Contagio: ragioni e controsenso

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Contagio: ragioni e controsenso

 

I comportamenti stereotipati che la matrice dominante sta imponendo alla luce dell’epidemia-pandemia da Coronavirus hanno qualcosa di misterioso e affascinante.

Questo è il maggiore interesse che suscitano le vicende che si svolgono come un film fantascientifico davanti ai miei organi di senso.

Dilagano misure preventive, che dovrebbero offrire garanzia di contenimento della diffusione del virus.

Non si parla altro che di questa ombra nera che si sposterebbe sulla Terra come quella generata dalle nuvole quando il vento le sospinge nel cielo.

Elementi caratteristici dell’atmosfera che ne diviene sono terrore, sospetto, delirio di vario genere, paranoia di vario genere, perdita dell’istinto vitale, senso di morte imminente, angoscia, senso di attesa illimitata, perdita della cronologia propositiva e del senso di fiducia nella vita stessa.

Le sfumature potrebbero essere descritte in mille altri modi, ma non voglio dilagare, come invece sta accadendo  per l’inondazione di discorsi atti, da una parte, a promuovere e, dall’altra, a correggere questo fenomeno che materializza numerosi capitoli della più sottile patologia psichiatrica, come pure dell’illusionismo più sofisticato.

Questo articolo sulle leggi del contagio è stato scritto di notte, per un sacro impulso giunto nelle mie ore di sonno, che mi ha spinto ad alzarmi, mettermi una coperta sulle spalle, un bel cuscino dietro la schiena, accendere il mio fedele PC ed assolvere al compito di intervenire, quando il discorso cui sto assistendo arriva ad essere troppo pericoloso non solo per me  e per i miei cari, ma per tutti, proprio tutti, perché io nutro un profondo senso di interconnessione con tutte le altre anime che vivono nella storia della mia vita.

Chiusi i cinema, cancellati gli eventi artistici, gli spettacoli rimandati, fermate tutte le attività sociali che comportano riunione ed incontro ravvicinato di più persone, stabilite e imposte le distanze fra le persone, con fare che supera i limiti dei campi di concentramento.

Su queste distanze, stendo un velo pietoso, tale è il paradosso che si impadronisce del diritto di attribuire ad in modello sperimentale di modellizzare il saltellamento di un virus da un individuo nell’ambiente che gli sta attorno.

Le Istituzioni sembrano aggressivamente erte a profilare il giudizio comportamentale per proteggere la popolazione, popolazione già massacrata per mille altri versi, tanto che viene da chiedersi perché lo Stato dovrebbe adesso, che il gemito dell’agonia era già così diffuso, intervenire a vantaggio delle sue vittime abituali.

Tasse, sanzioni, diritti e doveri imposti, sull’onda del sadomasochismo, il cinismo al potere, con quelle sfumature tipiche dei film dedicati agli argomenti più horror.

Camminando per le strade, ormai, scenari di desolazione, abbandono, reclusione in casa, angosce che si affacciano sul più bello a minare i capisaldi della comunicazione e della relazione fra gli esseri umani, che dovrebbero essere alla base della società civile. Civile?

Una volta si insisteva sul raffreddamento delle vie aeree, quando si parlava di agenti microbiologici con tropismo per le vie aeree.

Oggi, si tengono le persone al freddo, davanti agli uffici postali, alle banche ai negozi, per proteggerli dal contagio del Coronavirus, ma non si pensa che queste persone prendono freddo e forse si ammaleranno per questo.

Si chiudono gli eventi più rappresentativi di quell’agire evoluto della società che partecipa all’arte, allo spettacolo, alle conferenze ai gruppi collettivi.

Non si pensa al danno incalcolabile generato sulle menti, le coscienze ingannate, i cuori avviliti, le anime in fuga, tra mille frastuoni misti di contagio, annunci di orde di zombie destinati addirittura all’impossibilità di essere assistiti, qualora sopraggiunga la famosa insufficienza respiratoria, che viene pubblicizzata molto molto di più di altri argomenti che porterebbero a prendere, è il caso di dirlo, un po’ di respiro.

L’allarmismo è divenuto lo stile, la moda, l’ordine delle cose.

Ma, siamo davvero sicuri che debba essere così.

