Presentazione del libro PER SALUTE E PER GIUSTIZIA, di Beatrice Lorenzin

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Presentazione del libro PER SALUTE E PER GIUSTIZIA, di Beatrice Lorenzin

Visionando l’intervista a Lorenzin per la presentazione del Suo libro PER SALUTE E PER GIUSTIZIA, in data 28 febbraio 2018 a Roma, nell’Hotel Parco dei Prìncipi, ho sentito il dovere morale e civile di riportare alcune affermazioni del Ministro, che, con tutto rispetto, non condivido pienamente, ma vorrei spiegare perché, annunciandomi pronto a rilasciare interviste e a confrontarmi, pubblicamente, con il Ministro sugli argomenti in questione.

In qualunque contesa su qualunque argomento, spesso l’entusiasmo e la convinzione nella bontà delle proprie idee portano ad usare le parole senza prevedere le possibili conseguenze, valutabili anche  in sede civile e penale.

Quando gli argomenti in gioco sono dibattuti, l’importante è che lo scrivente o chi parla sia in possesso dei Titoli giusti, per supportare l’eventuale intensità delle proprie affermazioni.

Ho trovato molto interessante la presentazione del libro di Beatrice Lorenzin, tenutasi a Roma il 28 febbraio 2018.

Prima di parlarne, vorrei subito esprimere alcune mie considerazioni generali di base.

Una delle curiosità più paradossali è che, quando si parla di scienza, raramente la si definisce.

Si dà per scontato che tutti sappiano di che cosa si tratta, ma, effettivamente, se chiedessimo di fornire una definizione, poche persone risponderebbero in modo da non dire troppo, pur dicendo abbastanza.

In effetti, la scienza può essere definita in talmente tanti modi, che forse è meglio non irrigidirsi col presumere che sia scontato un suo significato univoco.

Allora, è meglio non fissare presuntivamente le conseguenze del pensiero scientifico, perché la storia insegna che il progresso più entusiasmante  delle scienze si è sviluppato anche attraverso numerose eresie.

Di seguito, in colore rosso-corsivo-sottolineato, riporto alcune espressioni letterali di Lorenzin, usate nel corso dell’evento, seguite dalle mie considerazioni.

Lorenzin ha detto: per lo sviluppo sociale, scienza e politica devono interagire in modo coordinato.

Ho la sensazione che tale affermazione possa essere ardita, non solo perché non è univoco il significato di scienza, ma anche perché ancora più intricato è il significato di politica.

Lorenzin ha parlato di posizioni che di scientifico hanno ben poco.

Le posizioni eventualmente antiscientifiche andrebbero esaminate una alla volta, con estrema attenzione, per evitare il rischio di esprimersi sommariamente su tali posizioni e non rendere nessuna ragione di tutte le sfumature, che proprio il ragionamento scientifico deve tenere contemporaneamente presenti.

Lorenzin ha detto che la scienza ha bisogno della politica per indirizzare gli sforzi della ricerca.

E’ noto che una grande porzione di ricerca scientifica è confezionata su ordine di gruppi privati, che la fanno da padrone, persino sul destino dei risultati, ottenuti all’interno dell’Università, sempre più imprigionata in interessi privati di vario genere.

In tali situazioni, distinguere i confini del lecito con l’illecito è spesso difficile, figuriamoci se introduciamo anche la variabile della politica.

Lorenzin ha parlato dei princìpi basilari della sperimentazione clinica.

Mi piacerebbe confrontarmi con Lei, per capire se ci riferiamo agli stessi argomenti e se utilizziamo gli stessi strumenti di studio, in quanto l’ambito della discussione, intricato,  già per gli addetti ai lavori, richiede di porre in campo anche gli studi  di epistemologia, che è in preda a un vero terremoto, in molti consessi scientifici di fama mondiale, a causa della revisione profonda dei parametri, che definiscono i limiti della conoscenza scientifica stessa.

In Medicina, la diatriba se essa sia una scienza oppure un’arte è più che attuale, mentre molti concordano sul fatto che la Medicina, più che essere una scienza, sia una confluenza di più scienze di varia natura.

L’assortimento dei linguaggi e dei codici usati, di volta in volta, determina risultati finali anche opposti, ma veri entrambi, se considerati nei limiti dell’ambito che è stato prefissato.

