La magia del tartufo: risuonare con l’infinito

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La magia del tartufo: risuonare con l’infinito

Fra tutti i prodotti della terra, uno in particolare ha sempre suscitato in me una serie di considerazioni e sensazioni molto particolari. Si tratta del tartufo, che è l’unico fungo a crescere sotto terra e contemporaneamente è caratterizzato da un profumo che personalmente trovo soave.

Pochi argomenti muovono pareri così discordanti come è capace di fare il tartufo nel momento in cui viene degustato, ma soprattutto quando ne apprezziamo il suo profumo intensissimo e davvero inimitabile. Alcune persone sono fortemente attratte da esso, ma altri lo detestano e non possono nemmeno sentirne il nome.

Ogni forma di vita si comporta come se fosse un piccolo scrigno capace di contenere alcune delle ricchezze dell’Universo. Il tartufo è praticamente fatto quasi completamente di acqua, eppure è talmente apprezzato dai suoi estimatori da essere venduto intero e fresco solo raramente a causa del costo esorbitante al quale bisogna pagarlo.

Il fascino del tartufo è legato alla sua particolare capacità di selezionare nella sua intima struttura una serie di sostanze chimiche che lo rendono unico nel suo genere. L’uomo lo cerca in mezzo ai boschi, passeggiando in mezzo alla nebbia, col suo cane che lo accompagna e rende possibile il ritrovamento. Luoghi e atmosfere che aggiungono “piacere” a questo prezioso prodotto prima che giunga sulle nostre tavole.

Il tartufo è al centro del mito e della leggenda del piacere ed è stato legato indissolubilmente ai racconti sulle sostanze afrodisiache. In verità, il tartufo è inglobato in una dimensione straordinaria ed intricata fra il mistero dei luoghi in cui cresce, le sue proprietà ed il gusto del genere umano.

Pur essendo nascosto, il tartufo ha di che essere riconosciuto da numerosi animali, come il cane, il maiale, il cinghiale, ma probabilmente anche da altri abitanti dei boschi che facilmente ne vanno ghiotti.

Questo prodigio della natura è legato alle radici di varie specie arboree senza le quali non potrebbe esistere nel rapporto simbionte che caratterizza ogni tipo di fungo. I terreni devono avere particolari componenti che contraddistinguono le situazioni di crescita idonee allo sviluppo del tartufo.

Il tartufo è ricco delle sostanze correlate all’attività radicale delle piante con cui condivide il suo destino e cioè contiene molto acido fosforico, calcio, potassio, ferro, magnesio, alluminio, zolfo, silicio e cloro. Però la sostanza chimica principale responsabile del profumo elettivo del tartufo è il “bismetiltiometano”   che ha formula chimica mostrata di seguito. Si noti la bella simmetria con cui due atomi di zolfo si intercalano fra due metili che bilanciano la molecola e la ancorano letteralmente nel contesto del carbonio che rappresenta chimicamente l’archetipo della Terra.

In più vi è una discreta presenza di aminoacidi che sono assimilati direttamente dalle radici della pianta simbionte.

Insomma è come se gli alberi, le acque, il terreno allestissero un letto ideale ove il tartufo possa svilupparsi, manifestando tutta la sua prorompente orginalità. In questo rapporto fra vari elementi vi è una continuità che sfocia nell’orizzonte percettivo dell’uomo e ripropone l’alchimia del piacere già dal primo momento, come traccia di un ordine che partendo dalla forma della molecola chimica delle sostanze aromatiche giunge a selezionare un livello attentivo e percettivo che non è per tutti.

Le sfumature del tartufo sono in assonanza con tipologie individuali che consentono persino di riconoscere gli individui gli uni dagli altri e di accorparli a modalità di interfacciarsi con il mondo, con la realtà, con le categorie dell’Universo.

Ho notato che, quando una persona non ama il tartufo, non vuole nemmeno avere a che fare con l’incenso, ma, fatto singolare, ha anche una netta avversione per la montagna, con i suoi boschi e la sua magia tinteggiata di tristezza e solitudine.

