Etere e risonanza (relazione tenuta in occasione di “Vivaverdi Multikulti 2013 – RUPEXTRE IV edizione – L’ETERE”

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Etere e risonanza

Quando, qualche anno fa, sono stato invitato dai sovietici a partecipare al Congresso Mondiale “Cosmos and Biosphere” per presentare la mia teoria sull’interazione fra energie sottili e salute, ero in un contesto dove presenziavano i più noti scienziati del mondo che si occupavano di fisica quantistica.

La fisica è una disciplina caratterizzata da impostazioni tipicamente matematiche ispirate a certezze che si riconducono a modelli prestabiliti utilizzati per leggere ogni esperimento ed ogni fatto della realtà da studiare. E’ come dire che bisogna ricondurre ad un numero limitato di nozioni qualunque fenomeno che sia destinato ad incrementare il sapere in divenire.

Nella storia del mondo vi sono molte variabili, ma forse nulla si è mai ripetuto come il meccanismo con cui si passa dall’eresia alla scienza. In una data epoca, esistono delle certezze cui affidiamo i sigilli per approvare o disapprovare ciò che pensiamo di aver studiato in ogni suo dettaglio. Però, la smentita dei così detti fatti certi è pressoché   la regola e non si fa mai tesoro  abbastanza degli insegnamenti che invitano ad essere prudenti nel ritenere già tutto considerato e calcolato.

Ogni campo del sapere è stato sempre, prima o poi, capovolto e superato in modo tale che non era possibile immaginarlo anche soltanto qualche anno prima.

L’etere, forse come nessun altro termine, mantiene la fisionomia che ha reso necessario crearne la parola. Quando si parla di etere e lo si studia, una fortissima sensazione di vago, di incertezza di impossibilità di definizione aleggia nella mente e nei costrutti, spostando gli angoli di visuale e costringendo chiunque a muoversi come un funambolo fra gli itinerari di qualunque cultura, da quella umanistica a quella più matematica.

Ma i russi, con i loro modelli sperimentali e con il loro stile di linguaggio, restano saldamente collegati alla navicella che porta gli scienziati dal pianeta di un sapere ad un altro. E’ davvero particolare l’atmosfera che si crea negli studi di questi uomini che, per motivi storici, hanno forse conservato più a lungo la possibilità di condurre una vita protetta dalla frenesia che sempre di più caratterizza i modelli moderni, anche quelli scientifici.

Molti lavori scientifici della letteratura russa pongono estrema attenzione all’influenza di fattori cosmici sul comportamento degli animali. Il comportamento umano è fortemente riconnesso alle fasi dell’evoluzione delle stagioni e dei ritmi universali. Si studiano le maree e la loro influenza sulla vita, le macchie solari e altri eventi astronomici e si delineano le relazioni con le attività umane. L’attività pensante è ritenuta interconnessa con una rete di fattori che, senza difficoltà, si riconduce al concetto di etere. Estrema attenzione è volta allo studio dell’anima, dei sentimenti, in una chiave di lettura che vede i fenomeni elettromagnetici come parte indispensabile del tutto.

L’olos, l’interezza, emerge in modo inequivocabile nelle atmosfere di un tale stile per avvicinarsi alla comprensione della realtà. Le influenze a distanza sono la regola e non l’eccezione, come invece accade in uno stile scientifico, per così dire più pragmatico. La molteplicità delle variabili in gioco non trascura nessuna possibilità di misurazione.

Questo modo di fare scienza è al centro dell’attività di ricerca scientifica che ho sposato e fatto mia: si tratta di ambiti dove gli aspetti vibrazionali sono fondamentali e molto facilmente fenomeni ondulatori si evincono dall’approfondimento di modelli diversamente non ripetibili e che sembrerebbero scoraggiare la sondabilità dei nessi.

Quanti modi esistono per fare scienza? Tanti quante sono le nature dell’uomo! Essenzialmente, però, ve ne esistono due: quello materialistico e quello ispirato. Mi rendo conto che tale dualismo potrebbe sembrare una mia velleità ed in quanto tale potrebbe essere opinabile, ma ho incontrato molti scienziati ed ho studiato i loro lavori e, davvero, alla fine, riconosco essenzialmente due modalità fondamentali che animano uno studio scientifico alla sua origine.

Esiste chi si basa saldamente sulle certezze preesistenti e chi, invece, a priori è aperto a farsi suggestionare da percorsi apparentemente inspiegabili che potrebbero capovolgere le certezze.     Dove potrebbero essere tutte le cose che ancora non conosciamo? Esiste un mondo, un sistema che le contiene e che le custodisce anche lontane dalla nostra percezione? Esiste un ordine che regola il processo per il quale esse si disvelano agli esseri umani ed entrano nella vita di tutti i giorni?

