi che alimentano la salute e tengono lontana la malattia.

2 COMMENTI

  1. Caro Salvatore, condivido pienamente con te il discorso dell’alimentazione,meno mangio più sono in forma.Per me è importante l’alimentazione infatti io facendo una classifica la metterei al primo posto;per la mia salute sia esteriore e interiore.Grazie di esistere.

  2. Cara Teresa, Ti ringrazio.
    L’alimentazione firma lo stile con cui una persona interagisce con il mondo e lo “incorpora” all’interno della sua esistenza.
    Mangiare non è solo alimentarsi, ma esprimere i nostri bisogni in relazione alla situazione contingente.
    Siamo noi che , allo stesso modo, decidiamo come evolverci in tale delicato, unico mezzo per individualizzare la nostra vita.
    Per esempio, la scelta del cibo dipende dai bisogni che riconosciamo essere i nostri.

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