Stato morale degli italiani

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Stato del morale e del benessere degli italiani

Probabilmente, molte delle pagine simili a quelle che seguono non sarebbero mai state scritte se il Paese versasse in condizioni di amenità.

Le difficoltà della vita quotidiana spostano il baricentro dell’azione dall’inconsapevole agire,senza  inutili domande, sino alla tautologia più sterile, ove si risponde alle domande con altre domande.

Quando una persona gode di buona salute non dirà mai:” io ho la prostata”, in quanto gli organi non vengono percepiti, se la vita fluisce senza l’ostacolo della percezione di un frammento che sarebbe miscelato  armoniosamente nel tutto.

Così è la società, che scorre fluida, se tutto funziona, e se le persone sono poste nelle condizioni di potersi esprimere liberamente e produrre il proprio lavoro per l’avanzamento globale delle condizioni di vita.

Normalmente la società evolve tramite scoperte e iniziative, che spostano lo standard di qualità della vita.

Tale tipo di attività è possibile se vi è un’atmosfera di serenità diffusa, pur essendo, talvolta, proprio la difficoltà a fare venire delle idee nuove.

Tutto ciò di cui si parla troppo è ciò che non funziona.

Per funzionare bene, un sistema deve essere integrato, cioè ogni parte deve agire in sincronìa armoniosa con tutte le altre.

E’evidente che, come il sangue collega ogni parte di un organismo, così il denaro rappresenta il tramite di ogni sia pur piccola porzione del sistema sociale.

Si attribuisce ad esso il potere di rappresentare le funzioni svolte dai singoli operatori, che creano economia, partecipando alla vita produttiva dell’intero sistema.

Un apparato del genere funziona sino a quando non interviene qualcuno che pretende di conferire, egoisticamente, il prezzo, da egli ritenuto idoneo, a ciò che sta facendo, anche se non lavora nel senso più classico del termine.

Allora accade che anche chi non ha mai lavorato, se si è occupato solo del flusso di denaro, inventi il modo per guadagnare senza lavorare, dettando leggi che non possono corrispondere alle regole di chi è limitato dal fatto di avere sempre soltanto lavorato.

Lavorare non crea economia, come la intende il sistema speculativo finanziario mondiale, che sposta l’asse dal lavoro propriamente detto sul marchingegno che modula i flussi di denaro, sino a lasciare completamente fuori proprio colui che genera, dall’inizio, il flusso di denaro.

Nessuna speculazione sarebbe possibile in assenza del movimento iniziale anche di pochi spiccioli.

Il lavoro è la corrente, il denaro è la macchina per veicolarla.

Nessuna ricchezza dipende direttamente dalla quantità iniziale di denaro investita, ma dall’arguzia  con cui quel denaro viene fatto muovere successivamente.

Le regole morali sono il freno inibitorio che determina l’uso equo del movimento del denaro.

Così, se io contratto molto su quanto richiesto dal venditore, finirò per deprimere la sua dignità e ottenere la merce ad un prezzo che mortifica il lavoro che ha consentito di disporre di quella merce.

Il valore di ogni merce dipende prima di tutto dalla disponibilità a volerla acquistare, mentre anche il bene più importante non ha valore se manca la richiesta.

La nostra società è giunta a richiedere, come merce primaria, il mezzo con cui si acquistano le merci, il denaro, che viene considerato merce di scambio e venduto e acquistato come se fosse esso stesso il bene centrale.

Tale è la svista centrale, da cui origina una grande serie di problemi per l’umanità.

Il bene fondamentale è la bellezza della vita, la vita stessa, la salute e la relazione costruttiva fra entità capaci di suscitare l’attenzione  l’una dell’altra, costituendo la base per uno scambio di denaro che corrisponda all’importanza dell’attività svolta per la piazza globale.

L’interesse spropositato per il concetto di denaro ha creato organismi che sono fuori del sistema e che si comportano come un tumore maligno, incapace di interagire costruttivamente con le energie del sistema globale.

La circolazione spontanea del denaro quale linfa del sistema economico globale viene disturbata da circuiti patologici, che sequestrano quanta più linfa possibile, per rimetterla in circolazione a caro prezzo, tramite il ricatto, l’estorsione, il falso in bilancio, che sono la regola di base del sistema bancario.

La disponibilità globale di energie in gioco, nell’esistenza, risulta parassitata in modo esponenziale dalle entità speculative, che rendono vano qualunque sforzo produttivo delle singole componenti, in quanto si attivano continuamente dei meccanismi che privano i lavoratori della facoltà di godere a pieno del frutto loro dovuto dal proprio lavoro: il guadagno.

