Il più grande sogno della mia vita

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Il più grande sogno della mia vita
 

Stamane, ho dovuto riflettere sulla pochezza della vita sociale in cui mi trovo, ancora una volta.

I giornali parlano di una nuova influenza, che non è coperta dal vaccino in corso.

Nell’aria, perversa e sordida, l’allusione alla via di una maggiore protezione conferibile, immagino, con sempre più numerosi vaccini.

La sostituzione della vita spontanea, con una vita artificiale, imperversa, fra le legittimazioni della politica e della scienza.  Si potrebbe continuare?

Sono un uomo intero, e non vivo di sola “scienza”, ho diritto alla mia poesia, in cui mi rifugio, liberamente, mentre il senso della vita mi accarezza e mi rassicura.

La mia poesia non è l’illusione per sollevarmi dalla responsabilità di essere uomo di scienza, ma, al contrario,  è il rifugio in cui nascondermi quando imperversa la negazione del sapere.

Tesla  affermava di aver concepito le più grandi invenzioni, mentre era assorto nella poesia.

Questa non è una pubblicazione scientifica, è molto di più, è la mia espressione animica, il mio testamento spirituale.

Perciò, che nessuno si azzardi a criticarmi per la leggerezza, altrimenti gli apparirò, come incubo,  mentre sta lasciando il Pianeta!

D’un tratto, fra l’incenso che mulinella attorno a me, la musica araba, le percezioni sottili del mio essere, che lambisce veloce questa crosta terrestre, mi ritrovo catapultato, vorticando, in mezzo a mille capitòmboli, scivolo e m’insinuo verso il mio passato, che mi riporta al Tempo in cui non avevo ancora iniziato a pensare al tempo.

Fuori della realtà, in una sublime vastissima percezione, disallineata con i fatti della mia giornata, una specie di viaggio fuori delle coordinate tracciabili da un satellitare.

Una grande nebbia, soffice, sottile, freddissima, fuori delle percezioni e dei sensi, mi narra un racconto.

Vi è un grande palazzo, con le pareti tutte di cristallo, che lascia entrare la luce, mentre si scompòngono i suoi  colori, rosso, giallo, arancio, verde, azzurro, indaco violetto, il mistero della sublime arte di sentire i bisogni degli altri, attraverso la coscienza cristallina.

Una danza impercettibile e soave, che trasporta l’anima verso la poesia della vita.

E se la scienza fosse meno importante della poesia?

E se il cinismo fosse il prodotto della ragione, che mente all’anima?

E se non avesse sostanza l’arco degli argomenti possibili, contro la certezza di un desiderio impossibile che si realizza?

Chiamano suggestione l’impalpabile leggerezza dell’essere, quando si solleva e viaggia sul sogno.

Del cervello hanno isolato le funzioni e le tengono in armadi, chiuse e separate, così come le hanno studiate.

Io riunisco l’impalpabile con la concretezza della mano stretta al mondo intero.

Anzi, la mano si apre, come ala,  in volo sul mondo e sfugge dalla sua forza di gravità, verso l’impercettibile infinito, fra le stelle.

Un senso ineffabile di vicinanza, di fratellanza, camminando nella folla, di cui non conosco il nome.

Un sentimento di distacco dalle patetiche  rigidità della mente frazionata, che chiamano scienza.

La scienza è scienza, ma la vita non è scienza, non è soltanto l’etichetta di un guazzabuglio di dati che rispondono ad una domanda, l’ipotesi.

Vi è un’altra scienza, ove non si risponde alle domande, ma si cercano solo le risposte.

Sorgono dal nulla gli argomenti spontanei, quelli che non hanno nome e che cercano una lingua, che li disegni meglio nelle vibrazioni dell’àere.

Dunque, di che cosa stiamo parlando?

Parliamo delle origini della realtà, quel misto di possibilità, che scegliamo di riconoscere, come se davvero esistessero fuori di noi.

Eppure, l’anatra vive nell’acqua, esile, delicata, e resiste al gelo perenne delle nebbie che giocano sull’acqua argentea dei laghi freddissimi.

Noi ci copriamo  e sentiamo freddo, ma siamo senza piume.

Nella prossima vita, daremo abiti alle anatre e vanteremo le nostre piume al vento che spezza le stalattiti di ghiaccio.

Ho vissuto, molte volte, la gioia di non credere ai miei occhi, di non credere al mio orecchio, di non capire che cosa stava succedendo, ma ho sempre respirato profondamente, mentre riconoscevo il profumo, e sono rimasto vivo.

Conosco l’impossibile!

Ecco, mi sollevo ancor di più.

Io sono un Mondo.

Cambiare il Mondo.

Formare me stesso per cambiare il Mondo.

Il sogno più profondo è nascosto dentro di noi.

Il successo di domani passa dall’oggi che siamo in grado di essere.

Una voce: “Allontànati da chi ti indica i tuoi limiti”.

Successo, come scoperta del tesoro interiore.

Le professioni custodiscono lo stato dell’arte, la sua crescita dinamica, ma non l’origine del cambiamento che vi è alla base.

Ignorare le persone moleste dipende dalla mia capacità di essere speciale.

Il mio splendore aumenta,  se supero l’attrito con l’ambiente esterno.

Non mi sono promesso di non smettere di sognare: perciò esisto a mala pena, ma continuo a esistere.

La scoperta della mia stranezza è incanto e azione speciale.

La mia educazione è stata eversiva e coraggiosamente concreta nella ricerca continua di una nuova promessa.

Per fortuna, non sono stato sempre amato, così ho potuto capire come amarmi.

La diversità del mio pensiero raggiunge sempre nuovi orizzonti.

Meno male che le mie sensazioni sono sempre state poco mie.

Nulla, di quello che ho, è mio, ma, per fortuna l’ho sempre saputo.

Conosco una lingua che non ho mai parlato, per poterla sempre possedere.

La concretezza in cui riesco meglio è l’astrazione universale.

L’unica  paura che conosco mi è stata sempre ignota.

Se bevi, poco urinerai, ma, se bevi tanta acqua, essa uscirà dall’intestino. La via scelta è questione di modalità.

Mi invito sempre a cercarmi, senza tregua, con la speranza certa di trovarmi.

Conosco un solo contagio, dal quale Dio mi guardi, mentre io posso rimanere libero di non occuparmene.

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