Lorenzin parla ripetutamente del caso Stàmina, accomunando l’esempio con la storia dei vaccini.

Ho difficoltà a comprendere perché si associano, così automaticamente, le due situazioni, specialmente se si assìmila la posizione critica sui vaccini a quella dei  sostenitori del metodo Stàmina.

Infatti,  la critica sui vaccini non rappresenta un metodo, perché appunto si astiene dal proporli.

In questo tipo di considerazioni, mi sembra che il primo obbligo verso la scienza è la decisione se  praticare oppure non praticare una metodica sulle persone.

Lorenzin ripete ancora che il caso stàmina ha insegnato a tenere delle posizioni severe.

Però, non riesco a capire perché il rigore una volta va impiegato per evitare un trattamento e l’altra volta, invece, per proporre una vera sperimentazione di massa per i vaccini.

Lorenzin aggiunge che il metodo stàmina era privo di sperimentazione clinica.

Vorrei essere aiutato a comprendere, alla luce dei numerosi dati di Letteratura, se è possibile affermare che  la vaccinazione di massa non sia una vera e propria sperimentazione, ancora priva di certezze cliniche, o, per lo meno, con moltissime aree oscure, che non autorizzerebbero a procedere con sicurezza assoluta.

Mi piacerebbe capire, con estrema precisione, perché dovremmo essere certi della sicurezza dei vaccini obbligatori, in tutti i sensi, in quanto l’esame degli Studi non produce certezze inoppugnabili, anzi apre il dibattito in modo accesissimo, come, infatti, è accaduto.

Inoltre, Lorenzin introduce criteri di finanza in Sanità, indicandoli come paletti importanti di scelte e decisioni.

Io sono in difficoltà poiché ogni scienza definisce gli ambiti di cui si interessa, ma penso che, per come ci siamo ridotti in Italia, qualcosa non abbia funzionato nella gestione delle scienze finanziarie, ma, anche per queste, si intima di non uscire fuori dalle righe prestabilite. Non capisco perché.

Se un metodo non ha funzionato, bisogna cambiarlo, e per questo la finanza deve essere cambiata, prima che la povertà mieta altre vittime. Chiedo aiuto a capire se sto sbagliando.

Mi chiedo se ho ragione, quando penso che la vera scienza debba essere praticamente  indipendente dal denaro, ma ciò, forse, richiederebbe una revisione dei paradigmi fondamentali della gestione del sapere e dei fondamenti etici della politica economica.

Lorenzin afferma che per il rifinanziamento del Sistema sanitario, occorrerebbe un incremento delle tasse.

In tal senso, davvero non riesco a intravedere ragionevoli motivi che autorizzino, ancora una volta, a mescolare aspetti primari della vita, come la salute, o le pensioni sociali, sui quali non bisognerebbe speculare, con aspetti tipici delle Banche d’affari.

Lorenzin, con la collaborazione del giornalista di cui mi dolgo di non ricordare il nome, allude alla Sua guida del Ministero per cinque anni.

Se dovessi immaginare di trovarmi al Suo posto, forse, per tutti gli aspetti più critici di tipo tecnico-scientifico, prettamente medico, non avrei sentito la necessità di demandare a nessuno, avvalendomi, invece, del confronto con altri Colleghi e del consiglio di collaboratori qualificati per tutti gli altri aspetti non scientifici.

Infatti, mi chiedo se è la cosa migliore che un Ministro della salute non sia un addetto ai lavori, e mi chiedo anche quanto serva la mancanza di un titolo di studi universitario.

Nella mia esperienza professionale e scientifica, non avrei saputo come fare, senza l’impostazione severa della mia lunga e complessa formazione universitaria, che spesso non basta nemmeno.

Mi chiedo se sia il caso di correre il rischio, che tale dettaglio potrebbe, forse, comportare, sulla guida, vera e propria, sulla supervisione totale e sulla delicata valutazione finale di ogni singolo argomento, su cui, facilmente, si potrebbe rimanere inermi e nelle condizioni di essere soppiantato da altre figure, che non hanno, però,  la responsabilità ufficiale del Ministro.

Non è forse come quando si pretende di fare guidare un’auto da una persona che non lo ha mai fatto, ponendo una situazione di rischio anche grave?