Ciò che sarebbero proprietà e diritti naturali sono stati fatti diventare un bene speciale, che ha un costo.

Il guadagno prodotto consente investimenti che generano proprietà e diritti, che, però, costano talmente tanto da rendere sconveniente il fatto stesso di goderne.

Lo Stato fissa le regole per continuare a godere dei diritti, anche se acquisiti con sforzo e con tanto lavoro, sicché il mantenimento del bene finisce per costare molto di più di quanto speso per acquisirlo.Trattasi di un vero e proprio “pizzo” che viene imposto ai cittadini, e che determina sconforto e grave perdita della libertà.

La trappola della ricchezza apparente si rivela un capestro, che stringe tanto di più quanto più in alto si sale, ma la stretta è improvvisa e fatale, qualora anche un minimo problema destabilizzi l’equilibrio, che è sempre tutto a favore delle banche.

Il privato cittadino è come una tubazione minore, che intercetta un grosso viadotto, al cui flusso assiste pressoché impossibilitato a goderne.

La maggior parte delle persone ha incorporato, nei codici ritenuti normali, una serie di limitazioni e sopraffazioni che nulla hanno a che fare con la vita: è come far pagare l’aria che respiriamo.

Tutta questa condizione appena descritta viene ignorata dalla quasi totalità della popolazione, soprattutto da tutti coloro che, per lavoro, inconsapevolmente, alimentano e reggono il meccanismo parassitario totale.

Tale massa enorme di persone è quella che svolge il lavoro più inutile, che serve solo a creare alienazione, instaurando gli schemi del servilismo e della burocratizzazione della vita, che dovrebbe essere semplice e intrinsecamente ricca, senza la pressante e appiccicosa convalida di organismi fattizi che non possono arrogarsi il diritto di mettere il tassametro alla corsa della nostra vita.

Per esempio, tutto il denaro che viene fatto versare alle persone come se fosse un bene che essi devono produrre personalmente, rappresenta una enorme svalutazione del valore stesso delle persone,  in quanto viene sminuito il valore d’acquisto della propria esistenza e della propria capacità di apportare contributi alla vita sociale.

La persona porta ricchezza alla società, già da quando viene al Mondo.

Se una persona non ha denaro sufficiente per avviare un lavoro, immediatamente viene sottoposto a un processo di sminuizione del proprio valore, costringendolo a sopportare uno sforzo finanziario che già egli non poteva sopportare. Sembra una pena dantesca nell’Inferno della  Divina Commedia.

Insomma la funzione del denaro è, ufficialmente, quella di creare ricchezza, ma, praticamente, è quella di costruire un meccanismo che impoverisce sempre di più chi ne fa uso, vista l’origine della sua concessione a debito, sin dalle prime battute operative che ne rappresentano il macrosistema reso disponibile dai governi, che sono i maggiordomi delle banche.

Alcuni crimini storici contro singoli e contro l’intera Umanità sono sedimentati attorno all’innaturale convinzione di dover mantenere tale disquilibrio.

Non è possibile creare ricchezza con un sistema concepito per approfittare delle persone.

Le banconote nascono come furbizia a danno degli ingenui e pascono come il nemico invisibile dell’Uomo nel mezzo del contesto in cui egli vive.

La stessa ricchezza, che pare transitare nelle mani degli amministratori della macchina finanziaria apicale, è assolutamente fittizia, tanto che diversi di questi personaggi, da me conosciuti, conducono una vita individuale sciatta  e senza gioia. Queste persone sono prive dei beni essenziali: la gioia di vivere e la bellezza interiore.

Ci troviamo dunque di fronte ad un meccanismo, che io chiamo psichiatria finanziaria, che non genera nulla di positivo e che lascia soltanto agli approfittatori quel passeggero senso di potere, che non si configura in nulla di grande o di bello, nemmeno per loro.

Per capire come si sentono le persone nel nostro sistema, occorreva soffermarsi sui meccanismi che ho spiegato.

E’ così possibile comprendere perché prevale un senso di impotenza, di piccolezza, di insufficienza, che sono le modalità adattative spontanee per soffrire di meno in condizioni di ristrettezza fittizia che non corrisponde alla grandezza della vita stessa.

Un bambino nasce e gli si dice sempre che egli deve adeguarsi, rimpicciolirsi, perciò la fantasia e l’immaginazione si piegano alla pochezza e finiscono per assecondare il potere rimpicciolente del denaro.

La naturale propensione a fare progetti ed espandere la propria creatività viene tenuta a freno dall’atmosfera di inibizione globale, costruita tramite l’applicazione puntiforme di tutte le sinergie dovute al sistema denaro, che è come uno spettro, e avvilisce e mortifica la grandezza dell’uomo.

