Bisogni? No grazie. Ricchezze

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Bisogni? No grazie. Ricchezze

Una piramide realizzata dallo psicologo Maslow, che si è posto, negli anni cinquanta, il problema delle gerarchie dei bisogni dell’uomo.

Estraiamo i piani della piramide, dal basso verso l’alto, e vediamo come egli ha disposto gli strati. Nel fare ciò, iniziando dalla base, procediamo e andiamo verso l’alto, anche se in effetti, stiamo scendendo, mentre scriviamo, nell’ordine di esposizione.

Fisiologia: respiro, alimentazione, sesso, sonno, omeostasi

Sicurezza: sicurezza fisica di occupazione, morale, familiare, di salute, di proprietà

Appartenenza: amicizia, affetto familiare, intimità sessuale

Stima: autostima, autocontrollo, realizzazione, rispetto reciproco

Autorealizzazione: moralità, creatività, spontaneità, problem solving,  accettazione, assenza di pregiudizi.

Mentre scrivo, il display del mio computer portatile sale, insieme alla piramide, e lascia sempre meno visibili le porzioni verso l’apice, sino a consentire solo la lettura della base, anche se stiamo descrivendo il contenuto dell’apice.

E’ un artificio, direi uno scherzo, che si realizza mentre cerco di interfacciare il mio proposito di scrivere con tutte le altre variabili: le oscillazioni della carrozza ferroviaria ove sto viaggiando, i riflessi del sole dai finestrini, la telefonata del vicino di posto che parla di finanza, l’odore della caramella con aspartame del viaggiatore alle mie spalle. Tutto traballa, non solo la carrozza del treno, ma soprattutto il network dal quale io presumo di estrarre  una sintesi che sia degna di essere consegnata all’attenzione di chi, un giorno la leggerà. Il lettore sarà, ugualmente, intriso di mille variabili, per cui non vi dico, alla fine di che cosa stiamo parlando: forse della vita, forse del tutto, forse del nulla, pane e pomodoro o melone e prosciutto.

Siete divertiti? Anch’io. Però, è meglio che io cerchi di scrivere, perché non so quando riuscirò nuovamente ad assortire così bene tutti gli ingredienti che oggi mi possono consentire di comunicare con voi.

Forse, le pagine, che sto scrivendo, diverranno famose e qualcuno, un giorno le prenderà come punto di riferimento per un argomento dottrinario, solido e fermo, come una pietra miliare nel panorama della letteratura e della antropologia del terzo millennio.   Se sapesse, in quale precarietà, di mezzi e situazioni, questo documento è stato scritto!

Veniamo alla piramide di Maslow.

Guardiamola prima da lontano. Fa riflettere che la si riferisca ai bisogni. Penso che i bisogni esprimano meglio le attitudini che le necessità. Voglio dire che i bisogni sono una richiesta, mentre le attitudini sono una possibilità. Un bisogno finisce quando iniziano i limiti della situazione, mentre le attitudini determinano la qualità dell’essere e ne condizionano il livello di espressione, che, alla fine, è il contrario di un bisogno.

Immagino perché Maslow ha voluto parlare di bisogni. Egli avrà voluto inquadrare le esigenze dell’uomo, come se questi andasse ad un supermercato e dovesse e scegliere gli articoli che gli servono di più. L’immagine che vedo, in questo senso, è quella di un uomo che avanza lentamente nella corsia tra gli scaffali e sceglie la merce che vuole comprare, perché pensa di averne bisogno.

Dalla base della piramide, di colore rosa carne, che è la parte più ampia e schiacciata, e contiene i bisogni più indispensabili per rimanere vivi, si procede verso l’apice, che è stretto e alto, di colore giallo, e contiene le qualità più astrattive e intellettuali, attraverso passaggi intermedi, fra la base e l’apice, che contiene il riconoscimento del sé e il riscontro degli altri, nella misura in cui ci sono più vicini. Bene…..ho finito….arrivederci…….Però, penso proprio che non basti!

