A Mario, un bimbo che ha perso la normalità per la normalità di un vaccino

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A Mario, un bimbo che ha perso la normalità per la normalità di un vaccino

Ieri ho ricevuto a visita un bimbo di 9 anni, Mario, accompagnato dalle splendide anime dei suoi genitori, con cui  mi complimento per il coraggio e la serenità.

Mario è, ineluttabilmente, un danneggiato da vaccini. La storia è chiara. La pediatra vorrebbe che facesse altri vaccini.

Entrando nella mia stanza, Mario, guardandosi attorno, ha individuato uno dei miei giochi, posati sulle mensole a ricordarmi che non ho smesso mai di essere un bambino.

Sono legato ai miei giocattoli, come se essi custodissero me in una dimensione che non finisce.

Gli occhi di Mario, illuminatisi alla vista di quel giocattolino, hanno restituito la grazia dell’interesse speciale all’ambiente.

I vaccini hanno dimostrato la capacità di intaccare facilmente tale facoltà umana, affievolendo la relazione con il mondo.

La visita è stata costellata di racconti e dettagli dei genitori, molto attenti, quanto coerenti nella storia presentata.

E’ un’impresa tentare di aiutarli, ma come è mio solito, non mi tiro indietro e ne sono felice.

A Mario, al termine dell’incontro, ho regalato il mio giocattolo che egli aveva tenuto fra le mani per tutta la visita.

Ti auguro, piccolo Mario, che quel giocattolo Ti riporti pienamente nel Mondo e che la Tua gioia possa emettere vibrazioni capaci di scaldare il cuore di quelle persone che hanno contribuito a rovinarTi, non ultima la pediatra che insiste nel sostenere l’importanza delle prossime vaccinazioni per Te.

Sistemeremo questa storia!

Siamo al cospetto dell’eternità, l’assoluto ci guarda.

Sullo sfondo la Sig.ra Lorenzin che afferma non esserci pericolo.

Mi sento un carro armato antimine, …e perché dovrei avere paura, se ho l’onore di servire la Verità?

1 COMMENTO

  1. Un ponte. Un ponte per la Vita. Questo è quello che lei ha fatto per Mario, caro Dottore…e questo, lo so per certo, non lo insegnano all’università.
    Lei è una di quelle persone che – come diceva mio padre – non FA il medico, ma È Medico.
    Averle potuto stringere la mano a Roma, è stato un Dono.
    L’abbraccio con affetto e immensa gratitudine.
    Paola

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