L’eccellenza della qualità è sottomessa al concetto di costi, per cui ci si accontenta di oggetti e sistemi carenti e incompleti, in vista di un ipotetica difficoltà a sostenere costi che sono l’ombra della mediocrità alimentata, che nasconde e svia la realizzazione di iter di alto livello.

Ciò è fatto anche pensando che così si generano nuovi flussi di denaro, per rimediare alle anomalie della qualità, mantenendo spese che non corrispondono al miglior risultato raggiungibile.

Bisogna aggiungere che nella distonìa prodotta dagli effetti speciali di tali meccanismi, si genera un falsato senso di potere delle persone dedite al commercio di denaro, che finiscono per credersi, capaci di tutto, anche se in pratica sono soltanto abili a ingannare la gente, ma anche sé stessi.

Generalmente, tali individui, secondo la mia esperienza, sono tipicamente incapaci di manualità fine e di attitudini pragmatiche, in quanto usano quasi soltanto la parte sinistra del loro cervello.

I veri protagonisti della storia dell’umanità, che sono le persone intelligenti e creative, rischiano di deprimersi gravemente, perché non riescono ad avere i mezzi finanziari per dare corpo alle proprie attività.

Prevale la gestione mediocre, che ha quella furbizia, tale da imporsi, con la pochezza, sulla delicatezza, spesso necessariamente lenta e fragile, delle eccellenze.

Facilmente, i finanziatori si atteggiano a deus ex machina e umiliano gli inventori, costringendoli a convincersi di non valere nulla senza la spinta del denaro.

La nostra società è continuamente limitata da dispositivi atti a contenere la scintilla divina della persona.

Paradossalmente, proprio le religioni, sono studiate appositamente per svolgere tale funzione, ma qui tocchiamo il tabù, cioè l’intoccabile.

L’ordito della tela sociale viene annodato con numerosi limiti del comportamento, continuamente indotti, come una grande ignoranza, lo spargimento di una serie di informazioni ottenute e rese troppo velocemente, che non creano conoscenza, anzi vi attentano; la diffidenza, alimentata dai sistemi politici di pseudo-comunicazione, imbàmbola e scoraggia a volersi rendere conto, effettivamente, degli argomenti.

Funzionali a tale scopo sono: l’uso di alimenti che non nutrono, ma inducono facilmente danni, la creazione artificiale di patologie, di cui i maggiori responsabili sono i medici, l’uso smodato di farmaci, che spostano la vita fuori di noi, l’implementazione dei circuiti di sabotaggio del sapere e dei profili di professionalità avanzati, che vengono bombardati dalla pochezza dei servi del sistema, compresa la magistratura.

La magistratura, che dovrebbe essere la garanzia della Giustizia, non può non essere collusa, in quanto assiste, rigida e castrante, a molti scenari di richiesta, anche spasmodica, di verità e di uguaglianza.

L’aspetto che più mi lascia interdetto è la pochezza della vita individuale che le figure ammalanti della società hanno, mentre alimentano con il proprio lavoro la pochezza e il declino del Popolo.

Conosco molti di loro, li conosco benissimo, si muovono tra l’ipocrisia, il servilismo, la paura di perdere i privilegi loro concessi in cambio della incongruenza sociale del loro “lavoro”. Queste persone hanno scrupoli continui, ma hanno dovuto imparare a trasformarli, tramite una struttura nevrotica reattiva, che sposta il disagio sul corpo e crea gravi malattie psicosomatiche.

Sembrerebbe giusto intervenire con dei grandi ceffoni, per farli svegliare tutti, ma i ceffoni non si possono usare.

Usi l’amore, talvolta funziona, ma il momento magico, in cui tali creature possono ritrovare sé stesse è, decisamente, la pensione dopo il lavoro. In quella fase possono dare tanto e il loro contributo è prezioso come quello dei malavitòsi pentiti.

Nel mio scrivere non vi è disprezzo per le persone che indico, che anzi ho degnato della mia delicatezza e del mio aiuto, ma non io non posso attendere di andare in pensione, per fare questa fotografia sullo scenario teatrale della nostra vita. Sono un reporter, è il mio lavoro.

Per le persone che possano identificarsi nelle posizioni citate, aggiungo che ho un estremo rispetto e che dipende solo da loro, quanto rimarranno danneggiate dalla rigidità con cui dovessero continuare a fingere di non capire.

Anzi, penso che serva un’altra pensione, per riconoscere i danni che proprio queste persone hanno riportato nella loro anima, per aver dovuto continuare per molti anni a soccombere a dinamiche che non hanno permesso loro di fiorire pienamente alla vita in un tempo anteriore.