Crescono le telefonate di amici e pazienti, colleghi, tante persone, che abitualmente erano equilibrate e consapevoli, almeno così sembrava, e che adesso chiedono come devono comportarsi, ma, terrificante, chiedono come devono pensare ed usare le proprie emozioni.

A queste persone, ma a tutti coloro che la fortuna condurrà a leggere le mie righe compassionevoli, rispondo con una piccola serie di pietre miliari, per non perdersi e mantenere il timone ben fermo in una fase della vita storica ben più pericolosa di qualunque malattia.

Il coraggio di scrivere in un certo modo lo prendo dalla mia autorevolezza, costruita in tanti anni di sacrificio e studio, dal mio amore che mi lega alla vita di tutti, dal mio successo, perché sono un punto di riferimento per numeri giganteschi di persone.

Il coraggio lo prendo dall’assenza di paura, perché la verità deve essere sempre declamata ad alta voce, specie se questa può davvero salvare delle vite.

Rispondo e dico che le persone che si sono contagiate, che si contageranno, che guariranno, che moriranno, che non avranno nulla da temere sono persone che vivono in casa con altre persone che non si ammaleranno mai.

Le stesse persone, quando vanno a dormire, affianco ad altre persone, non indossano un mascherino, non lo indosseranno mai, respirano, tossiscono, russano, si baciano e fanno mille altre prodezze che legano le persone ad un indissolubile destino comune.

Ebbene queste persone raramente si ammaleranno, si sono ammalate, sono ammalabili.

Ecco sfatato il trucco, come quando in alcuni giochetti basati sull’effetto ottico, si ha la sensazione di vedere intersecate delle linee, che, guardando bene, sono parallele.

Quando si vede un volto, ma, guardando bene, si delinea tutt’altra immagine.

Effetti percettivi, illusionismi, come quando il prestigiatore taglia in due il corpo della sua valletta, mentre quella sta comodamente seduta a prendere un caffè.

Cinema chiusi, ma sale da gioco gremite di anime smarrite, che più che mai devono vincere l’angoscia, che in questi tempi attacca al massimo.

Scusate, vorrei capire.

Le persone, che sono tutte a rischio di contagio, escono di casa e indossano il mascherino, si tengono a distanza tra di loro, rispettano tutte le regole tragicomiche imposte.

Tutto ciò viene ritenuto assolutamente inderogabile, pena il rischio dello svincolo dal contenimento del virus.

Poi, tutte questa persone  rientrano in casa, baciano il proprio consorte, giocano con i bambini, ridono, scherzano, piangono per la vita di merda che hanno fatto fuori casa, ma non si ammalano per le commistioni domestiche, si ammalano soltanto per ciò che accade fuori casa.

Continuo a non capire.

E’ tutto così strano.

Forse i virus lavorano a fasce orarie?

Forse l’ambiente domestico viene risparmiato dai virus?

Ah, si. I virus vogliono lo straordinario, per lavorare anche in casa.

Ma i governanti perché non hanno imposto il mascherino 24 ore su 24, soprattutto durante i rapporti sessuali, perché si respira di più.

Oppure, vogliono anche vietare di avere intimità finché il contenimento del virus non è accertato.

E i rapporti sessuali non trasmettono il virus? Ma stiamo scherzando?i

E come dovrebbe fermarsi il virus, e perché, e quando?

Nel frattempo, ci roviniamo la vita, che, se non dovevamo ammalarci, ci ammaliamo per tutto questo film che ci costringiamo a vivere, come attori sodomizzati per non uscire dal copione.

Immagino che la componente esibitoria ed esibizionistica giochi un certo ruolo.

Fa look girare per  le strade, armati di mascherino, dotati di vari presìdi per disinfettarsi, atteggiandosi a guardare male chi dovesse avvicinarsi un po’ di più, come a dire: ”Ma non lo sai che devi rimanere a distanza?”  

E’ un misto di idiozia, omologazione, rispetto di queste cazzo di autorità, che di autorevole non hanno proprio un bel niente, e che dovrebbero essere tutte bloccate da Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO), per proteggere la comunità dalla loro azione nefasta.

Mi “congratulo” con tutti gli approfittatori, che si vantano di assolvere al dovere di trasmettere e fare girare avvisi che vengono dai manicomi psichiatrici del passato, tipo quelli del paziente zero, oppure delle zone rosse, gialle e turchine.

