Governare un Popolo

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GOVERNARE UN POPOLO

Alla cortese attenzione dei Sig.ri:

Giuseppe Conte

Matteo Salvini

Luigi Di Maio

L’organizzazione della società civile prevede persone al governo, che dovrebbero condurre il destino del popolo verso l’armonia e la felicità.

Un buon governo è come l’orchestra che dirige e valorizza ogni componente, con la sua peculiare sonorità.

E’ un lavoro di coordinazione, che nasce dalla conoscenza e dall’ascolto di tutte le componenti.

Quando tengo le mie conferenze, tutti sanno che offro molto spazio alle voci del pubblico, come spesso amo  invitare qualcuno dalla platea sul palco, affianco a me.

E’ una cosa che ho imparato a fare, amalgamandomi fluidamente tra la richiesta delle persone e la mia tendenza a propormi come punto di riferimento.

E’ questo il dunque: essere un punto di riferimento significa orientare in modo univoco la comunicazione?

Parlare alle persone è un momento sacro, come il parto di una donna.

In quel momento risultano visibili moltissime forze, che si sono aggregate dentro il neonato che prende vita alla luce del sole.

Ecco perché bisognerebbe prestare attenzione particolare alla formazione che conduce a parlare in pubblico, ma gli argomenti alla base della comunicazione verbale affondano le radici in atmosfere che oggi il pensiero unico disdegna ed etichetta come poco autorevoli.

Torniamo al governo, alla politica, un’arte che allestisce fronti e schieramenti lungo i quali piegare le verità come lo spazio lungo i confini dell’universo.

L’aspetto curioso è che i demandati a parlare smettono di interrogarsi sullo stile con cui lo fanno. Iniziano a procedere a ruota libera, si arrogano il diritto di misurare da soli l’opportunità del proprio dire, ma soprattutto del proprio pensare.

Si finisce per avere figure, originali persino, ma sempre più scollegate da quella dimensione globale che è il benessere della vita di tutti i giorni, delle persone, dell’ambiente, delle procedure.

Un coacervo di aneliti alla base, che guarda con fiducia all’apice, che, per guardare lontano, non mira più negli occhi dei cittadini.

Si. Perché fra i cittadini, si dispiega la diversità, la ricchezza e la totipotenza dell’intelletto e della volontà, che sono il sangue della vita sociale.

Ogni governante è incaricato del suo ruolo, con fare sedicente democratico, ma i meccanismi del voto, soprattutto negli ultimi tempi, sono, sempre meno, democratici, tanto da rendere necessario ciò che, in condizioni normali, sarebbe già obbligatorio: il riscontro e il controllo continuo del popolo per gli atti di governo.

L’ultimo governo dell’Italia, quello attuale, per esempio, è come una palafitta piantata su pali immersi nella laguna, ma la laguna non è limpida, e i pali non sono nuovi.

Nonostante si inneggi da varie parti al cambiamento, è evidente che gli agonisti emersi nell’ultima tornata di consensi strappati alla storia non possono essere garanti, al cento per cento, delle caratteristiche idonee al reale cambiamento.

Tale constatazione non vuole essere una nota di demerito a danno delle figure attuali, ma, al contrario, vuole essere un aiuto, speciale, per consentire loro di potersi giovare di un sostegno, che non  è così scontato all’interno dei meccanismi stessi che li hanno designati.

L’era attuale richiede uno sforzo particolare per riconfermare le regole autentiche di una buona politica.

Lo scollamento della stessa dai valori umani ha procurato tali e tanti problemi, che il principale motivo di dolore della vita quotidiana è diventata la pratica politica nel suo disarmante cinismo.

Una grande svista è l’idea del disinteresse della comunità dal mondo politico, che diviene centrale nei momenti elettorali, e poi resta estraneo alle reali esigenze del divenire individuale e collettivo delle persone.

Così si spiega la sensazione vissuta dalla gente, come se si sopportassero moltissime imposizioni.

Le regole non sono sinonimo di oppressione, eppure le persone si sentono oppresse.

Questo è il sentire comune.

Una sensazione lamentata ripetutamente è l’impossibilità di riuscire a comunicare con chi governa.

Ciò dipende in parte dall’inefficienza del popolo a chiedere di essere ascoltato, ma anche dall’abitudine dei governanti a NON prestare attenzione (se non in periodo elettorale).

