Omeopaticamente

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Sono sempre di più i siti in cui si parla di Omeopatia e le occasioni di incontro sull’argomento non mancano certo. E’ possibile però che non sia facile parlare di omeopatia oggi a cavallo fra due millenni. E’ difficile farlo in modo univoco.
Vi sono molti libri, studi, ma vi sono anche molti articoli che distruggono completamente il senso critico per occultare la medicina omeopatica.
Insomma vi è molta confusione e su questa confusione facilmente fanno breccia i vuoti che creano una situazione in cui non è possibile parlare tranquillamente e con precisione di omeopatia.

Personalmente sono convinto che la spiegazione dell’omeopatia oggi non possa essere affidata ai medici con il tipo di formazione che essi hanno. Purtroppo però penso anche che gli stessi omeopati non abbiano un linguaggio ed un comportamento tali da entrare senza difficoltà nel panorama scientifico globale senza rischiare di essere smentiti.

Nel dire tutto ciò, sono serenamente convinto che il sistema omeopatico sia il futuro della medicina e che è assolutamente indispensabile la sua diffusione, ma che occorre integrare conoscenze di vario ordine e grado per presentare l’omeopatia alla scienza del terzo millennio in una veste tale da non suscitare dissenso.

Occorre che medici, ma non solo, fisici, chimici, matematici, informatici e tutti coloro che hanno una chiave di lettura scientifica della realtà contribuiscano per l’espressione futura dei parametri che fanno dell’omeopatia una scienza d’avanguardia.

Sono impegnato in una rilettura della medicina omeopatica che sia fedele agli insegnamenti di Hahnemann perché sono convinto che soltanto in questo modo si comprenda davvero la necessità dell’omeopatia.

La medicina omeopatica non può prescindere dall’applicazione fedele dei suoi principi che l’hanno resa possibile e che ne hanno rivelato l’efficacia.

Il grande rischio che sto vedendo configurarsi sempre di più è il voler piegare le regole ed il linguaggio dell’omeopatia allo stile di una scienza che non ha nulla a che fare con l’omeopatia stessa..
Infatti il linguaggio sintomatico utilizzato in medicina omeopatica ha la capacità di valorizzare tutte le caratteristiche che esprimono una diagnosi di persona e non si limita ai soli sintomi di patologia che invece sono il codice su cui si basa la medicina nosografica.

E’ indispensabile ricordare che lo studio della reattività della persona e quindi del pattern dei segni e sintomi che ne configurano la sua espressione momentanea, cui corrisponde la sperimentazione di un rimedio, non è possibile e non ha senso se non si lavora con un solo rimedio per volta.

Inoltre, dato il livello di complessità dell’essere umano, è utile ricordare che, come soltanto i rimedi più infinitesimali riescono ad evocare nella sperimentazione tutte le sfumature che delineano la sofferenza, così solo i rimedi a diluizioni abbastanza spinte risultano adeguati al reale assortimento di segni e sintomi che connotano ogni situazione di sofferenza umana.

La sofferenza dell’uomo, ma anche quella degli animali, non è mai soltanto fisica, bensì sempre miscelata di espressioni fisiche e di sfumature percettive, emozionali e psichiche che distinguono persino un trauma meccanico di una persona dallo stesso trauma di un’ altro individuo. Anche in questi casi, è soltanto la capacità di reagire che ottimizzerà la prognosi e quindi il rimedio giusto sarà quello che corrisponde alle note originali e peculiari, quando non inusuali e straordinarie, che forniranno la risposta globale all’accaduto.

Se dovessimo considerare solo le malattie ed i sintomi di malattia non potremmo utilizzare la semeiotica omeopatica.

I sintomi omeopatici possono comprendere vari sintomi di malattia, mentre i sintomi di malattia da soli non corrispondono praticamente mai al quadro diagnostico caratteristico di un rimedio omeopatico.

L’osservazione attenta della persona nella sua totalità permette di cogliere in salute i tratti costituzionali e le predisposizioni morbose e, in malattia, il modo in cui gli aspetti di base possono esprimersi nelle varie possibilità di scompenso che poi possono essere lette anche in chiave nosografica.

In pratica l’avvicinamento al paziente di un medico omeopata include lo stile allopatico, ma non il contrario. Quindi occorrerebbe che la preparazione del medico non prescinda mai da una valutazione di tipo omeopatico.
Le Università si stanno dirigendo in questa direzione, anche se il processo di trasformazione dei piani di studio richiederà più tempo di ciò che le reali esigenze della medicina oggi dovrebbero permettersi.

Occorre promuovere allora tutte le occasioni possibili per consentire ai medici omeopati di insegnare ai propri colleghi le regole dell’omeopatia. Soltanto in questo modo sarà possibile apprezzare tutti i vantaggi di un modo di fare medicina che arricchisce la professione medica e non le toglie nulla, nel contempo garantendo diagnosi e terapie più articolate e non prive di criteri di sicurezza, come facilmente si sente dire.

