Allopatia – Omeopatia

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1905

La vita deve essere salvaguardata mantenendo l’ordine senza correggere il disordine.
L’arte medica deve aiutare l’uomo a vivere, a coltivare il benessere, affrontando le tempeste senza che esse siano invalidanti e accumulando risorse quando il sole splende.

Oggi, in occidente, la medicina convenzionale è di tipo allopatico. L’allopatia identifica la malattia nei sintomi della malattia stessa.
Di conseguenza, somministra all’organismo dei farmaci, detti sintomatici, che cercano di eliminare i sintomi dall’organismo ( da qui il nome, derivato dal greco allos = diverso / pathos = malattia).

La somministrazione di questi farmaci porta all’eliminazione dei sintomi. Però, i sintomi stessi rappresentano il tentativo da parte dell’organismo di reagire alla vera malattia, quindi l’eliminazione dei sintomi non elimina la malattia in quanto tale.

La medicina allopatica considera i sintomi di una malattia come una manifestazione di “qualcosa di sbagliato” che avviene nel corpo e che deve essere “corretto” grazie al trattamento medico.
L’arte medica, avvalendosi della molecola chimica, si trasforma in “Arte Meccanica”.
Cura utilizzando sostanze che inducono nell’organismo effetti contrari alla natura della malattia, cioè sopprime i sintomi senza curare la malattia che scatena il sintomo stesso e non tiene conto dell’ammalato nella sua interezza, ma rende l’organismo un insieme di organi e apparati tutti distinti l’uno dall’altro.

Questa scienza è basata sulla premessa che gli uomini sono separati dalla natura e che il mondo, come una macchina, può essere frammentato e ridotto in tutte le sue parti.
L’uomo sano è paragonato ad un orologio ben fatto.
Descartes diceva: non c’è nulla nel concetto di corpo che appartenga alla mente; e nulla in quello di mente che appartenga al corpo.
Questa visione meccanicistica della natura delineò la base del metodo scientifico.
La mente è stata separata dal corpo come la malattia dalla persona che ce l’ha; le parti l’una dall’altra come i sintomi dall’origine del disturbo e i pazienti dalla loro responsabilità e dal potere su di sé.

Ancora oggi tutto ciò rimane immutato e valido, cioè la medicina tradizionale studia la macchina umana e il medico diventa meccanico.
Se le persone sono come macchine si ha l’obbligo di mantenerle in movimento.
I corpi devono essere mantenuti in vita ad ogni costo, la morte và demonizzata; vita e morte non fanno più parte di un “continuum” ininterrotto.

Affinché, ogni forma patologica trovi una valida risposta al raggiungimento della guarigione definitiva e non solo sintomatica, Hahnemann suggerisce il metodo Omeopatico.
Egli coniò il termine omeopatia dal greco “homoios” (simile) e “pathos” (sofferenza), riferendosi alla legge dei simili, che ne è la base.
Tale legge afferma che se una sostanza è capace di indurre una serie di sintomi in un organismo sano, essa sarebbe anche in grado di curare quegli stessi sintomi se applicata a bassa dose (“similia similibus curentur”).
Il pensiero compiuto di Hahnemann fu quello di codificare in modo organico i principi e le leggi che governano la malattia e la salute, sulla base del ragionamento e su esperimenti.
Questo fatto incontestabile viene trascurato nella maggior parte dei trattati di storia della medicina.
L’omeopatia portava delle idee troppo avanzate per lo stato primitivo nel quale versava la medicina e di fatto essa rimase sempre minoritaria nella medicina convenzionale, mostratasi incapace di fare propria un’intuizione troppo in anticipo sul pensiero corrente.

L’uomo non è malato perché ha una malattia, ma ha una malattia perché è malato.
L’obbiettivo del medico omeopata è quello di recuperare equilibrio e ci sono tanti rimedi quanti sono gli individui.
La morte viene vista come uno stadio importante della vita e si bilanciano una con l’altra.
La vita riguarda le relazioni dinamiche, costantemente mutevoli di un sistema funzionale con l’altro.
Non esistono aspetti della personalità o funzioni organiche intese come indipendenti entità isolate.
L’interazione è intesa ad ogni livello.
Le nostre emozioni danno forma al nostro corpo e a sua volta il corpo dà vita alle sensazioni.