Nella nostra società, lo stato di precarietà e di indigenza è talvolta così spinto che le persone si lasciano mettere nell’angolo e si lasciano andare, concedendosi solo stravizi alimentari che presto comportano malattia e altri problemi di isolamento e ingiustizia.

Molti professionisti abusano di alcool, quotidianamente, oppure usano droghe di vario genere, spesso cocaina, nel fine settimana, con estrema frequenza impiegano cannabinoidi, per ritrovare la pace, a fine giornata, e fumano davanti ai loro bambini.

La prepotenza di molti dei ruoli di controllo è rapportata alla loro piccolezza: infatti vengono arruolati soprattutto gli indolenti e coloro che dimostrano chiaramente di non saper pensare.

Oggi, addirittura, che il Popolo urla alle forze dell’ordine di intervenire  e agire per il bene, accade sistematicamente che questi individui guardino altrove, restino in silenzio e dicano, al massimo, che sono pagati per non pensare. Complimenti!

In occasione di manifestazioni del Popolo per evidenziare i problemi, per difendere la propria dignità, le forze dell’ordine sono l’ago della bilancia, proprio per l’impersonalità e la menomazione animica con cui schiacciano la gente, malmenandola e umiliandola, garantendo una forza ai vertici politici, che essi non potrebbero avere.

Ecco perché, alla fine, sembra che il potere da rettificare sia quello delle forze dell’ordine e non quello degli organismi che li pagano, attingendo al sangue dei contribuenti versato sotto forma di tributi in denaro, denaro che poteva essere stampato e usato anche per questo, qualora avesse avuto senso.

I governi avvicendatisi nelle varie epoche non si sono curati dei valori, dell’etica, della grandezza dei sentimenti, lasciando il Popolo soltanto memore dei messaggi transgenerazionali antichi che, col tempo, si affievoliscono e fanno spazio al loro esatto contrario.

Grazie ai mille metodi di obnubilamento della coscienza, i giovani risultano sempre più aridi, cinici, fratturati in un sentire distonico e servile ai ruoli più vuoti della società incangrenita.

Per esempio, la moda degli abiti strappati offende quel senso di abito a modo, nuovo e garbato, e risente troppo dello sfacelo in tutti gli altri settori.

La scuola, schiaccia e appiattisce, con il rullo della normalizzazione, tutti i talenti che risultano scomodi per le gerarchie apicali, le quali hanno da perderci a confrontarsi con l’intelligenza delle persone.

I profili di professionalità sono resi privi, sempre di più, dell’umanità che viene ritenuta essere una dote obsoleta, quasi un ostacolo alla prassi.

Le numerose manovre per ridurre la libertà, le costrizioni, le incongruenze, le vessazioni di ogni tipo rappresentano un vero e proprio danno biologico a carico della popolazione, ormai indebolita, al punto da non riuscire nemmeno a difendersi dalle strette più acute, che vengono inferte all’improvviso, come quella dei vaccini.

Lo scenario è macabro, al di là delle motivazioni storiche palesi, ma anche occulte; il modello situazionale realizzatosi è il famoso esperimento dell’inibizione all’azione, ove il topolino, ormai scoraggiato nell’intraprendere iniziative, si abbandona in un angolo.

Tutto il sistema sociale sembra progettato per privare le persone comuni della gioia di vivere, relegando la libertà di disporre dei brandelli di vita residua a pochi scellerati che si ammàntano di autorevolezza, ma sono penosi nel pensare e nell’agire.

Negli anni si sono solidificati dei ruoli di appoggio al sistema di governo, che ne rendono possibile e applicabile l’esistenza nella veste attuale, trattasi delle forze dell’ordine e dei giornalisti, protetti dalla magistratura, in modo che qualunque movimento fuori del coro, che deve rimanere sempre indottrinato, si appalesi  come un atto sconveniente e, in quanto tale, sia scoraggiato e gravemente represso e punito.

Il meccanismo globale che si è generato ha le caratteristiche del così detto feedback positivo, vuol dire che è come un termostato in cui all’aumento della temperatura non corrisponde una temporanea interruzione di energia elettrica, sicché la temperatura aumenta sempre di più, cioè manca la regolazione.

Ogni sistema che manchi di regolazione è intrinsecamente perverso e tende all’autodistruzione: questi princìpi sono la base dei sistemi di cibernetica, la scienza che si occupa dei meccanismi integràti, che svolgono, in modo automatico e perfetto, le funzioni per le quali sono impostati.

Facciamo l’esempio di un robot che costruisce una porzione di automobile: ogni movimento è reso fine e preciso, grazie all’automazione che riconosce, tramite sensori, i vari fine corsa delle cinetiche e produce dei segnali di risposta regolatoria.

