Petrolio, Basilicata, natura e la natura umana!

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Petrolio, Basilicata, natura e la natura umana!

Oggi, 08/11/2014, io e Nicola Paradiso ci siamo recati a Potenza per partecipare al Corteo che manifestava contro le trivellazioni petrolifere in Basilicata. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione di Promozione sociale e Culturale “Mo Basta” di Potenza.

C’erano probabilmente ben 5.000 persone a partecipare, sotto la pioggia che, inclemente, come altri fattori, che comprenderemo meglio nelle prossime righe, infieriva su quella aggregazione di coscienze così lucida  e così responsabile nel cuore della Basilicata, Terra dei Lupi.

La partecipazione era davvero variegata e, oltre a noi, che rappresentavamo, insieme all’Avvocato Antonio Grazia Romano, il CIPS, Comitato Italiano Popolo Sovrano, vi erano forze sociali che andavano dai cittadini presenti a titolo personale ai Professori delle Scuole, rappresentanti di altre numerose Associazioni Culturali ed Istituzioni, ma soprattutto c’erano i giovani studenti, per lo più genialmente “fomentati” dalle brillanti figure di Docenti che, evidentemente, hanno cura di evocare nei loro allievi la ben nota ed inderogabile partecipazione sociale che contraddistingue un certo modo di fare cultura.

Mentre ero lì, in piazza, pensavo che davvero è sfuggente il limite fra la partecipazione e l’assenza nei confronti di momenti di riflessione così importanti come quello di oggi. Voglio dire che, per un nonnulla, chiunque di noi può esserci oppure non esserci, ma, una volta che sei lì, non puoi più rimanere a guardare, non puoi più far finta di non sapere, devi esserci, altrimenti muori, se già non sei morto per uno dei mille danni derivanti da una scelleratezza come quella di Crivellare-Trivellare una Terra meravigliosa come la Basilicata, scrigno di bellezze naturali degne di qualunque sforzo di protezione e tutela.

La Basilicata è terra di montagne, boschi incontaminati, migliaia di corsi d’acqua e sorgenti, forme di flora e di fauna di sensazionale importanza, sentieri naturali di impareggiabile valore naturalistico, archetipi ed itinerari storici ed ambientali che richiamano l’essere umano ad una forma ancestrale di rispetto come quella che si proverebbe in un Tempio sacro.

In questo luogo, alcune logiche non logiche, se non alla luce di interessi finanziari di cui ormai ne abbiamo piene le tasche, hanno già da anni voluto la trivellazione di numerosi pozzi petroliferi, come nella zona di Viggiano, e vorrebbero ora ripetere l’esperimento anche in altre zone come è chiaramente evincibile da centinaia di nuove trivellazioni in cerca di nuove opportunità di ricchezza che dovrebbe derivare dalla rivisitazione dei destini cui questa terra è vocata per diritto naturale dalla notte dei Tempi fino ad oggi.

Bisogna subito dire che sono davvero tanti gli aspetti inquietanti che forse le persone comuni non sanno: l’era petrolifera già inaugurata in Basilicata ha portato molte promesse che hanno ingannato la popolazione locale, la quale, di fatto, lungi dal vedere le ricchezze prospettate, ha continuato a vedere una storia di disoccupazione, indigenza, ma con l’aggiunta della perdita di quella poesia che almeno una terra paradisiaca come questa Regione poteva ancora rappresentare per l’Umanità.

Le più belle tradizioni storiche, agricole, ambientali e culturali della Terra dei  Lupi risultano letteralmente violentate dall’impatto di uno stile che non ha esitato a perforare la crosta terrestre, devastando un assetto geologico che la sacralità dei Tempi ha consegnato nelle nostre mani perché la custodissimo.

Pensate che nella zona di Viggiano, già avvezza a scempi di tal genere, succede ormai che sulle piante, sui frutti, sugli ortaggi, di cui si andava fieri, si trovi uno strato di olio minerale! L’aria è diventata irrespirabile. Pensate che le morìe misteriose dei capi di bestiame sono ormai sempre più diffuse, gettando nello sconcerto le persone che sono costrette a doversi imbattere in queste “perle” della contingenza ambientale che non ha più il sapore che aveva da tempi imperscrutabili. Nel frattempo, la disoccupazione aumenta sempre di più e quindi non è possibile nemmeno parlare di un valore aggiunto della novità petrolifera per la così detta economia della zona.

Pensate che a Calvello, come pure a Tramutola, veri e propri gioielli naturali della Basilicata, succede ormai facilmente che, dalle ataviche sorgenti di acqua che erano scrigno di naturalità incontaminata, sgorghi un deposito melmoso che dipende dalle inesorabili infiltrazioni petrolifere nelle falde sotterranee, violate nel loro corso naturale.

Pensate che, nelle acque della Diga del Pertusillo, è ormai frequente la morìa di pesci e, attorno ai suoi argini, la marcescenza delle piante. E’ inutile dire che cosa sta accadendo a tutte le aree in cui le acque fluiscono per usi agricoli e che cosa è stato rilevato nelle acque degli acquedotti che vengono rifornite dal bacino che era una vera e propria benedizione del Cielo. Trattasi di sostanze tossiche, cancerogene, che finiscono persino negli acquedotti e sulle tavole di tutti noi.

Uno scempio, dettato da bisogni che non hanno nulla di organico e nulla di sensato in un contesto come quello che ormai risulta gravemente compromesso da una politica che, ancora una volta, ha truffato la popolazione in ragione del perseguimento di scopi che di umano e sensato non hanno proprio nulla. La pianificazione che ci si aspetta  dai politici  a proteggere le genti non è senz’altro di questo tipo!