Per non parlare dei colleghi, che si ammantano di importanza nel diffondere il panico, dimentichi che, essendo anche io un Medico, ho un milione di collegamenti con la realtà, che smentiscono tutto il pandemonio che si spalma a larghi strati.

Come ad esempio, la storiella per cui la fibrosi, in questa benedetta epidemia da Coronavirus, potrebbe giungere precocemente e spedire al Creatore i malcapitati.

Tutti i Medici sanno che questa è un’informazione fasulla, perché la fibrosi non si comporta mai in questo modo.

Piuttosto, e concludo, stiamo attenti a non immunodeprimere i pazienti con i farmaci che riteniamo essere la giusta terapia e che invece complicano il decorso.  

Questo scritto può essere il mio Augurio per la Festa delle donne, sperando che si riprendano il ruolo di custodi della vita….cosa che hanno dimenticato.

Il senso di derealizzazione, tipico di queste ere, si contrasta con assembramenti di corpi in situazioni nascoste, come quelle sessuali, stile Decamerone, di Giovanni Boccaccio, raccolta di cento novelle raccontate da dieci giovani novellatori (tre ragazzi e sette ragazze) nell’arco di dieci giornate, che danno il titolo all’opera. Le novelle sono inserite in una cornice narrativa che prende spunto dall’epidemia di peste scoppiata a Firenze nel 1348, per sfuggire alla quale i dieci giovani decidono di soggiornare per due settimane in due residenze nel contado, dove trascorrono il tempo tra balli, canti e il racconto delle novelle. Ogni giornata ha un re o una regina eletta a turno tra i novellatori, che decide il tema delle novelle che dovranno essere raccontate, mentre alla fine viene intonata una ballata e si sceglie il re della giornata seguente.

Tutti i vizi non possono essere perseguiti in ere come questa, dove, alternativa al vizio sarebbe la morte per coronavirus, che non arriva praticamente mai, continuando a coltivare i propri vizi.

Quanti lavori non si sono fermati, quante convivenze strette sono inevitabili, anche in questi giorni, senza mascherino, e senza che nessuna malattia si inneschi.

Strano, ma vero, talmente vero che nessuno ne parla e nessuno vuole osservare con consapevolezza tutto ciò, mentre, oltre le mura della nostra coscienza, fantasmi putridi dell’inganno percettivo demenziale più osceno si perpetuano e mietono vittime, come i bambini.

E pensare che qualche pseudo-saggio sta raccontando che dobbiamo approfittare di questa malattia per far capire ai bambini il senso del limite.

Io, alla mia nipotina di sei anni, il senso del limite glielo faccio capire, camminando tantissimo nei prati, arrampicandosi sulle rocce,  nuotando nell’acqua fredda, studiando ripetutamente la struttura delle parole, finchè non si sente scoppiare la testa.

E quando viene una febbre, le faccio capire che deve aspettare e non precipitarsi su un farmaco.

Peccato che è cosa ben più difficile farle comprendere il senso del limite di non andare a scuola, perché è stato vietato, di non poter giocare con gli amichetti, perché le loro mamme  non hanno i soldi per comprare gli esosissimi mascherini.

Quanto alle mani della gente, logore, e fissurate dall’uso pazzesco dei disinfettanti, non auguro di consultare un bravo dermatologo che, applicando del cortisone, spalancherà le porte dell’organismo alle peggiori infezioni, anche mortali.

Sogno un’umanità nuova, che sa davvero prevenire le infezioni, e conosce a memoria le regole seguenti ( https://salvatoreraino.com/invece-che-parlare-sempre-di-vaccini/ ):

Elenco pratico per abbassare il rischio infettivo (Igiene delle malattie infettive)

1)      Non accartocciarsi in mille problemi che deprimono la vitalità

2)      Non bere alla bottiglia

3)      Non usare posate, usate per alimenti crudi, in altri alimenti

4)      Non usare posate, portate in bocca, per prelevare alimenti da boccacci o piatti da conservare per altre consumazioni

5)      Non mettere le mani in bocca e non introdurre le dita nelle narici, come anche non detergersi il muco nasale con le mani

6)      Non toccarsi i genitali e l’ano, se non è possibile lavarsi le mani subito dopo e, comunque, evitare di toccare direttamente la cute perianale

7)      Non posare carne, pesce, uova, e qualunque alimento non pulito e/o cotto sui piani ove saranno poggiati altri alimenti di pronto consumo

