Il tempo si è fermato

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Il tempo si è fermato

Al termine di una giornata, che mi ha stancato molto, dopo avere viaggiato, partecipato ad una riunione, tenuto un importante discorso in pubblico, mi si offre  la possibilità di dormire nella casa di alcune persone che mi danno ospitalità.

Il giorno dopo bisogna riprendere il viaggio, per tornare a casa, a seicento chilometri di distanza.

Alle dieci e mezza di sera, mi si mostra la stanzetta con un letto matrimoniale, che si intravede, affacciandosi all’uscio dell’ambiente, prima di congedarsi dagli accompagnatori ed apprestarsi, finalmente, a dormire.

Entro  e, immediatamente, mi pervade, completamente, una singolare atmosfera.

Sulla sinistra, un piccolo comò chiaro, sormontato da uno specchio, con un grande orologio al centro della mensola che lo sormonta.

La parete, a sinistra, tutta bianca, è abitata da diverse fotografie in primo piano che ritraggono il volto di una ragazza anni sessanta, in varie pose, distesa sul grano, accanto ad una fontana…., che si volge indietro e saluta, col suo maglioncino fatto mano.

Mi chiedo a chi si riferiscano queste immagini, ma la sensazione prevalente che ne ricevo è legata al senso del tempo che passa.

Si avverte che il passato ha la sua dominanza in un contesto ove io sono arrivato per caso, come ospite, a cavallo di tempi che si rincorrono velocemente.

La notte, dopo una giornata, la stanza dopo una vita.

Una cosa mai vista prima, in vita mia.

Alla testa del lettuccio matrimoniale, una spalliera di legno scuro, tutta piena di immagini, foto, con soggetti del millenovecento e qualcuno forse anche più antico, che ritraggono scene di matrimonio, parenti, figure che aleggiano con il loro chiaroscuro bianconero e ti riportano al passato.

Le guardo e inizio a ripetere nel mio cuore: Il tempo, Il tempo!

Non ho mai dormito con il capo a pochi centimetri da un fiume di immagini legate al passato, alla vita di persone, che probabilmente non ci sono più, e che, tanto meno, conosco.

Strano, ma mi sento tranquillo, sono molto sereno, stanco, ma quasi emozionato di trovarmi in una situazione così unica,  particolare e suggestiva, dalla quale mi sento accolto e verso la quale nutro un sacro rispetto.

Mi stendo sul letto, e sento tutta la stanchezza fisica del giorno, il mio capo sfiora le foto.

La luce del comodino non funziona, poso la mia torcetta, che ho sempre nella  borsa da viaggio, e spengo la luce grande dall’interruttore della stanza.

Resto disteso, e mi accorgo che l’orologio sul comò batte il tempo, con un rintocco secco e distinto: Tac, Tac, Tac, è un rumore forte, che farei di tutto per non sentire.

Sono stanco, talmente tanto, da non avere la forza di volermi alzare, per portare l’orologio in un’altra stanza.

Tac, tac, tac, è difficile, lasciarsi andare al sonno, di cui avrei tanto bisogno.

Così ricordo che, da bambino, quando mi coricavo nel lettone del nonno, si udiva l’orologio a pendolo della sala da pranzo, ma questo era un ricordo piacevole e legato alla mia infanzia, così contratto una tregua con l’orologio del comodino.

Diverse volte, durante il sonno, mi volto, mi sveglio e sento di continuo il tac, tac, tac dell’orologio, che cerco invano di collocare, nella mia percezione, come qualcosa di sopportabile, addirittura gradito.

All’improvviso, dopo un tac più secco, non sento più nessun’altro tac.

L’orologio si ferma, non ne sono completamente certo, non mi sembra vero, attendo, ma è inesorabile constatare che esso non emette più alcun suono.

Mi dico, immediatamente: “Il tempo si è fermato!”

Mi viene in mente una scena del film: “La vita è bella” di Benigni, dove lui cerca di spegnere la luce con il pensiero.

Sorrido, ma il silenzio creatosi, genera una specie di alone azzurro, attorno alle foto sul muro che ritraggono quella ragazza, con i suoi occhi scuri.

Dormo, e non mi sveglio più, sino alle sei e mezza del mattino, la luce dalla finestra.

L’orologio fermo e silenzioso, come in una realtà immobile dopo qualcosa di straordinario.

Con gli occhi aperti, disteso sul letto, guardo la volta e guardo le foto, sospese al bianco del muro, di fronte a me, che mi guardano.

Ad un tratto, un tac secco, e l’orologio riprende il suo cammino, senza fermarsi più.

Vado a fare la barba, in bagno, mi lavo, torno in stanza, ove l’orologio scandisce il tempo e sono  le due, un’ora dopo l’una, che mi ha concesso di addormentarmi senza il rintocco  degli ingranaggi di quella macchina del tempo posata sul comò, in mezzo ai canali del tempo trascorso per quelle foto di cui la stanza è pervasa.

Non so che cosa sia accaduto, ma è tutto vero, forse, e, comunque, io ho vissuto questa esperienza, nella quale penso di non essere stato solo.

Questa storia, così singolare, l’ho vissuta, in questi giorni, in cui mi sto occupando di alcuni studi di Ettore Majorana, che parlano di una visione speciale dell’Universo, compresa la possibilità di modificare il passare del tempo.

E’ un tempo speciale anche per me, il tempo della resa dei conti con una società in sfacelo, che cerca di rivivere il tempo “per vivere”.

L’altro giorno, ho disposto dei fagioli nel fondo del bicchiere con dell’acqua, ma, invece di germogliare, i fagioli sono marciti morendo a sé stessi definitivamente, per l’ultima volta, invece che aprirsi alla vita di una nuova piantina, come fanno, di solito, i semi.

Comprendo che si trattava di fagioli geneticamente modificati, come ormai gran parte della vita, in modo da impedire la rinascita dai semi.

In fondo, anche per gli esseri umani, sta accadendo qualcosa di simile, dato che la natalità scende e la vita non incoraggia a guardare lontano.

L’esperienza da me vissuta, in quella stanza da letto, ha in sé tutto il mistero della vita e del tempo, vissuti alla luce del trapasso di epoche, che fanno incontrare il presente con il passato, e gettano la luce sull’idea della “ripresa del tempo”  per ogni vita possibile.

Sono eterno e vivrò per sempre, se soltanto mi lascio andare alla magia del passaggio.

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