L’alternativa è lo sconquasso più inaudito: la nostra società è in tali condizioni, poiché non vi è più regolazione nei meccanismi comportamentali, sia degli oppressori che degli oppressi.

I primi non sono oggetto di alcun segnale di contro-regolazione, e spingono le proprie mosse oltre i limiti, senza ritegno; le vittime di tali errori sistematici, a causa della paura e dello sconforto,  agevolati artificiosamente con farmaci e condizionamenti plùrimi, si inoltrano in vicoli ciechi senza ritorno, che portano  a subire indegnamente l’umiliazione a oltranza, oppure entrano in circuiti criminosi, che altro non sono che lo specchio della disfunzione centrale.

Un aspetto singolare è la reiterazione di contenuti ideici e verbali, che abbondano nella rete informatica, che, per sua natura, rinforza la virtualità delle informazioni, staccandole sempre di più dalla realtà.

La realtà resta un frammento che si agita, come una coda di lucértola staccata dal corpo, ove il corpo diviene il web, inutilmente assorto in una dimensione che non influenza più la coda, ormai persa.

Una società schizofrenica, ove le singole porzioni, nell’illusione del delirio di comunicazione, tralasciano il “qui ed ora”, per dedicarsi all’altare della proiezione di una realtà impossibile da vivere, mistificata, una realtà che non ti fa correre, sudare, sentire la stanchezza, che non ti fa ridere e nemmeno piangere, ma soprattutto non ti fa ragionare, a rischio che un garante, ipotetico e opprimente, possa parlare di fake-new, cioè delle false notizie.

Questo suono, fake-new, corrisponde, ormai, ad una sincinesìa, che affianca la risata al diverso, senza soffermarsi nemmeno un attimo a capire di che cosa si stia, davvero, parlando.  E’ un modo per appiattire le persone, uniformare i criteri e scongiurare genialità fuorvianti.

La falsità delle notizie è divenuta il commercio a cavallo fra l’inquisizione e il controllo del paranormale, visto che tutto il knowhow, che esula, originalmente, dall’establishment approvato, diviene oggetto di persecuzione e isolamento.

E’ un teatro, ove salgono sul palcoscenico soltanto gli attori programmati, mossi come burattini dai tecnici di Mangiafuoco, mentre guardie di ogni tipo, ormai su cavalli mediatici, sòlcano gli abissi della coscienza e penetrano in casa, tramite la televisione, a commentare, che cosa, le notizie dei giornali.

Scenario macabro, che si svolge nella notte limbica dell’incoscienza globale, ormai una vera e propria quarta dimensione, espropriata dall’individualità, e in prestito ad intelligenze artificiali che di umano non hanno più nulla.

Le persone sono estraniate, confermo estraniate, dalla propria storia, che li ha custoditi per sempre e che ora resta vuota, come gusci spaccati di uova di uccello cadute dall’albero, senza nido, alla mercé delle intemperie e letteralmente travolte dalla centralizzazione, che traveste il verticismo da populismo e da neoliberismo, ingannando il destino dei popoli, che vengono estratti dal proprio utero, prima di essere concepiti ad una matura dimensione internazionale.

Dietro a tutto ciò vi è, ancora una volta, la speculazione finanziaria, il sottile piacere di condurre la storia del Mondo, da una sola stanza, in cui non entra chi non è disposto a strisciare.

E’ questo il copione dell’umiliazione, tipico dei rituali segreti di costrizione, che sono al centro di certe massonerie e di certi àmbiti così detti satanici.  Purtroppo, sono le modalità che determinano i gruppi di appartenenza.

Un altro fenomeno, ancora più singolare, che io chiamo la stanza degli specchi, si riferisce ai riflessi infiniti che l’osservatore crede di vedere, ma che sono frutto del rimbalzo infinito di verità che, alla fine, non si sa più dove iniziano e dove finiscono.

L’etimologia di speculazione non è estranea a speculum- specchio, ad annuire all’illusione creata da chi specula, attraverso la creazione di fantasmi percettivi, che collocano ricchezza al posto della povertà, offendono la grandezza dell’uomo, sottoponendola a quella della carta straccia dei soldi.

Si tratta della stanza delle illusioni, dove è possibile collocarsi razionalmente, soltanto a occhi chiusi, cioè elidendo il canale di cui si abusa, la vista, ma, nella metafora, sto parlando anche della comunicazione.

La comunicazione è il bene più inflazionato, è talmente abbondante che si tratta ormai solo di un frastuono, nel mezzo del quale, i vertici pragmatici della speculazione finanziaria orientano le greggi a suon di urla , come fanno i pastori, nella corsa impazzita del rientro all’ovile delle bestie.