Il tartufo cresce soltanto in certi luoghi che ne firmano una qualità essenziale: la magia, il mistero e la riconnessione con un modo percettivo ed emozionale molto molto antico. Quando arriva il tartufo, si chiudono gli occhi e si viaggia in un percorso filogenetico che ci riconduce alle elaborazioni più antiche anche del nostro cervello.

Come se il tempo non esistesse più, come se il nostro livello evolutivo non fosse più quello attuale, come se dovessimo riscoprirci alla luce di ricordi atavici che contraddistinguono un’umanità scomparsa e ricoperta da stili percettivi moderni e scontati.

Provate ad immaginare se in un fast food inserissimo la frequenza vibrazionale del tartufo! Potrebbe succedere di tutto: anche che il fast food chiuda e decida di occuparsi di altro.

Le persone raccolgono gli stimoli in modo differente a seconda del loro stile percettivo che a sua volta dipende da archetipi predominanti.

Alcuni restano estasiati di fronte al tartufo, altri ne aborriscono qualunque sentore: credetemi, non è un caso. I primi ameranno l’incenso e saranno rapiti dal fascino della montagna. I secondi non tollereranno l’incenso e proveranno grande angoscia in luoghi montani, nei boschi ed in mezzo alla natura.

E’ una sintesi di modalità reattive, ma anche di profili ed aspettative.  Purtroppo, ho la sensazione che chi ama il tartufo e chi invece ne scappa via   appartengano a profili così diversi che non risulta facile per loro comunicare.

L’etere cosmico informa il pianeta secondo la legge della risonanza. Le varie specie risuonano ed esprimono possibilità modulatorie dell’essere, incontrando soltanto chi corrisponde ad esse.

Personalmente. Ritengo che il ricordo evocato dall’aroma del tartufo sia così misterioso da non poter essere disgiunto dai luoghi meravigliosi in cui esso si sviluppa. E’ come se il laboratorio della Natura avesse estratto la sua bellezza imprimendola nell’aroma del tartufo che poi penetra nel nostro cervello attraverso la percezione osmica e ci fa risuonare con i motivi all’origine della perfezione del creato.  Odore di perfezione!

…..ma mi chiedo se questo possa essere  vero soltanto per me! 

3 COMMENTI

  1. Caro Salvatore,
    ho scoperto il tartufo solo da qualche anno (non sapevo neppure della sua esistenza), grazie a te.
    Esso si sposa benissimo con qualsiasi piatto, ma non ho provato ancora sul dessert… spero presto.
    L’unica persona fortunata è Alessia, perché, a soli 2 mesi, ha già scoperto il profumo del tartufo. Ogni volta che ella ne sente l’odore, sembra estasiata.
    Gusto forte e sapore intenso: complimenti al tartufo e a te che l’hai proposto diverse volte.

    Ciao

  2. Salve a tutti,

    sono un chimico e omeopata per filosofia di vita…ho avuto la fortuna di crescere tra le Montagne dei Sibillini in Valnerina nel cuore verde del nostro paese…e questo significa essere cresciuto con l’essenza del tartufo nel cuore e nella mente….

    …posso confermare pienamente il legame indissolubile tra gli aspetti mistici, medicinali e gastronomici presente in questa meraviglia della Natura…il Tartufo!

    Respirare il suo profumo, risvegliare sensazioni primordiali saldamente cucite nel nostro codice genetico, rivedere le nostre nonne grattugiare la sua materia sulle fettucine fresche, sentire l’abbraccio fecondo della Foresta e la flebile luce della Luna e del Firmamento…che sembrano nutrire ed infondere tutto il Mistero del Cosmo…dentro questa Creatura nata nel Ventre oscuro della Madre Terra….

  3. Caro Patrik,
    grazie per aver contribuito alla descrizione di un archetipo importante con la Tua sensibilità e con la Tua esperienza di vita, per altro da Chimico. Interessante….”omeopata per filosofia di vita”.
    Auguri

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