Storicità di Cristo nel Natale

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1963

Storicità di Cristo nel Natale

 

C’era una volta un bambino che venne al mondo per amare. Il mondo era buono e lui non faceva altro che prepararsi a svolgere la sua missione nel migliore dei modi.

Passavano gli anni, e lui cresceva in tutti i sensi e ogni giorno sognava di poter essere utile a tutti e in tutti i modi. Non poteva non dispensare la sua ricchezza: infatti egli provava nel suo cuore un grande senso di ricchezza. Non sapeva bene perché, ma sentiva che avrebbe potuto fare delle cose molto importanti e che avrebbe consentito  un processo di evoluzione indispensabile per l’esperienza umana.

Conobbe Dio e vide che era bello pregare, conobbe il dolore e vide che era utile soffrire.

Conobbe la dolcezza, conobbe l’amore, conobbe tutte le cose più belle e vide che erano l’unico motivo per vivere. Poi, conobbe la solitudine, conobbe il dissenso e capì la tolleranza, ma non riusciva a capire il motivo dell’indifferenza.

L’indifferenza era il vuoto ove avrebbe dovuto esserci la pienezza: entusiasmarsi per tutto ciò che faceva provare un senso di gioia nel cuore.

La gioia è fatta di silenzi e di passi indietro, ascoltando senza aver fretta di parlare.

E quanto silenzio ha fatto questo bambino, quante volte egli fece un passo indietro per lasciar passare gli altri. Egli si sentiva così importante che nessuno e nulla potevano farlo sentire inutile. Egli sentiva che il suo amore non poteva essere motivo di disagio per nessuno.

L’amore è una forma di energia che non richiede una contesa, ma soltanto una convergenza. Esso basta sempre e non finisce mai, si moltiplica, si trasforma, illumina e rassicura il cuore di tutti e, soprattutto, rinverdisce il senso del miracolo che tanto serve a qualunque essere umano.

Ogni volta che uno riceve qualcosa da un’altra persona, si compie il miracolo della dissolvenza dei limiti personali. L’umanità collettiva si riappropria del suo livello evolutivo quando supera l’interesse personale. Della serie….infilare banconote da 50 euro sotto l’uscio di chi è in difficoltà.

Nel mondo ci si fa tanto male soltanto perché si dimentica che siamo tutti uguali, che nessuno ha più diritti degli altri, che tutti hanno il grande dovere di essere qualcuno.

Essere qualcuno significa impegnarsi per valere e non per farsi valere, provare a fare di più e non di meno.

Il bambino cresceva e conosceva la vita, sperimentando sempre più spesso tutto ciò che nel suo cuore non trovava ragione.

Come era possibile che il cuore parlasse un linguaggio così incomprensibile nella vita di tutti i giorni?

Il problema del valore delle persone dovrebbe essere un gioco di squadra e dovrebbe essere l’obiettivo del gioco di individuare chi ha le caratteristiche per occupare un posto in particolare.

Ogni volta che il favoritismo occulta  i meriti di una persona, offende non solo quella persona ma tutti gli ideali sui quali si basa la società umana.

Infatti la società umana non ha senso se non è articolata sul merito e sul riconoscimento dei meriti.

Forze oscure si insinuano nella collettività per nuocere al benessere globale, impedendo ai singoli di svolgere il proprio dovere, di esercitarsi contro i propri limiti per sperimentare ogni possibilità di grandezza.

La vita non ci richiede umiltà, ma vuole che abbiamo il coraggio di riconoscere tutto quello che possiamo fare di grande, riconoscendo anche la grandezza delle opere realizzate dagli altri.

La grandezza dell’uomo passa per la grandezza degli uomini.

Un grande bambino rappresenta tutti i bambini di tutti i tempi che cresce attraverso le epoche storiche e vive come la società consente ad un bambino di crescere, esprimersi ed operare con la sua freschezza e la sua innocenza al servizio dell’interesse collettivo nella prospettiva di un progressivo incremento di qualità della vita per preannunciare la grandezza della trascendenza della vita stessa sul pianeta.

 

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