Eppure, la stessa Lorenzin afferma che, per ben cinque anni, ha dovuto occuparsi di tutto il sistema salute degli italiani.

Io non sarei riuscito, in una tale impresa, senza i miei Titoli accademici e professionali. Mi chiedo come Lei abbia potuto farcela.

Lorenzin ha determinato una svolta, improvvisa e pesante, in termini di vaccini, altalenando l’assunzione di responsabilità personali con quelle assunte da altre figure, in assenza di scelte da Lei sostenibili autonomamente. La situazione non mi è chiara.

Un aspetto, che vorrei approfondire con il Ministro, riguarda l’apparente superficialità con cui si affrontano, o meglio, mi sembra che non si affrontino, le dinamiche di correlazione fra degrado della salute e meccanismi politico-finanziari, come se tale danno biologico, indotto da errori di gestione politica, fosse trascurabile, o potessimo tralasciarne il ruolo causale.

Forse, oltre ad alimenti poco salutari, come causa di malattia, il cittadino è indotto ad ingoiare  tutta una serie di costrizioni, che determinano malattia sociale e individuale. Non è una mia illazione, e, secondo me, dovrebbe coinvolgere anche le responsabilità di un Ministro della salute, in collaborazione con diversi altri ministeri.

Mi chiedo perché vi è una grande intimidazione verso numerosi professionisti e uomini di scienza, che hanno i mezzi per partecipare alle decisioni da prendere nell’interesse della comunità, ma che si vedono preclusa la possibilità di esprimere la propria opinione, di informare la popolazione, pena sanzioni disciplinari anche molto serie, come la radiazione dall’Albo.

Lorenzin aggiunge che la scienza è provocatoria, la scienza non è democratica, la scienza non è più normale nel nostro Paese.

Frasi ripetute diverse volte, mentre Lorenzin avanzava avanti e indietro sul palco, con fare, a mio parere molto  teatrale e artatamente castigatorio, che ha generato, non soltanto in me, molta paura.

Se questi sono i toni, potrebbe non meravigliarmi che, in diverse occasioni, Lorenzin sia stata oggetto di reazioni anche spiccate.

Ho imparato che le reazioni delle persone sono sempre proporzionate allo stimolo che le ha indotte.

Eppure, Lorenzin parla di democrazia, del diritto a esprimere le opinioni, ma insulta il Generale Pappalardo, confonde zuppa e pan bagnato, a mio parere, con molta  e pericolosa superficialità, sembrerebbe, senza aver compreso la serietà e la legalità del Verbale di arresto a Suo carico, consegnato alle Forze dell’Ordine, per esercizio abusivo di potere politico.

Del resto, la stessa abitudine Ella ha esibito tutte le volte che l’evidenza di danni da vaccini gettava nello sgomento i genitori, negando anche fatti istituzionali, noti, con cui già la Magistratura si è, in passato, autorevolmente espressa.

Secondo il mio modesto parere, il linguaggio scientifico dovrebbe essere sempre pacato, ma penso che anche quello utilizzato da Lorenzin, in molte occasioni, date le circostanze, avrebbe dovuto essere più che scientifico.

Si tratterebbe di scienza, anche in questo caso, scienza della comunicazione, del rispetto delle persone, del sacro dubbio scientifico, del dettame irrinunciabile “PRIMUM NON NOCERE”.

Ovviamente, sono abituato al linguaggio scientifico, in quanto latore riconosciuto ufficialmente dello stesso.

A dire il vero, non sono riuscito sempre a cogliere lo stile di argomentazione utilizzato da Lorenzin, come uno stile scientifico,  ma non lo pretendo da Lei, perché, come è noto, non è in possesso della formazione universitaria atta allo scopo.

Personalmente, ci tengo a precisare che non ho nulla contro la persona di Lorenzin, ma avverto  il dovere di essere garante del linguaggio scientifico e di tutte le conseguenze importanti che il rispetto dei suoi parametri, irrinunciabili, apporta alla comunità, per decisioni di ordine medico. Ciò mi compete.