8)      Non respirare direttamente e non tossire sugli alimenti in preparazione

9)      Non parlare mentre si allestiscono gli alimenti

10)   Non toccare la pelle mentre si approntano alimenti

11)   Non disporre uova direttamente in frigo, ma alloggiarle in un recipiente chiuso

12)   Non contrastare l’infiammazione durante malattie infettive, salvo casi particolari

13)   Non combattere la febbre, ma assistere il soggetto per scongiurare i suoi pericoli

14)   Non somministrare antibiotici, salvo casi particolari

15)   Non sedersi ove possono arrivare dall’alto polveri particolari, come portapacchi e alloggi per oggetti che hanno toccato la strada  e il pavimento

16)   Non toccarsi il corpo mentre si è a tavola

17)   Non vaccinarsi, salvo casi speciali

18)   Non consumare carne, pesce alimenti sospetti se crudi

19)   Non entrare con il pene direttamente nell’ano, senza protezioni

20)   Sostituire le protezioni, passando dall’ano in vagina oppure in bocca

21)   Rinunciare a rapporti orali in presenza di situazioni di malattia della bocca, come piorrea e carie grave

22)   Tenere la bocca sempre in perfette condizioni

23)   Non ritardare nemmeno una volta la pulizia della bocca dopo aver mangiato

24)   Segnalare alle autorità ogni irregolarità osservata nella dispensazione degli alimenti

25)   Ricordare sempre che la macellazione degli animali espone le carni a contaminazione con germi fecali, che non sono più innocui se guadagnano altri terreni (per esempio, non si taglia un formaggio con il coltello della carne cruda)

26)   Evitare l’interruzione della catena del freddo, che genera replica anomala di germi

27)   Tenere a mente che viviamo normalmente in mezzo a miliardi di germi, e solo la nostra consapevolezza opera una reale prevenzione

28)   Le mistificazioni, come quella dei vaccini, sono foriere piuttosto di danni che di una reale protezione

29)   Non esitare a condurre in Tribunale chi ci molesti costringendoci a vaccinarci o a praticare altre operazioni di cui non siamo correttamente informati e non forniamo consenso chiaro, e magari scritto

30)   La vita è un bene prezioso, e c’è poco da essere timidi se ci troviamo in difficoltà.

Queste regole non dovevano nemmeno essere il tessuto costrittivo di un periodo di finta epidemia, bensì l’impegno costante diffusivo degli organi del Governo e dei Governi periferici, degli insegnanti, di tutti coloro dicono di svolgere un lavoro in favore della comunità.

Quante occasioni di socialità stiamo perdendo e quante ne perderemo ancora, quanta istruzione, quanta cultura, quanta serenità, mentre chi ha emesso le varie circolari sugli assurdi divieti degli ultimi tempi torna a casa e si mette a dormire tranquillamente accanto al proprio coniuge, nemmeno immaginando lontanamente che forse sarebbe giusto indossare il famigerato mascherino durante il sonno!

Allo stato attuale, le scuole per bambini bombardano chissà su che cosa, ma non spingono le nuove generazioni a rimuovere celermente i detriti in decomposizione tra denti e gengive, rimasti dopo il panino della terza ora.

Ma certo! Se si affaccia il mal di gola, il ragazzino ha già pronta in tasca una pillola antinfiammatoria.

Per chi avrà il coraggio di volermi attaccare, perché ho detto la verità, preciso che chi ha già tentato di farlo ha ottenuto risultati negativi per sé stesso, perché sono forte e sano, ed ho imparato come  difendermi.

Piuttosto, adesso che mi avete letto, state ben attenti a non dimenticare!

Qualcuno si chiederà perché non espongo i motivi per cui la nostra vita si sta svolgendo in modo così assurdo.

Questi argomenti sono elaborati nei miei numerosi altri scritti.

Piuttosto, mi chiedo perché occorre ancora del tempo per non dovere più osservare tale scempio del buon senso e dell’umanità.

Ai giovani, ostacolati nella loro crescita culturale, a causa dei divieti in corso, la mia implorazione:“Studiate più che mai, anche da soli, per maturare la forza di opporvi ad una gestione così demenziale della vita pubblica!”

La risposta assoluta non mi compete, sarei Dio, mentre ho, semplicemente, Fede!

 

 

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