Dove erano i telecomandi, prima che qualcuno li inventasse? Dov’era l’anestesia generale? C’era qualcuno nell’Universo che, anche cento anni fa poteva sottoporsi ad una Risonanza Magnetica Nucleare……e su quale pianeta era?

Quando si raggiunge un certo livello di serietà scientifica, iniziamo a porci domande ed accettiamo di non sapere quali risposte dare.

Facciamo ora un allenamento particolare e cerchiamo di comprendere che cosa realmente accade ai processi di conoscenza: immaginiamo di poterci svincolare dalla nostra epoca e di poter viaggiare nel tempo come se esso non esistesse e come se potessimo avere di fronte a noi contemporaneamente ogni epoca ed ogni conquista del genere umano.

Immaginiamo di svolgere una formula matematica in cui la somma  del tempo (T) più i risultati (R) è costante. Al variare della prima componente  non può non variare la seconda. Il tempo è variabile, in funzione dell’epoca storica, i risultati sono variabili in funzione del tempo.

Se il tempo non fosse più la variabile, dovremmo cercarne un’altra per pareggiare i conti e cercare di spiegare sempre la veridicità di ciò che stiamo considerando.

Quale potrebbe essere, allora la variabile in gioco? Semplice: la diversità delle intelligenze, l’apertura al nuovo, la predisposizione all’impossibile!

Se il tempo non esistesse più, allora esisteremmo soltanto noi e saremmo eterni, almeno nella nostra ubiquitarietà spaziotemporale, quella che ci consente di non meravigliarci di nulla e ci permette di accorgerci dell’esistenza di possibilità che non conoscevamo.

Siamo dunque giunti al punto di non sapere che cosa è possibile e che cosa è impossibile, liberi come siamo dall’immedesimazione in un frangente storico culturale. Tutto è possibile. Come facciamo ora a muoverci nel tempo? Quale potrebbe essere il propulsore che muove la nostra navicella dalla regione in cui le persone non conoscono l’esistenza della circolazione sanguigna a quella in cui gli esseri si teletrasportano da un luogo all’altro in pochi femtosecondi, dislocandosi di decine di migliaia di chilometri?

La risposta sta in una domanda: come facciamo a sapere che cosa ci riserva il futuro?   L’etere cosmico è una parola che potrebbe contenere tutte le parole e tutti i discorsi possibili ed anche quelli impossibili. Insomma, qualcuno, da qualche parte dell’Universo, ha un telecomando che usa per cambiare canale anche sulla Terra e decidere che cosa dobbiamo considerare come realtà.

Ancora una volta, ci confrontiamo con la delocalizzazione, con il concetto di distanza anche infinita, con lo spostamento nel tempo e nello spazio, in poche parole con il concetto di risonanza, lo stesso che fa funzionare i nostri cellulari tramite satellite e che ci permette di essere tutti raggiungibili in qualunque luogo anche contemporaneamente.

In uno dei miei libri di qualche tempo fa, ho parlato delle categorie dell’essere, riferendomi anche alla possibilità che esistano declinazioni possibili anche in termini di malattia. I segni e sintomi di malattia si assemblano fra di essi e costituiscono situazioni che da qualche parte hanno origine e che la medicina classica incontra solo ad un certo punto del loro lungo iter formativo.

Esiste dunque una progettualità nella salute come pure nella malattia. Proviamo anche in questo caso ad elidere il tempo e vedremo che l’unica variabile sulla quale possiamo soffermare la nostra attenzione diventa la nostra possibilità di cambiamento. Tutto ciò che esiste poteva esistere anche prima di esserci, ma occorreva che qualcuno premesse un pulsante sul telecomando ed attivasse la nuova modalità.

I modelli biologici avanzati, come pure i miei studi sulla comunicazione intravivente ed intervivente, confermano sempre di più l’esistenza di una rete di segnali che rendono possibile la vita e le sue regolazioni anche più fini. Stiamo parlando di risonanza, cioè dello stesso fenomeno alla base delle teletrasmissioni.

In questa dimensione scientifica, una volta costituita un’antenna trasmittente, occorre farne un’altra con le stesse caratteristiche che funzionerà come ricevente. Si tratta di identità a distanza, che si anima e diventa tutt’uno grazie al concetto di risonanza.

Ogni volta che qualcosa si verifica in un luogo, esiste la possibilità che in un altro luogo anche lontanissimo vi sia lo stesso meccanismo che rende possibile l’evento. Tutto ciò è possibile soltanto se, in qualche modo, riusciamo almeno ad immaginare che vi sia un continuum di qualunque natura che offra la pista per veicolare un segnale, una forza….un qualcosa che si comporta come il cemento globale attorno a cui si svolge l’interezza. Siamo calati in una unica risonanza globale di natura eterica.