Il “Principio di Similitudine” della filosofia omeopatica afferma che “le malattie guariscono con i rimedi che provocano in un individuo sano i sintomi della malattia stessa”, ciò sta a significare che la guarigione si ottiene somministrando al malato la sostanza che ha provocato nell’individuo sano gli stessi sintomi di malattia.

Spesso, si sente dire che l’omeopatia è solo acqua fresca perché non c’è, a livello ponderale, sostanza farmacologicamente attiva.
Questo è vero nel senso che non si somministrano dosi ponderali, come nella medicina tradizionale, ma ricordiamo che proprio le dosi ponderali portano effetti collaterali e controindicazioni mentre in omeopatia la sostanza non è presente in quantità fisiche ma lo è in termini di energia biologicamente attiva, cioè la materia di base viene diluita e dinamizzata fino ad ottenere delle dosi infinitesimali della sostanza medicamentosa privando la stessa di tutti gli effetti nocivi e indesiderati.

L’omeopatia modifica il terreno dell’ammalato cioè, mette il paziente in condizione di guarire sè stesso stimolando le sue difese naturali contro l’agente patogeno.

In omeopatia si usano rimedi provenienti dal mondo vegetale, minerale e animale, di cui si conosce l’effetto patogeno a seguito di sperimentazioni effettuate su soggetti sani.
Queste sostanze vengono diluite per ridurne l’effetto tossico e sottoposte a un particolare processo di succussione (la “dinamizzazione”), che serve a conservare ed ampliare l’informazione di origine e l’effetto terapeutico.
Nell’allopatia il paziente pur di ottenere tutto e subito non si rende conto che la soppressione dei sintomi con i farmaci, altro non è che una falsa guarigione.
Invece, in omeopatia la guarigione non consiste nella repressione dei sintomi e quindi nella falsa guarigione, ma nella loro evoluzione. Da tutto ciò scaturisce la “Legge della Guarigione” di Hering, secondo la quale: la guarigione deve procedere dal centro alla periferia e dall’alto in basso. Questo vuol dire dal dentro al fuori, cioè dagli organi più importanti a quelli meno importanti, dalla testa alle mani e ai piedi.
Ogni medico omeopata sa bene che i sintomi che spariscono secondo quest’ordine sono stati debellati in modo definitivo.
Questo principio è conforme all’evoluzione stessa delle malattie croniche, che evolvono dalla periferia al centro, nel senso che compaiono dapprima in superficie e successivamente si spostano all’interno dell’organismo, interessando gli organi più nobili.
La guarigione deve dunque possedere una direzione centrifuga e l’omeopatia permette tutto ciò.

L’allopatia è, invece, un sistema di terapia in base al quale le malattie vengono trattate provocando una condizione incompatibile o antagonista rispetto a quella da curare o da alleviare.
Essa è una terapia con “effetti iatrogeni”, ossia tutti quegli effetti provocati dall’effetto secondario nocivo di un farmaco.
E’ una terapia “palliativa”, cioè si limita a procurare sollievo, non guarisce il male ma si limita a mitigarlo senza intervenire direttamente sulla causa.
E’ una terapia “soppressiva”, cioè trattiene ed impedisce la patologia.
E’ una terapia “sintomatologica”, cioè cura solo il sintomo.
La medicina allopatica cura, perciò, la “malattia”.

L’omeopatia è una terapia “eziologica”, cioè cura l’insieme di cause e dei meccanismi di insorgenza che provocano la malattia.
E’ una terapia “individuale”, cioè rispetta l’individuo.
E’ una terapia “olistica”, cioè considera l’uomo un’entità indivisa, un insieme con l’universo e con tutto ciò che lo circonda.
E’ una terapia “regolarizzatrice”, cioè stimola l’autoregolazione e l’autoguarigione, mettendo in comunicazione anima, mente e corpo.
E’ la terapia “dell’anima”.
La medicina omeopatica è la medicina delle “persone”.

C’è, dunque, differenza tra una città bombardata ed una città liberata dal nemico senza l’utilizzo di bombe e di armi, ma con informazione e dialogo.