Nella mia terra, ove la pastorizia è ancora di casa, ho visto molte volte il gregge di pecore che correvano, saltando e ficcandosi nei così detti “passaturi”, che sono porticine strette ricavate nei muretti di recinzione in pietra, ove le pecore si precipitano, frettolosamente, passando una alla volta, senza sapere perché. E’ l’urlo che muove l’effetto, un urlo istintivo, atavico, antichissimo, che non ha nessun significato, ma risuona nelle vallate e rimbalza anche sulle stelle, che guardano l’umanità al tramonto.

Yheeeeééée-yhaaaààààa ….. bbbbrrrrrrrrrr….yhaaaaaaa

I cani da gregge, con i quali c’è poco da ragionare, perfezionano il lavoro, che appare come una dinamica convulsa e automatica, evocata quotidianamente dall’urlo del pastore, un vero e proprio rituale tribale, la cui origine si perde nella preistoria, ma che, oggi è trasformato e prestato ad ambienti che con la pastorizia sembrano non c’entrare più nulla.  La massa delle persone!

E’ la nuova pastorizia, ove al posto delle pecore vi è l’intelletto delle persone, nel nuovo ruolo di animali da pascolo, riconducibili nelle stalle per la ricarica notturna di informazioni che li tengono a contatto col triste pascolo reale, una landa desolata, di commercio, di emozioni e competenze, fatte per sopravvivere a mala pena.

La mungitura, in questo caso, non produce latte, ma azioni compulse, che fluiscono non più da rassicuranti mammelle, archetipo femminile di prosperità, ma da bocche insulse che non conoscono più la poesia e mani inoperose che non sanno fare più nulla, che parlano benissimo l’inglese, ma non conoscono più le sfumature della lingua d’origine, con cui potevano variegare l’espressione e renderla preziosa.

Il meccanismo è di tipo parassitario, con le modalità sadomaso, che non contemplano la possibilità  di respirare a pieni polmoni, ma soltanto di rimanere sufficientemente vivi per prolungare la contestualità relazionale  malata.

Un particolare perfezionamento delle tecniche in tal senso è la medicina, una piovra mostruosa, con moltissimi tentacoli, e la riprova di ciò è il senso di vuoto che si respira nelle corsie degli ospedali che somigliano di più a lager che a posti di cura.

Il fulcro di tale dimensione è la privazione di dignità cui soggiace chi non sta bene.

E’ un copione automatico, che autorizza ogni tipo di personale, dal primario al portantino ad utilizzare sistemi di comportamento che egli non vorrebbe si usassero nei suoi confronti.

Perché accade ciò? Perché la frequenza di intonazione di tali ambiti non è l’amore, ma approfittare dell’impotenza delle persone, per esercitare il proprio potere mancato e che si insegue da sempre, invece di pensare in che modo offrire il proprio aiuto a chi ne ha bisogno, dato che si è avuta la fortuna di avere persino uno stipendio per questo.

I ruoli sono svuotati di una effettiva autorevolezza di fronte alla vita, e quindi, gli agonisti tendono, inconsapevolmente a riempire tale frustrazione con rigurgiti di autorità che nulla c’entrano con l’applicarsi amorevolmente all’assistenza del prossimo.

Ho visto molte volte quello che sto descrivendo e ho evitato che si realizzasse nelle dimensioni dove potevo comandare io.

Ho visto molte volte, ed ho interdetto, quando ho potuto, infermieri che passavano con gli stessi guanti da un paziente all’altro. Forse per ridurre i costi? Quali costi, quelli in denaro o quelli in qualità dell’assistenza.

Ci sono riuscito, ma penso che finché dedicheremo più templi alla malattia che alla salute, finché li chiameremo aziende sanitarie,  non ci potremo liberare dei limiti dell’assistenza così com’è.

E’, ancora una volta, una questione di monetizzazione degli indotti. La salute rende di più quando è persa, che quando si opera per il mantenimento della stessa.

Il sistema di psichiatria finanziaria prevede la necessità di mantenere le persone nella condizione di bisogno, altrimenti si perde la possibilità di imporre la supremazia dei gruppi che hanno monetizzato tutto. Bisogno è anche la malattia.

Perché l’uomo monetizza la realtà? Ciò accade quando vi è povertà, quando si dimentica la propria natura divina e la propria trascendenza spirituale, il senso della continuità che fa passare le azioni di una persona in quelle delle persone che verranno.

Le azioni di chi ci ha preceduto sono come le radici affondate nella storia del legame col territorio, rappresentano la nostra essenza, giunta a maturazione, per vivere un luogo e un tempo.