Allora, riprendiamo a guardare la piramide.

Il sesso è inserito nella base, fra l’alimentazione e il sonno, mentre l’intimità sessuale è nello strato intermedio, accanto all’amicizia e all’affetto.

La sicurezza e la proprietà sono al secondo strato, sopra la base, e includono la salute, ma non si parla ancora dei piani alti che sono confinati all’apice, un attico, quasi staccato da tutto il resto.

Questa piramide non può non accendere in me la curiosità e il “bisogno” di occuparmene e di esprimere delle considerazioni, che, con i miei bisogni, non hanno nessun rapporto.

Penso che le caratteristiche dei piani inclusi nella piramide siano da rivedere a seconda del bisogno di chi la voglia considerare. Automaticamente, ma nella libertà più estrema del mio discernimento, che è il contrario degli automatismi più basilari, quelli della base della piramide,   penso, e mi proietto nelle mie modalità per immaginare una piramide rivista, alla luce delle possibilità evolutive dell’uomo attraverso le epoche storiche in cui egli si esprime.

Una società di bisogni è intrisa di richieste, ma le richieste lasciano insondata la ricchezza propositiva dell’individuo, che non ha da chiedere, ma ha da dare, per essere, che ha da sognare, per realizzare. Non un bisogno, quindi, ma, al contrario, una certezza, che non chiede, ma studia il sistema migliore, per cambiare l’evoluzione della comunità e renderla sempre meno legata a quel passato che ha negato il futuro, per restituirla al futuro che richiama il passato, così come accade nelle migliori tradizioni di famiglia.

L’appartenenza, che Maslow colloca nel piano intermedio della piramide, e che si intuisce come un ambito ristretto e limitato alla propria cerchia familiare, potrebbe essere allargata ad una dimensione più ampia e meno segregata e segregante, per ridurne la necessità, fornendo sistemi allargati in cui le persone ritrovino dei valori comuni sempre più condivisi, come una lingua comune, parlata da tutti.

Il mio vicino di posto sta giocando col tablet e fa un solitario con le carte, si distrae, ma ha l’aria molto impegnata nel farlo. Curioso! Spesso ci impegniamo tanto nel non occuparci di nulla, come se l’azione orientata e progettuale costasse una particolare fatica. Eppure potrebbe essere il contrario, che un impegno sereno e motivato possa garantire soddisfazione e divertimento.

L’autorealizzazione è, secondo me, impossibile da concepire in un’ottica individuale, essendo collegata con una condizione allargata che garantisce alle persone di esprimere i propri bisogni come se si trattasse dell’esigenza di offrire qualcosa agli altri.

Così si sposta il piano della ricerca del proprio benessere in una partecipazione matura e responsabile al bene comune, per ottenere le garanzie necessarie a sentirsi protetti nei bisogni. I bisogni di tutti sono le garanzie di ognuno.

Proviamo a immaginare una società che sia in grado di collocare, fra i bisogni primari, quelli dell’apice, più di quelli della base,  una comunità ove sia impossibile vivere senza la libertà di essere liberi, come se non avesse senso vivere diversamente, come se potessimo ambire ad una tale elevazione dello stile di espressione, da rendere la base fisica della sopravvivenza soltanto un corollario dei piani alti.

Una società così appartiene all’evoluzione dell’umanità, che coglie, nella sua originalità progettuale collettiva, l’unico motivo di essere e progredirsi ulteriormente, per fare in modo che il privilegio sia la regola per tutti.

Forse, occorre proprio rivedere la scala dei bisogni, per ridurre tanti bisogni, che diventano inutili in un contesto evoluto, dove l’esigenza è quella di riconoscersi e collocarsi in una visione universale della vita e della sua avventura nella storia della cooperazione.

La cooperazione è come il destino delle cose, viste dall’alto: esse non possono che essere viste nel loro insieme.