Sul Pianeta, la risonanza è affidata alla linfa vitale che l’attraversa, l’acqua.  Questo fluido ha tutte le caratteristiche più avanzate per farci immaginare il futuro: i modelli sperimentali sulle sue qualità nascoste sono ormai talmente numerosi che soltanto uno sprovveduto continuerebbe ad opporsi all’evidente bisogno di rileggere i paradigmi ben consolidati sui quali poggiamo molte nostre certezze.

La scienza dell’uomo si sposta sempre di più verso la scienza dell’Universo, ma, se non conosciamo ancora quasi nulla di esso, non possiamo vantare certezze nemmeno sulle regole della vita, della salute e nemmeno su quelle della malattia.

E’evidente che, se non possiamo essere certi del nostro linguaggio, potremmo trovare un criterio che soddisfi l’attendibilità delle nostre affermazioni in un modo alternativo. La prima fase è il silenzio, che prelude alla decisione di parlare: molti saggi conducono la loro vita spendendo poche parole, poiché ritengono vana questa modalità. Però, essi sono presenti, e con la massima attenzione, al linguaggio assoluto della vita e rispettano i codici alla base di tutta la comunicazione extraverbale.

La risonanza non procede attraverso la parole, ma con queste intrattiene rapporti soltanto per quanto riguarda le emozioni talvolta da esse evocate. Esiste un codice gigantesco che permette la comunicazione fra tutte le forme di vita possibili. Questo codice sposta l’acqua, nel senso che usa come continuum le molecole d’acqua nelle loro infinite ed infinitesimali poliedricità.

Una parte fondamentale degli studi per comprendere il mistero della vita sta nelle possibilità di risuonare con l’acqua. L’acqua del Pianeta è stanca, come pure sono stagnanti le nostre acque, quando non stiamo bene e non sappiamo più distinguere bene l’utilità delle cose che continuiamo a fare solo per abitudine. Si tratta di circuiti informatici di tipo biologico che presiedono ad una funzione di risonanza che ci accorda con l’armonia dell’Universo.

Le regole e le formule riguardano il futuro e sono comprensibili soltanto elidendo il limite della variabile tempo.

Le guerre, la sofferenza, ogni forma di malvagità e di indifferenza al bene comune sono soltanto malattie che distorcono la nostra risonanza individuale e collettiva con le onde dell’Amore Universale che è l’unica nostra ragione di vita sia prima che esistiamo, che all’inizio della nostra vita, che durante e soprattutto dopo il termine della nostra esistenza.

L’unico senso che possiamo avere consiste nel trovarne all’interno della nostra vita come cellule di un unico processo globale in cui inizia e finisce ogni nostro bisogno individuale. Unica risonanza aspaziale e atemporale. Ciò che creiamo con il nostro impegno genera un’anima che continua a vivere nell’interesse di tutti e di tutte le epoche.

Vi sono processi che favoriscono tali meccanismi di risonanza globale ed altri che invece ne determinano la lisi.

A favore sono: buona fede, modestia, senso di responsabilità, attenzione, sincerità, misericordia, impegno sociale, buona volontà, capacità di sacrificio, altruismo, capacità di sognare, propositività, solidarietà, che, insieme, danno il coraggio di cambiare il mondo.

A sfavore, invece, sono: malafede,  prepotenza, ignavia, disattenzione, perfidia, egoismo, indifferenza, indolenza, indisponibilità all’impegno, individualismo, materialismo, assenza di propositività, rivalità, che, insieme, generano la convinzione che il mondo non possa migliorare.

Durante questa mia relazione sulla legittima indefinibilità linguistica dell’etere, Vi ho omaggiato con un dono speciale che proviene dritto dalla perfezione amorevole dell’universo. Si tratta di  immagini e suoni dotati di straordinaria armonia che veicolano i codici della purezza informazionale della vita ed evocano in noi una straordinaria disponibilità ad ascoltare.

Il video in questione è stato realizzato nei miei Laboratori e vi stupirà per l’incremento dei sensi e per il senso profondo di pace che lascerà dentro di Voi nelle prossime ore.

In questi ultimi quindici anni della mia vita, ho dedicato estrema attenzione allo studio dei segnali che sottendono a quel linguaggio universale con il quale siamo in accordo se stiamo bene e che invece ignoriamo quando ci allontaniamo dalla strada Maestra.

Possiedo metodiche che pongono l’acqua in condizioni di ripristinare la propria attitudine a risuonare in modo armonioso, generando una situazione di profondo benessere psicofisico.

Mi auguro che questa meravigliosa opportunità di risonanza ci veda sempre uniti anche se non dovessimo incontrarci fisicamente mai più.

 

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