Torno a dire che basterebbe comunicare con serenità di giudizio per capire che cosa offre effettivamente una formazione omeopatica a qualunque medico.
Voglio anche aggiungere che assolutamente sono contrario a che rimedi omeopatici siano utilizzati fuori di una valutazione medica completa che debba tener conto di biologia, chimica, istologia, biochimica di base e di laboratorio, anatomia, fisiologia, patologia medica e chirurgica, anatomia patologica, microbiologia, farmacologia e tutte le discipline cliniche.

Insomma non si può essere medici omeopati senza essere anche ottimi medici allopati. E’ nella responsabilità del medico valutare ogni volta, caso per caso, la necessità, la convenienza o l’obbligo di discostarsi da un inquadramento che non tenga conto dell’omeopatia. Infatti l’omeopatia deve risultare come una marcia in più e non come una marcia in meno.

Anche la medicina legale considera ormai l’operato di un medico omeopata che si muova con cognizione di causa come un atto medico in ogni caso potenzialmente meno lesivo e più sicuro e rispettoso nei confronti del paziente.

Ma torniamo un attimo ai motivi dell’omeopatia. La medicina omeopatica parte da una premessa indiscutibile di fondo: la persona in stato di salute esprime l’unica griglia attendibile e davvero sperimentale che fornisca informazioni precise su come debba essere condotta la terapia. La legge dei simili.

Qualunque terapia farmacologica ha aspetti opinabili perché non nasce dalla sperimentazione sul soggetto sano.
Gli effetti collaterali di ogni farmaco si individuano in pratica negli effetti omeopatici della sostanza in questione. Perciò ogni volta che somministriamo un farmaco, specie se ripetuto nel tempo, stiamo rischiando di far scivolare gli effetti terapeutici verso gli effetti omeopatici che sono inutili e molesti se non sono diretti verso un quadro sintomatico che corrisponda loro.
Un punto che distingue nettamente la medicina farmacologica da un approccio di natura omeopatica consiste nel considerare che, se non vi sono condizioni patologiche particolari che richiedano l’azione continua di un farmaco, ogni ripetizione nella somministrazione di una molecola sortisce una risposta terapeutica iniziale desiderata e poi una serie di risposte indesiderate e spesso incontrollabili e dannose specie se vi è associazione di più farmaci.

Nella pratica medica quotidiana è possibile osservare tutto questo se soltanto semplicemente vi si fa attenzione.

Comunque l’aspetto più interessante che mi vede impegnato con le mie ricerche scientifiche è la possibilità, senza stravolgere le dinamiche pure dell’omeopatia, di poter garantire ad ogni persona ed in ogni momento uno stimolo che corrisponda al rimedio omeopatico ideale, senza incorrere in errori di prescrizione e facendo a meno di tutti i passaggi che determinano variabili legate all’operatore, al setting di visita, alle circostanze che possono favorire o meno l’espressione dei sintomi da parte del paziente.

Devo la mia omeopatia all’insegnamento premuroso e materno di Alma Rodriguez che ha prodigato tutto il suo amore per il prosieguo della migliore omeopatia nel mondo. Ho l’obbligo di riconoscere a Lei gli insegnamenti più cari della mia vita. E’ questa persona che per prima mi ha dispiegato il panorama incantato di una revisione profonda di tutta la mia vita professionale e mi ha posto nelle condizioni di poter accedere agli insegnamenti degli altri grandi maestri di Omeopatia che ho avuto l’onore di avere, tra i quali annovero Tommaso Paschero, Antonio Negro, Roger Morrison, Rajan Sankaran.

Oggi però è arrivato il momento per me di esprimere anche il mio personale contributo originale a sostegno del futuro dell’omeopatia. Sento la grande responsabilità di passare all’umanità una sintesi di aspetti tecnicoscientifici che secondo me oggi Hahnemann avrebbe assemblato per fornire un’omeopatia adatta al terzo millennio, ma nel contempo precisa e profonda come quella elaborata a cavallo fra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo.

Spero che il frutto del mio lavoro sia come minimo all’altezza degli intenti che l’hanno alimentato e chiedo scusa se non riuscirò ad esprimere tutto quello che ho capito.

Ringrazio Nicola Paradiso, la persona che ha donato questo sito a me e al mondo intero perché ha creduto in me e nell’omeopatia ed ha espresso il suo amore per l’umanità attraverso questo nobilissimo gesto.

Ringrazio tutte le persone che mi sostengono in vario modo nel prosieguo del mio lavoro condotto fino ad ora quasi sempre nel silenzio e nel sacrificio.

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