Partiamo dalla violenza? Ucciso un Carabiniere a Cagnano Varano

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Partiamo dalla violenza?

Ucciso un Carabiniere a Cagnano Varano

 

Le considerazioni che mi accingo a svolgere nascono da un ennesimo episodio di violenza che questa volta ha colpito un carabiniere a Cagnano Varano, sparato da un uomo a brucia pelo, con il coinvolgimento grave del collega carabiniere in servizio, rimasto anch’egli  ferito.

L’evento sconcerta, irrita, accende commenti, si muove sulla cresta dell’onda reattiva.

Ho appreso la notizia, nella mattinata di ieri,  mentre ero impegnato in una conferenza, assieme ad autorità del mondo delle forze dell’ordine, e si stava parlando del grave fenomeno in crescita relativo ai suicidi di agenti dell’Arma, di Polizia di Stato e di Polizia penitenziaria.

Riesco a rimanere calmo, anche in situazioni gravi, forse per il fatto di aver  lavorato nell’Emergenza, forse per l’addestramento militare ricevuto in Servizio, forse per particolari attitudini caratteriali confermate dall’esperienza e dal tempo.

Sono abituato a considerare gli aspetti reattivi delle persone, i condizionamenti di massa, le sinergie distoniche che possono arrivare a distorcere la lettura degli eventi, ma, in ogni caso, a compromettere quella lucidità che occorre avere integra per analizzare le situazioni, trarne insegnamento ed evitare che fatti disdicevoli si ripetano.

A seconda del livello culturale e dello sviluppo animico delle persone, è facile che i commenti prendano una piega, oppure si aggroviglino dalla parte opposta.

Però, secondo me, non è bene che l’aleatorietà dei discorsi resti in balìa della casualità con cui ci si avvicenda nel presentare alla cronaca i fatti, che poi smettono di essere fatti e risentono quasi completamente dei mezzi interpretativi di chi descrive si prende l’incarico di riportare i contenuti di una realtà molto più complessa di quanto si riesca a fare o si voglia cercare di fare.

Stamane, ho sentito i modi di presentare la vicenda drammatica, che ha addolorato un’area a me molto cara, in quanto Cagnano Varano è la sede della Grotta antica di San Michele, ove sarebbe arrivato San Michele e dove si sarebbero incontrati i cammini di varie figure di Santi e personaggi della mistica e della religione, al massimo dei livelli.

San Michele Arcangelo è protettore della Polizia.

Cagnano Varano è un’area del foggiano, che dimostra parecchi segni gravi di degrado e di povertà, indotti dal malgoverno, e che hanno accentuato immensamente la prosperità della malavita locale, di cui l’episodio in questione è come un fiore nato, in uno dei momenti di massima espressione vegetativa di gravi rigurgiti sociali, reattivi  al dissesto globale della nostra Nazione.

Mi chiedo se la malavita selvaggia e inarrestabile di luoghi come Castelvolturno, ove impera il potere più malsano dei delinquenti nigeriani, possa mai essere contrastato dalle Forze dell’Ordine, che si curano di tenersi lontane da una situazione molto più grande di loro e che teoricamente lo Stato dovrebbe avere cura di rimuovere, fornendo gli strumenti adeguati.

Ma si pensi anche a Ostia, a pochi passi dalla Capitale.

Gli Agenti, per rimanere vivi, sono costretti a rimanere distanti dal centro di fuoco, mentre si compiono delitti gravissimi all’ordine del minuto.

Allora, caro Vincenzo, caro Maresciallo, che svolgevi la Tua missione con coraggio a serenità, davvero sei un Eroe, per vari motivi, perché facevi il Tuo dovere, perché Ti comportavi bene, ma soprattutto perché lavoravi in una condizione in cui lo Stato lascia in difficoltà soprattutto i suoi diretti rappresentanti, Ti sei fidato del prossimo, che non ha esitato a toglierTi la vita, offendendo i dettami più sacri della società civile e della carità cristiana.

Però, adesso lo Stato non strumentalizzi la Tua morte, perché noi uomini lucidi, intellettuali e rappresentanti dell’elite sociale politicamente sana, restiamo in osservazione, austera e implacabile.

Che strazio, sentire che Cagnano è rimasta insanguinata da un evento così grave e apparentemente inspiegabile.

Provo un grande dolore per il Maresciallo deceduto così ingiustamente, ma non posso anche non provare un dolore forte per l’uomo che ha compiuto il gesto scellerato, che ha smesso di vivere anch’esso.

Poi, sullo sfondo, volgo il cuore a tutti coloro che si uccidono, Agenti di vario ordine e grado, tutti con le stesse modalità: terminano il turno di servizio, si siedono alla guida della propria automobile, per tornare a casa, ma prendono l’arma di ordinanza e si sparano un colpo.

Poi, proseguendo nella videata globale sulla nostra valle di lacrime, penso a tutti i suicidi per questioni finanziarie, per sequestri e per crolli professionali, in questa società, che sembra sempre di più programmata per non favorire il proseguimento dell’esistenza.

Il rispetto della vita non è nemmeno garantito dagli allevamenti intensivi di animali, che vengono sacrificati senza ritegno e sottoposti a torture e sofferenze atroci, prima della macellazione e durante le fasi in cui conservano la capacità di provare dolore.

Sono annichilito dalla sensazione globale che questa società genera in me, quando mi accorgo che proprio il bene più prezioso, la vita, è trattato con una superficialità opprimente, come se l’argomento fosse inanimato.

