L’indicibile

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L’indicibile

 

La scienza comprende vari ambiti, ma ogni ambito è una scelta che rende prevedibile buona parte delle scoperte.

La scoperta è nuova ai sensi e alle ricostruzioni possibili, fino a superare, talvolta drammaticamente, ogni preesistenza in termini di coerenza, fino alla perdita più assoluta di ogni contatto con la storicità evolutiva del pensiero e della filosofia della scienza stessa.

L’innovazione può essere talmente ardita che, talvolta, soltanto a distanza di tempo è possibile riconoscerne le caratteristiche. L’innovazione può essere tale da non poter essere riconoscibile.

L’uomo insegue la storia del pensiero, tramite gli studi, tramite la storia dello stesso divenire dell’umanità, ma tutto ciò è visibile chiaramente soltanto a posteriori.

L’attualità è spesso imperscrutabile, invisibile, impossibile da descrivere con il linguaggio sedimentato nelle coscienze dei “professionisti”.

Indicibile non trova le parole  ed ha bisogno di tempo per essere alla portata del linguaggio.

Esiste una magia ineluttabile della storia delle scoperte: quando l’uomo smette di pensare e sogna un modo di percepire le cose che non esiste ancora, si abbandona all’immaginazione e, quasi senza volerlo, accede ad orizzonti conoscitivi che saranno le conoscenze di base del domani.

Esiste un modo per fare le cose, esistono le cose per fare un  modo, esistono degli itinerari da rispettare sino alla preclusione della forma di conoscenza più avanzata, quella che trasgredisce i modi e sottende un esile ponte con le terre che sono dall’altra parte del dirupo.

Le conoscenze certe rischiano di rimanere isolate dal resto del mondo e dal resto del tempo.

Sto parlando di una dimensione conoscitiva che genera solo bagliori all’alba e non permette ancora di osservare con certezza le fattezze del panorama. Ho trovato, qualche giorno fa, una rara immagine del primo prototipo di risonanza magnetica nucleare, costruita con molte componenti di legno! Sembra strano, ma l’unica cosa che sapeva di futuro, in questa immagine straordinaria, era una strana luce nella postura e negli occhi dei ricercatori che apparivano affianco al prototipo di ciò che ha consentito all’umanità di poter viaggiare all’interno del mistero della nostra anatomia!

Anche solo pochi anni fa, chiunque avrebbe deriso chi avesse anche solo accennato a questa possibilità.

L’indicibile è foriero di cose che rendono il pensiero vietato ed annichiliscono il processo evolutivo dell’uomo.

Tutte le volte che visito una persona con problemi irresolubili, prima di tutto libero la mente dall’idea che ciò possa essere vero. Non potrei altrimenti trovare la forza per alimentare le macchine che conducono la mia intelligenza alla risoluzione di un problema.

Esiste soltanto una vaga ombra di verità all’interno dell’attualità, i tessuti, gli organi appaiono fermi in un solo fotogramma della loro estrinsecazione possibile. Occorre una forza enorme per staccarsi dal momento in cui si considera la situazione per potersi lanciare verso immagini diverse che facilmente alludono anche ad una guarigione insperata.

Occorre che la medicina, i medici, le specializzazioni escano dal solipsismo pericoloso, che riacquistino la fiducia nella vita e sappiano restituirla a chi chiede aiuto.

Che cosa è la richiesta di aiuto di un paziente? E’ forse la richiesta di una diagnosi? E’ forse una sentenza indefettibile di tipo prognostico? E’ forse la speranza che il medico sappia dare corpo a quella forza di guarigione che da qualche parte il paziente avverte, ma che non è in grado di utilizzare da solo?

L’indicibile è soltanto tutto ciò di cui non vogliamo sentire parlare. Talvolta il paziente viene drasticamente zittito soltanto perché dissente dall’impostazione del medico che non ha intenzione di mediare nemmeno un attimo le sue certezze con le attese del paziente.

L’indicibile è in parte l’improponibile, in parte “l’impossibile”,  in parte la speranza (che, sembra strano, ma non è ammessa negli itinerari possibili), in parte è anche la pericolosità di un’attenzione umana del medico alle vicende del paziente.

Dovremmo cambiare le parole: togliamo la parola paziente, per esempio, ed usiamo un’altra parola che non ponga il soggetto malato in una situazione di minorazione. Chiamiamo la persona in difficoltà con una parola che ne esalti il privilegio percettivo che la malattia fornisce.

Quando la persona non “sta bene”, sta esperimentando una condizione di sollecitazione al cambiamento che lo rende, per certi versi, fortunato! La malattia, però, è una fortuna solo se qualcuno insegna a decodificarla nel suo significato indispensabile per restituire un livello di salute perduto.

Quando un medico, cresciuto nelle capacità di riesaminare il senso dei suoi comportamenti, accede a momenti di trionfo resi possibili dal “cambiamento”, rivede tutta la sua vita ed inizia ad iniziare, poi inizia ancora, poi ancora una volta inizia….inizia….inizia…..inizia…..e non smette più di sentirsi all’inizio di un  nuovo corso di studi, ove, senza dimenticare le “certezze di un tempo”, inserisce nuovi codici di lettura per decriptare il mistero della malattia.

Tutto ciò non solo non danneggia l’atto medico, ma ne rende possibile una rilettura alla luce di posizioni che sono sempre meno posizioni e sempre più meccanismi evolutivi tesi ad una visione più umile e vicina a quella parte di realtà che diversamente non riusciremmo mai a comprendere.

L’indicibile è allora tutto un riverbero che possiamo polarizzare con un nuovo stile di porre attenzione  e mettere a disposizione della diagnosi.

Stiamo parlando di una medicina che reinveste nello spettacolo della natura, della guarigione, che ha il coraggio di mettersi in discussione alla luce degli insuccessi  e riscoprendo il senso del miracolo.

Tutto questo è possibile per il solo fatto che ne sta parlando un medico. Lo scandalo è già previsto  in alcuni ambiti, quanto il plauso in altri. Si tratta soltanto di coagulare la massa critica di coscienze evolute per accedere ad una fruibilità “sociale” e “legale” di un modo di essere medici che tutti in fondo vogliono.

L’indicibile è raccontabile dai pazienti che non potevano guarire ed invece sono tornati a sorridere.

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