L’Omeopatia non combatte un sintomo con il suo opposto, ma si allea con esso e con alternative analoghe lo sostiene nel tentativo di introdurre nella vita del malato un principio mancante.
In realtà, dal punto di vista omeopatico, i sintomi, non sono nemici, ma amici che ci indicano cosa ci manca, cosa c’è che non va. Sopprimerli è la cosa peggiore che si possa fare.

La medicina allopatica si limita a combattere i sintomi del corpo ed ha di recente ceduto la cura dell’anima alla psicologia e prima ancora quella dello spirito alla teologia.
Ma, l’uomo è anima, corpo e spirito, non scindibili. La salute è un equilibrio tra anima corpo e spirito, come in un triangolo equilatero.
Qualora ci sia una perdita dell’equilibrio si manifesta il sintomo ed il triangolo non è più equilatero… Il ritrovamento dell’equilibrio ridona lo stato di salute.

Quando l’uomo soffre, soffre tutto intero, anima, corpo e spirito e, quando è malato, è malato tutto, anima, corpo e spirito.
L’omeopatia considera l’uomo come un’unità indivisibile di componenti somatiche, mentali e spirituali: è dallo stato di equilibrio tra questi aspetti strettamente legati fra loro, e non dalla semplice assenza dei sintomi fisici, che derivano la vera salute e il benessere dell’uomo.

L’omeopata è il dottore che dal suo punto di vista globale ascolta il paziente, e mira ad indagare, non solo le caratteristiche sintomatologiche della malattia, ma specialmente l’ambiente in cui si è sviluppata, le emozioni, lo stile di vita, il carattere, i sentimenti, il mondo relazionale del malato.
Scopo di questa indagine è di ricercare la causa autentica della malattia.

Il farmaco chimico potrà mascherare per un po’ il sintomo, senza risolvere il problema che ne è all’origine e che prima o poi troverà sicuramente il modo di ripresentarsi, magari rendendo cronico il disturbo o prendendo un altro organo come bersaglio. Vedi il concetto di metastasi.

L’omeopatia agisce, invece, in modo molto più profondo e sottile, cercando di riequilibrare tutto l’organismo e di riattivare l’energia vitale.
L’organismo umano è, infatti, un meraviglioso, complesso e sofisticato sistema in grado di autoregolarsi e di mantenere, in condizioni normali, la sua omeostasi.
Esso possiede una grande e innata forza di autoguarigione e tende, per sua natura, all’armonia e all’equilibrio di tutte le sue componenti.

Secondo l’omeopatia, proprio come diceva Helen Keller, “le cose più belle non si vedono, ne si toccano: si sentono con il cuore”.

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza” Dante Alighieri.

“Esaminate ogni cosa e tenete ciò che è buono” San Paolo.

5 COMMENTI

  1. purtroppo se abbiamo sempre fretta di risolvere un problema di salute finiamo per crearcene altri fino a perdere completamente il controllo ed essere noi stessi creatori di malattie.

  2. Caro Salvatore, volevo dirti solo due parole.
    Ogni giorno ti ringrazio per avermi fatto scoprire qualcosa di diverso che è difficile da far capire agli altri,per la negligenza o per forza di volontà.Questa è OMEOPATIA. Ti ringrazio per avermi fatto scoprire un mondo nuovo, grazie ai tuoi studi e la forza di volontà che ogni giorno ti spinge a trovarla.

  3. Cara Trilli, grazie per la Tua preziosa considerazione.
    La fretta impedisce la diagnosi, cioè il riconoscimento dei meccanismi che determinano il disagio.
    Quindi diviene impossibile prevenirne il ripetersi e porre in essere comportamenti più sani.
    Il ripetersi degli “errori” crea infine malattia.
    Non dovremmo scambiare i sintomi con il risultato di un dolore immotivato, bensì riconoscerli come avviso per modificare il nostro comportamento.

  4. Cara Teresa, grazie!
    Nel corso della vita, si illuminano degli argomenti nella nostra mente: diepende da noi il darvi un seguito oppure passare avanti e dimenticare.
    Io ho posto attenzione, Tu hai posto attenzione…..andiamo avanti.

  5. Solo tu potevi esprimere, con parole cosi semplici e comprensibili, tutti questi concetti così complessi e terribilmente veri. Grazie! Diffonderò il più possibile.

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