L’individuo, per poter avere una visione dall’alto, deve astrarsi dalla propria individualità, nella misura in cui egli desidera che gli si presti attenzione. Ai bambini del futuro, bisognerà insegnare tutto ciò.

E’ necessario parlare meno di bisogni e di più, invece, di possibilità, e di cimento, per metterle a frutto.

Ai bambini, guardiamo con tenerezza, e siamo disposti anche ad uscire dai nostri ruoli inflessibili.  Poi dimentichiamo di essere così, quando ci incarniamo troppo nella visione adulta, meno autentica di quella bambina, come se non potessimo fare nulla per conservare il patrimonio originale della migliore versione umana possibile, quella totipotente, che può accedere a qualunque sviluppo possibile.

Ho sognato un neonato con un tatuaggio, che cresceva…. e si dilatava l’immagine tatuata, si impallidiva e si deformava, soltanto perché qualcuno ha voluto applicargli troppo presto una fisionomia esterna che non gli appartiene.   Saper attendere è importante, quando non si vuole soltanto parlare di un bisogno, come quello di un bambino, che chiede, ma può dare tanto.

Lasciamo che le persone si esprimano di più, in modo autentico, e così avremo meno bisogni!

La ricchezza non deriva dai bisogni esauditi, ma dall’abilità di convertirli in opportunità.

1 COMMENTO

  1. Bellissimo articolo, Salvatore.
    Ho letto e osservato, con molta attenzione, l’immagine della piramide di Maslow; i miei occhi hanno fatto un piccolo viaggio, dal basso verso l’alto, poi ho provato ad osservarla dall’alto verso il basso.
    Ciò che più mi ha colpito,per una serie di motivi, è stato il quinto bisogno e ho riflettuto un po’.
    Si parte da una serie di bisogni “elementari”, fino ad arrivare a quelli più “complessi”; i bisogni elementari sono necessari alla sopravvivenza dell’individuo e, in fine, si giunge a quelli di carattere sociale.
    La mia riflessione è: i bisogni di carattere sociale possono essere utili alla sopravvivenza non solo dell’individuo, ma della collettività.
    Il mio cervello ha subito pensato di invertire i bisogni, date le circostanze in cui viviamo, ed ho collegato tutto ciò ad una considerazione che, tantissime volte, Salvatore ha fatto.
    La considerazione è che la gente, principalmente, si ammala per le varie situazioni di vita che appunto quotidianamente vive.
    Mi soffermo un attimo e la mia mente ha due immagini chiarissime: l’individuo con varie situazioni di vita e la collettività con varie situazioni di vita.
    A questo punto è come un calcolo matematico; collego i due bisogni ( 1° e 5° della piramide di Maslow) alle due situazioni vissute dall’individuo e dalla collettività.
    Ritornando un attimino ai bisogni, come ho detto in precedenza, la quinta fascia mi ha colpito tantissimo.
    Mi ha colpito il colore giallo, ciò che comprende (moralità, creatività, spontanietà) e, per finire, ciò che mi è piaciuto di più è stato il termine “problem solving”.
    Ritornando alle condizioni di vita, penso che non bisogna più distinguere l’individuo dalla collettività, perché il male che accomuna entrambi è lo stesso; la situazione sociale penalizza la situazione di ogni singolo individuo.
    Per questo, penso ad una piramide, con le estremità invertite; partire da bisogni complessi di carattere sociale (collettività) fino a giungere ai bisogni elementari (individuo).
    Se fosse così, come bisogno primario troviamo tutto ciò che serve alla collettività, per poter venire a capo di questa situazione invivibile; in questa fascia troviamo il termine “problem solving”.
    In questa fase di vita, bisogna dare importanza, a bisogni di carattere complesso e sociale, attraverso la risoluzione di un problema, per poi godere dei bisogni elementari!

    Salvatore, ti ringrazio per avermi dato, ancora una volta, un’opportunità di crescita.

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