Il passaggio dei vissuti autentici della nostra cultura e della nostra storia non sono assoggettabili a logiche di deprivazione della nostra sovranità territoriale, specie con intenzioni di tipo speculativo e centralizzante, che operano come una forza di esproprio di un feto dall’utero, che lo ha portato in vita, e si contestualìzzano come un fattore abortente.

Nel contesto così descritto, tra i riflessi che distorcono la verità, la maggior parte delle persone è semplicemente confusa, senza certezze, in crisi, perché sbarcare il lunario è sempre più difficile, ma per alcuni di loro è ancora più difficile, in quanto avvertono l’incombenza della negatività, come anche non riescono a disinteressarsi delle condizioni in cui versa l’umanità.

Molti pazienti, molti amici, mi inviano messaggi di grande dolore, senza che abbiano dei veri e propri problemi personali, ma sentono la negatività del Mondo, non sono dei malati di mente, sono dotati di sensibilità per riconoscere le incongruenze assurde cui la vita è assoggettata.

L’interesse del Governo a voler difendere, con vaccini incerti, una popolazione torturata in mille altri modi certi, è veramente quanto di più patetico possa visionarsi sulla faccia della Terra.

In questi casi, vi è una specie di nostalgia di una condizione che viene percepita lontana, come se fosse l’Universo distante e assoluto, nella sua perfezione irraggiungibile.

Le persone che vivono tali sensazioni sono spesso impegnate in attività sociali tese al riscatto della felicità perduta dalla gente.

In tal senso, promùlgano i valori più squisiti e impiegano molte forze, rasentando spesso lo sfinimento, perché lo scontro con la durezza della vita sociale, così come è concepita, è ìmpari.

Lo stato d’animo è, in questi casi, intrìso di sofferenza, che si cerca di trasformare continuamente in azione, ma occorrerebbe il miracolo della revisione totale dei paradigmi globali, che incàrcerano le relazioni fra gli esseri umani all’interno della tracotante pretesa di gestire la vita delle persone a suon di soldi.

La trasformazione lenta di sempre più vaste quantità di persone, verso comportamenti meno implicati nel mantenimento della grande prigionia della finanza e della burocrazia, è come un gigantesco iceberg, che avanza verso aree fredde, ma in un mare caldo, che attenta alla sua solidità dal basso, da lì da dove esso si connette con il resto del Mondo.

Le persone più sane avvertono contemporaneamente l’assurdità del tempo  storico e l’inutilità del proprio tempo impiegato per cambiare il corso della storia.

Ciò genera scoraggiamento, che viene incanalato in attività che tendono a scollegarsi dal sociale, mentre il sociale richiederebbe che tutti se ne occupassero, ma contemporaneamente e all’unisono.

Il grande danno è la disomogeneità con cui le persone passano dalla comprensione all’azione, spalmandosi attraverso mille gradi di consapevolezza atta a garantire alla vita la sua vivibilità.

La perfezione viene intuita dalla popolazione, ma non rientra nei piani delle attività di governo, che sembrano progettare solo trappole, per fare perdere la spensieratezza e la fluidità del vivere quotidiano.

Come ho già detto, il mio osservatorio relazionale mi consente di incontrare persone che, generalmente dopo la pensione, si ravvédono dell’inutilità del proprio lavoro e si pentono, giustificandosi in qualche modo, ma vorrebbero fare qualcosa per aggiustare le situazioni che loro stessi hanno contribuito a complicare così tanto.

Peccato che, in questi casi, al massimo si riesca a organizzare qualche conferenza in cui si ribadiscono i princìpi, che sono tutto il contrario dell’attività che essi hanno svolto per tutta la loro vita.

E’ triste, anche un po’ patetico, ma è un modello, che si ripete spessissimo, nella sua inconcludenza.

Tutto ciò spinge a chiedersi perché non si riesca a cambiare le regole per istituire i ruoli lavorativi, che alla fine perpetuano il danno sociale, come per esempio, quando si parla dei lavoratori per la riscossione dei tributi, o degli ispettorati di controllo in vari àmbiti, o le forze dell’ordine, che finiscono per diventare i garanti della criminalità al governo, dell’amministrazione collusa, della burocrazia più bieca e disumana.

Per che cosa vengono utilizzati tutti i soldi estorti legalmente dallo Stato alle persone?

Possibile che manchi l’intelligenza per concedere la libertà di vivere?

Io penso che la scusante del denaro nasconda una volontà di assoggettamento della vita a circuiti di costrizione, la cui natura lascio immaginare ai lettori evoluti.

Sono convinto che abbia un senso avere il coraggio di descrivere con chiarezza questi meccanismi, che sono alla base dell’infelicità organizzata della nostra società convulsa, costrittiva e distonica.