Per esempio, sono costretto a dire che non vi è nulla di scientifico nel ripetere che si muore per morbillo, ma non è questa la sede per stendere gli argomenti che supportano la mia affermazione, mentre sono disposto a riprendere il discorso nelle adeguate sedi, a rilasciare interviste e a confrontarmi con chicchessia, usando esclusivamente un linguaggio rigorosamente scientifico.

Lorenzin aggiunge: Vi sembra normale che un ministro della repubblica debba essere aggredito per aver introdotto l’obbligo vaccinale?

La mia risposta è che non capisco  perché la popolazione dovrebbe reagire così male ad una manovra che sarebbe tesa a  garantirne la salute.

Vorrei provare a proporre altre misure, non vaccinali, per aumentare il livello di salute, per vedere se le persone probabilmente ringraziassero  e ne fossero contente.

Altra espressione di Lorenzin: Tu puoi prendere un dato, buttarlo lì e può significare qualsiasi cosa.

Ciò è stato detto in relazione ai così detti saltimbanchi antiscientifici, come Ella li ha chiamati, che procurerebbero allarmismo ingiustificato, ma forse non capisco perché non  si fa riferimento all’allarmismo sulle malattie infettive.

Posso anche essere d’accordo, ma quello che non riesco proprio a capire è  l’indignazione per l’esoterismo, il simbolismo, lo yoga etc., anche se penso che Lorenzin si voglia riferire ad arti magiche, ma, se così fosse, La inviterei a rivedere meglio il significato  di queste parole, da Lei usate con evidente disprezzo.

Mi sembra controproducente che siano state assunte posizioni di palese scherno per chi solleva argomenti scientifici, avendo titolo a farlo, che pongono in dubbio l’ortodossia dell’obbligo vaccinale, specie se tali argomenti sono svolti da figure qualificate e anche di grande rilievo, come quella del Prof. Montagnier.

Aggiungo un dato non citato nella relazione di Lorenzin, ma che, in questo momento, ritengo pertinente, in quanto strettamente legato alla qualità delle decisioni del Ministro.

Il 16 ottobre 2016, Roberto Burioni scrive:

“La scorsa settimana, diversi siti antivaccinisti hanno riportato le scemenze su vaccini ed autismo affermate da un premio Nobel, Luc Montagnier. I premi Nobel vengono assegnati a uomini che hanno fatto grandi scoperte; ma anche gli uomini che hanno fatto grandi scoperte sono uomini e purtroppo possono talvolta rimbambirsi e dire scemenze”.

A tale punto, ogni mio commento è superfluo.

Lorenzin cita la scarsa alfabetizzazione scientifica della gente.

Ma non è forse contraddittorio inibire, con una pesante atmosfera intimidatoria, le persone che hanno titoli professionali e scientifici ad esprimersi sugli argomenti?

Quanto agli insulti, di cui si lamenta Lorenzin, potrebbe essere che questi non sono scollegati dagli insulti da Lei scagliati in varie occasioni, assieme al team di sostegno dell’obbligo vaccinale. Tutto documentato.

Io resto anche preoccupato per i risvolti, pesantemente repressivi e sanzionatori, sulle famiglie, e per le molestie in relazione alla frequenza scolastica dei bambini, che aggravano ulteriormente la già penosa situazione sociale di malessere diffuso in Italia.

Se mi consente, direi, anzi, che, forse, le persone stanno dimostrando doti non comuni di pazienza e tolleranza.

Per ultimare le mie considerazioni, ho il dovere di dire che il metodo scientifico è più che mai sotto osservazione, in quanto la ripetibilità degli esperimenti, in genere, non esclude che proprio le vie più difficili da trasformare in paradigmi certi non siano l’alba dei nuovi traguardi scientifici, ben più importanti delle colonne d’Ercole attestate.

Mi compete precisare che gli argomenti utilizzati in queste righe sono evocati da quelli usati da Lorenzin nel Suo evento, in quanto, la serie di trattazioni  in mio possesso, per approfondire il tema è, letteralmente, di mole oceanica.

 

N. H.  Dr. Salvatore Rainò

Medico Chirurgo

Specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica

Specialista in Medicina Interna

Omeopata Unicista Hahnemanniano LUIMO

Ricercatore Bioenergetico – PIRTSI

(Polo Inventivo per la Ricerca Tecnologica e lo Sviluppo Innovativo)

 

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