Penso a tutti coloro che sono costretti a fare un lavoro in cui non credono, che alimenta in essi rimorsi, oppure quella vaga e pericolosa sensazione di impiegare la propria vita in modo sbagliato, anticamera atta a fare approdare al suicidio.

La società non è costruita per il rispetto della vita.

Odo i toni reattivi degli uomini al governo, che inneggiano alla reazione violenta, alla repressione, e penso quanti meccanismi di nuova violenza questo comportamento potrà fare ricadere sulla nostra vita quotidiana, dove un esercito di persone miti e remissive già vive nel terrore di dover avere a che fare con uomini che rappresentano le Istituzioni, e che non impiegano sempre le modalità ideali per farlo.

Tutta la dinamica sociale è fatta di azioni e reazioni, ma, come insegnava Domenico Giorgio, le reazioni umane, diversamente dalle Leggi della Fisica, sono sempre senza misura.

Domenico Giorgio aggiungeva che “maturità è il conseguimento del senso della misura”.

Mi chiedo ove sia il senso della misura, in un contesto dove moltissime persone mangiano senza motivo, ogni giorno, quantità spropositate di carne di cui non hanno bisogno.

Le Leggi non si curano di innumerevoli aspetti, che sarebbero al centro di una vita sociale davvero civile.

A iniziare dal sistema fiscale, non siamo di fronte ad un’entità funzionale necessaria per una sana esistenza nel rispetto delle regole etiche, bensì di fronte ad un sistema di tortura efferato, che nascondendo la verità, la sopraffazione operata dalla psichiatria finanziaria, sadicamente, esercita una delle influenze più disabilitanti alla gioia di vivere.

E poi ci meravigliamo se esplodono focolai di violenza efferata, qua e là, contro i quali si reagisce con altrettanta violenza?

Le Forze dell’Ordine vengono scagliate contro un popolo ormai ai limiti della sopportazione.

Non tutti sono in grado di assorbire certe atmosfere inadeguate con ordine ed equilibrio, ma, soprattutto, con tolleranza e pazienza.

Le persone sono esasperate!

La cosa che offende più che mai la mia sensibilità è la sommarietà, densa di grande ignoranza, da parte di chi dovrebbe tenere a cuore le letture equilibrate dell’accaduto, e dovrebbe essere di esempio per insegnare ai cittadini come si vive e come ci si comporta.

Devo ricordare che la detenzione, il carcere ha come scopo primario quello di favorire il ravvedimento degli individui che hanno commesso reati, mentre lo scopo di tenere queste persone lontane dalla società diviene paradossalmente secondario, perché al posto loro vi sono numerose altre persone, in libertà, che possono continuare ad operare in modo antisociale.

Allora, si dia preminenza allo studio delle dinamiche criminali, trasformando l’accanimento verso il singolo in occasioni di prevenzione per evitare che si ripetano scene analoghe.

Mi dispiace per Salvini e per Di Maio, che inneggiano a modi che precludono l’apertura alla comprensione e preparano la strada per nuova violenza, ma soprattutto, indirettamente, aumentano la distanza fra gli Agenti e la gente comune, in mezzo alla quale qualcuno, come   un arco voltaico, scaricherà all’improvviso la sua violenza e la sua rabbia contro il primo che capiterà a tiro.

Un’epoca in cui lo Stato è diventato causa di orrore per i cittadini, non meraviglia che qualcuno si scagli contro chi lo rappresenta, come un Carabiniere.

Mi chiedo perché molti Agenti si uccidano! Non è che forse, ad un certo punto, non riescono più a reggere a situazioni abnormi, che la propria condizione di servizio comporta?

Lo Stato, quello sano, non esiste più da tempo, esiste, al posto suo, una compagine cinica che “arzicocola” trappole per persone che si alzano al mattino e vorrebbero lavorare e vivere serenamente, anche affianco ai propri fratelli Agenti dell’Arma, di Polizia etc.

Ai Carabinieri, che ammiro e con cui ho un ottimo rapporto, per i miei impegni sociali e politici, tanto che sono vicino ad una delle più nobili espressioni del Loro Corpo, il Generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo, vorrei dire dal profondo del cuore di prestare attenzione a non fare in modo che il potere colluso al governo strumentalizzi la morte di una persona straordinaria, le cui doti professionali ho sentito decantare da chi lo conosceva direttamente.

I cittadini vogliono sentire l’Arma come una custodia e una protezione speciale e non come un gruppo di cani arrabbiati contro la gente, che, solo sporadicamente, contiene delinquenti.

Ogni deformazione della realtà, ogni riduzionismo della diagnosi globale del sociale non potrà che esporre ulteriormente gli uomini della Sicurezza a rappresaglie violente e ingiuste che saranno aizzate da influenze negative dall’alto, prive di un corrispettivo di utilità sociale, anzi animate da un pericoloso plagio a danno di persone, che, tolta la divisa, sono esattamente come tutti noi.

I Carabinieri rischiano di essere il parafulmine dell’odio e della rabbia indotti dal Governo, sistematicamente disordinato e molesto, che dovrebbe essere, invece, la fonte dell’Ordine e dell’Amore, nei suoi mille rivoli sociali.

La violenza non è un punto di partenza, ma solo la stazione di arrivo e di smistamento di energie disordinate , quando qualcosa di sacro nella società non esiste più.

 

 

 

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