E’ d’obbligo spiegare che, nella tecnica corrente per realizzare le perforazioni petrolifere, si usa il “fracking”, cioè si inietta nel sottosuolo, ad altissima pressione, una miscela di acqua, sabbie di vario genere, contenenti anche sostanze altamente tossiche, e solventi chimici a tonnellate, nell’intento di agevolare l’esgorgo del petrolio dagli strati profondi.

Tale materiale non è ovviamente riprelevabile e, da fonti attendibili, sembrerebbe che non si è avuta cura di smaltire i fanghi di derivazione nel modo adeguato, qualora di adeguato in questa vicenda vi sia stata anche una sola traccia di comportamento.

Insomma, questo è lo scenario, e abbiamo detto solo alcune piccole cose. Non parliamo dei terremoti che possono risultare agevolati per lo svuotamento degli strati geologici  in sede di trivellazioni e poi a causa della sottrazione di tonnellate e tonnellate di petrolio: è come sgonfiare un palloncino che si acquatta e si collassa.

Secondo alcuni recenti studi, l’aumento notevole di terremoti è dovuto all’iniezione di acque di scarico nel sottosuolo, risultato delle trivellazioni, che hanno l`effetto di creare casse di risonanza artificiali per le scosse telluriche, moltiplicandone la potenza. La ricerca ha confermato altri dati interessanti: che i quattro pozzi petroliferi più grandi dell`Oklahoma sono capaci di scatenare, da soli, un quinto di tutti i terremoti nella zona centrale degli Stati Uniti; e che questi terremoti possono verificarsi anche a 30 chilometri di distanza dai pozzi. Il rischio indotto dall’attività umana varia con la geologia dell’area in questione.

Per chi non avesse ancora avuto l’occasione di inquadrare tali argomenti con precisione, bisogna dire che il territorio, trivellato in questo modo, è come un organismo vivente in cui un pazzoide si sia divertito a sparare raffiche di proiettili in tutte le direzioni: la devastazione è inevitabile, è una morte lenta, in cui i vari circuiti fluidi si mescolano in modo disastroso e si generano situazioni drammatiche, come il passaggio di petrolio nelle più sacre ed incontaminate falde acquifere, nelle arterie delle Terra, che, così, diviene non più dispensatrice di vita ed armonia, ma anche di morte e follia, come quella che ha voluto tutto ciò.

Tutte le vicende, anche le più disastrose, come questa, hanno pure degli aspetti positivi che la stessa tragedia pone in risalto ed evoca dal disordine e dalle urla disperate di dolore che si sollevano dall’inferno delle coscienze. Sto parlando di come molte persone hanno dimostrato di saper contrastare lo scempio: gli insegnanti delle Scuole che, oggi apparivano rivestiti di tutta quella autorevolezza che le forze intellettuali di una collettività conservano come le risorse di un sistema immune che interviene a salvaguardia della vita.

Sto parlando delle Associazioni, degli amministratori, degli studenti che hanno proferito con accorata sensibilità, come cerbiatti in fuga nel bosco incendiato dai malfattori.

Sto parlando delle persone che potrebbero sembrare lontane da obblighi di performance intellettuali di responsabilità, come gli operai che, invece, in questa giornata, hanno brillato per senso di responsabilità  e doti organizzative, come ad esempio l’indimenticabile Massimo Pignone di “Mo Basta” , per non parlare di Pietro De Angelis, che ringrazio a nome di tutti.

Personalmente, sono intervenuto, parlando della salute e della sovranità popolare, spiegando che la Basilicata, per la sua natura e per l’armonia che la contraddistinguono, è votata a percorsi di salute e che un sano percorso di recupero della sovranità popolare ricondurrà il destino dell’uomo a ricoprire ruoli di custode e promotore di tale inestimabile grandezza.

Riflettiamo sul bilancio generale di queste vicende: sui costi, sulle responsabilità, sulle competenze, sulla prognosi di una disfunzione grave che non è possibile quantificare con precisione, ma che senz’altro porterà le sue conseguenze per molto tempo, a patto  che Madre Terra sappia perdonarci.

Nicola Paradiso, che mi seguiva in trasferta, a nome del Comitato Italiano Popolo Sovrano, ha raccolto varie immagini e video, nonostante la pioggia battente che ha reso l’operazione abbastanza ardua.

Vi posso dire che ci siamo bagnati tutti, ma era talmente importante e nobile esserci, che saremmo stati disposti anche ad una polmonite, pur di fare qualcosa per cambiare questa triste storia dell’Umanità.

Come giustamente ha fatto notare la brillante figura di una Professoressa, di cui mi scuso se non riesco a ricordare il nome, appare una netta incongruenza la nomina di Matera capitale europea della cultura 2019, a fronte di una tale anomalia culturale ed evoluzionistica come la sostituzione del “petrolio verde” (la ricchezza naturale) con il petrolio nero.    Ancor più doveroso è interrogarsi sulle reali capacità di intervenire da parte degli Enti eroganti la Cultura in una situazione così grave, specialmente per le ripercussioni in termini di responsabilità degli organi amministrativi e politici, cui la Scuola deve poter fornire dei segnali chiari ed autorevoli come la Cultura merita in un Paese che suole definirsi civile ed evoluto.

Assieme al nostro atto partecipativo rappresentato dal presente Documento, forniamo immagini e video in questione.

 

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