Il dissenso di questi ultimi tempi per la politica di alto livello ha raggiunto tali altezze, che sarebbe saggio ritornare a prestare attenzione al popolo.

Chi è il popolo? Molte volte si sente dire che il popolo non esiste.

Il popolo non è l’insieme dei sudditi. Il popolo è l’originalità utile del legame fra persone e territorio, in quanto tale garantisce la conservazione dei motivi delle origini, si misura con la tendenza a rimanere nell’area geografica ove si è nati.

Il popolo finisce dove inizia l’emigrazione, che diviene luogo del ricordo e della nostalgia.

Le persone dovrebbero viaggiare per lavoro e per turismo, non per necessità di vivere.

Il popolo contiene tutte le variabili, sino alle cime dell’intelletto possibile, rimasto fuori delle giostre partitiche, ma non per questo estraneo alla possibilità di partecipare alla gestione dell’orientamento della vita pubblica.

E’ proprio questo il punto. I politici sono chiamati a rappresentare le forze politiche, ma oggi le forze politiche non rappresentano più la dignità del popolo nella sua forma più evoluta.

Occorre che i politici non perdano il legame con la realtà, che ormai è ben lontana dalle corse al voto.

Una moltitudine di italiani non vota da anni, ma vedendo bene di chi si tratta, ritroviamo facilmente persone di alto rilievo sociale, etico, professionale, che non vogliono essere più artefici della propria rovina.

Interessano queste persone ai politici? Sono ritenute utili le esperienze di questa fetta di gente, che esiste, lavora e spesso rappresenta il meglio della società.

I fenomeni vanno presi per quello che sono. Gli intellettuali non tollerano più l’andazzo politico, che trovano noioso e molesto per il destino sano della comunità.

Ebbene, il governo del cambiamento deve tener conto di questi pareri, facendo in modo che le persone ritrovino la gioia e l’orgoglio di andare a votare.

Il non voto è un sintomo del disguido in termini di gestione della dimensione politica.

Il disgusto per la politica, da parte delle persone oneste e competenti, è molto pericoloso soprattutto per i politici, che restano da soli di fronte ai colpi di coda del sistema grottesco che è pronto a farli saltare.

I politici al governo, se sono meritevoli di attenzione, prestino attenzione e individuino, nel così detto popolo, le figure di spicco, che possono rinverdire la politica con meccanismi di partecipazione non partitica.

Questo è il cambiamento che vorrei vedere nella politica, nel governo, nel comportamento di chi non deve mai dimenticare che l’amministrazione della cosa pubblica deve corrispondere alla totalità dell’eccellenza sociale interessata al benessere collettivo.

Si. Perché chi non si candida in politica resta ugualmente una persona degna di attenzione, e forse merita ancor più una particolare considerazione, perché talvolta è stato anche sin troppo facile vincere delle elezioni e muoversi in ambiti così ristretti, da tradire lo spirito stesso  del senso più nobile della politica.

Al di là di tutto, il problema è la capacità di ascolto, che viene a vacillare, proprio quando è più necessaria.

Il senso speciale di queste righe che ho scritto può essere così riassunto:

1) l’Italia si trova nel baratro e chi non ne parla lo fa perché ne è gravemente vittima oppure perché è colluso con i meccanismi che hanno determinato le orribili disfunzioni

2) la partecipazione politica alla vita delle persone deve venire incontro alla partecipazione della vita delle persone alla politica.

3) il metodo migliore che hanno i governanti per svolgere in modo encomiabile il proprio compito è di ricordare che possono garantire benessere a tutti e dare spazio a tutti.

4) la politica presti attenzione all’uomo, ma per farlo deve uscire dagli ambiti ristretti dei partiti.

5) il ruolo di chi ha obiettivato l’inefficienza delle deformazioni partitiche della politica è prezioso, per rifondare la politica e rinsaldare il legame degli attuali politici onesti con l’intelligentia sociale italiana.

6) appartengo a questa nobile fetta di italiani: attendiamo un segno di attenzione spontanea da parte di chi adesso è al governo.

CHE TUTTE LE PERSONE DI BUONA VOLONTA’ DIVUGLHINO QUESTO DOCUMENTO!

Altamura, 18/06/2018.                                 Salvatore Rainò

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