La malattia e l’invecchiamento sono in buona parte dovuti a tali dinamiche, che trovano le persone incapaci di riconoscere i nessi causali tra la propria insoddisfazione indotta e la qualità deteriore della vita, che non permette di essere contenti dell’andamento delle cose.

La ricetta ipotetica è di tue tipi.

Da una parte, costruire gli àmbiti in cui far crescere dei nuovi modelli   di comportamento, in modo da riempire il Mondo di una nuova formula di vita.

Dall’altra, opporre resistenza alle continue manovre che ci fanno vivere “con il freno a mano tirato” dall’alto e che rendono inutilmente difficile tutto quello che potrebbe essere semplice e scontato.

Personalmente credo che bisogna miscelare bene le due tendenze di intervento, ma che negli ultimi tempi, spesso, occorra, mettere da parte la componente propositiva, per affermare il diniego e l’opposizione.

Purtroppo sembra che prediligere solo la prima parte delle modalità possibili finisca per  agevolare le azioni di disturbo, soprattutto nei confronti di coloro che non hanno molti mezzi per difendersi.

L’amore e la solidarietà, quindi, si esprimono anche nel disinteressarsi un po’ delle proprie cose, per prestare attenzione al macrosistema, in modo da poter aiutare coloro che non hanno nemmeno ciò che a noi è concesso.

La povertà di spirito continua ad esser una virtù, nella misura in cui sia uno stile quanto più diffuso, mentre è assolutamente inadatta in mezzo ai lupi famelici, che approfittano continuamente della buona fede delle persone più mansuete e ben disposte.

L’onestà, con cui ho voluto raccontare la visione della nostra condizione morale e delle percezioni possibili, se guidati da un buon senso che viene dal cuore, è inevitabilmente gravata dalla possibilità di critiche, anche aspre, anche invettive, ma ciò accade solo nella misura in cui si è ancora tra quelli affezionati a ruoli che non hanno più le caratteristiche per traghettarci al futuro di speranza in una vita migliore.

Fortunatamente, vi sono moltissime persone, per le quali non esiste alcun motivo di opporsi alle mie analisi sintetiche, perché queste persone sono già abbondantemente arrivate ad un nuovo orizzonte percettivo, che le destina, di diritto, alla grandezza delle percezioni più innovative e del fare più confacente al reale bisogno di evoluzione dell’uomo.

Manca l’esposizione del mio progetto personale, con cui opero nell’ambito in mio potere, che riguarda, soprattutto, il coraggio di vedere le cose per quelle che sono e di spiegarle.

La medicina migliore che offro alle persone è la consapevolezza della forza della vita dentro di esse, il rispetto delle regole per preservare la salute, la maestria nel recuperarla, quando vacilla.

Lo strumento più evoluto che uso è la medicina omeopatica, come atto professionale, e l’amore, come mezzo di intenzione terapeutica e condivisione dei problemi di tutti.

In tal senso, svolgo le mie ricerche scientifiche, che sono dedicate all’incremento di tali possibilità in tante occasioni.

Sono il fiduciario di una fetta molto grande di popolazione, che gode di ottima salute, che non si ammala mai di cancro. Si tratta di persone che sono arrivate alla mia attenzione in condizioni di malattia e di morbilità molto diverse, che hanno trovato l’equilibrio col mio aiuto.

Si tratta di persone con le quali intercorre un sistema di remunerazione che pone il denaro come ultima istanza, che molte volte è un pagamento in natura, che consente a chi non può pagare di godere ugualmente delle mie cure, che si è strutturato sempre di più in tal modo negli anni, e che presto mi condurrà a non esercitare più il mio aiuto all’interno delle logiche retributive previste dal sistema, che impone anche che io paghi delle tasse su quanto è sempre  più distante da un’àrida prestazione professionale, di cui i pazienti, in condizione di bisogno, dovrebbero anche sostenere l’onere per alimentare l’indotto tributario.

Il mio rapporto con le persone sarà, sempre di più, un rapporto libero.

Vorrei chiedere a tutti coloro che interagiscono con me, nell’attività politica in difesa della vita e della giustizia, di valutare con attenzione quanto e dove serva che io mi spenda in tal senso, in considerazione del fatto che le mie energie non sono infinite e che devo stare molto attento a non dispérderle più di quanto io abbia già fatto, nello slancio filantropico che mi contraddistingue sin da bambino.

Sarò grato a chiunque si ponga il problema che ho fatto presente e mi aiuti davvero in tal senso, nell’interesse dell’intera comunità che fruisce di me e con cui mi relaziono, chiedendomi quale è il modo ideale di farlo.

Grazie.                                                                         Salvatore Rainò

Altamura, 25/11/2017

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