Complemento sulla coscienza

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Complemento sulla coscienza

L’interezza della vita determina che ogni fenomeno dell’entità vivente sia correlato con tutti gli altri fenomeni che la compongono.

E’ impossibile pensare di poter continuare a considerare un evento, funzionale, come morfologico, isolato da un contesto generale che lo giustifichi, lo condizioni, lo determini.

L’approccio specialistico attenua la sua utilità, nel momento in cui si studia il complesso delle interrelazioni. Ancor più, nel caso in cui siano disponibili i mezzi per ricomporre in modo evidente l’ordine perso, prima della disfunzione e della malattia.

Il network psico-neuro-endocrino-immunologico (PNEI), dimostra che persino la malattia non può essere considerata fuori della totalità dell’organismo: la coscienza, come risultante olografica dell’universo percettivo e delle sue proiezioni psicosomatiche, presiede allo svolgimento armonioso, affinché la persona possa attendere alla realizzazione della sua progettualità.

Dunque, lo studio parziale di frammenti della “macchina”, fuori della sua totalità, ha senso specialmente se gli stimoli inseriti per modificare il quadro vengono applicati a macchina montata e poi esaminati anche settorialmente, ma sempre in correlazione con la dimensione globale e nella sua interezza dinamica.

Solo se ogni evento parziale ha un senso, l’unità avrà un senso;  solo se l’unità ha senso, ogni evento avrà senso.

Facciamo un esempio. Una persona, per vicende singolari, legate al corso della sua vita, ha una contrazione neurovegetativa imperniata sul conflitto di territorio, tanto da sviluppare una distonia della funzione urinaria. Col tempo, il disturbo determina un disturbo prostatico, tanto da costringerlo a chiedere aiuto. Una terapia, mirata all’organo, risolve, per un certo periodo di tempo, i disturbi percepibili, ma non rimuove i meccanismi fisiopatologici, che, nel loro complesso, continuano ad operare, generando un problema più grave, come il cancro della prostata.

La coscienza, in questo caso, è il sensore, per captare la disfunzione e porvi rimedio, ma ciò è impossibile se si sabota la comprensione dei meccanismi adattativi erronei, che hanno determinato la malattia. Quale che sia il modo per rivedere i propri diagrammi, occorre che l’individuo cancelli delle posizioni irrigidite e si renda nuovamente disponibile a crearne altre, più fluide e funzionali, per non perdere la salute e, in fine, la propria vita.

Ad ogni guarigione corrisponde una preparazione della coscienza, che allestisce i piani progettuali per la revisione di successo della totalità e del suo destino. Tutto ciò corrisponde in ogni piano di osservazione, da quello della percezione del sé cosciente, attraverso il calibro vascolare dell’organo ammalato, i fattori metabolici e neuroumorali, i mediatori immunologici che regolano i rapporti con i sistemi di sorveglianza per il mantenimento dell’omeostasi, sino a determinare il momento dell’insorgenza della malattia.

Quando il soggetto spiega a sé stesso i motivi della malattia, sta già ponendo in essere una prognosi migliorativa dell’intero suo corso esistenziale.

La medicina si sta ricomponendo, all’unisono con le scienze che le afferiscono, per rieditare gli stili diagnostici, quelli terapeutici, ma, soprattutto, per stabilire quali sono i metodi per garantire che non accada mai più di chiudersi in una visione materialistica e, inutilmente settoriale, che non giova a chi ha bisogno di aiuto, bensì soltanto a chi ha bisogno di porre ordine nel suo inventario di conoscenze, svincolate dall’interezza, di cui anch’egli fa parte.

In altre parole, potremmo anche dire che lo stile per studiare ogni elemento dell’interezza non è lo stesso che l’avvicinamento all’interezza richiede. Quando arriveremo a saper svolgere il lavoro di riconoscimento della realtà, come se mai avessimo diviso le nostre conoscenze, allora potremo evitare persino di spiegare un discorso, tanto sarà il discorso stesso la percezione propria del reale. La realtà sarà ciò che è sempre stato, prima che noi potessimo sottoporla ai nostri processi per imbalsamarla.

Sicuramente, l’interezza dell’organismo corrisponde ad una sua vibrazione globale, che è persa nella malattia, e che bisogna ripristinare, per restituire la possibilità di godere nuovamente della salute.

Bisogna anche aggiungere che le percezioni in salute sono diverse da quelle in malattia e che, fermo restando che la coscienza presiede alla gestione del comportamento, occorre che le percezioni in fase di malattia siano vicariate dalle percezioni del terapeuta, che sostituisce quelle del soggetto sofferente, tanto quanto egli non è stato in grado di evitare lo scivolamento nella malattia.

Per questo motivo, in alcune culture, la malattia di una persona viene attribuita ad un meccanismo sociale allargato, che vede il medico, in primis, come garante inefficace di una adeguata prevenzione primaria, quindi, praticamente responsabile, per omissione, di derive incongruenti della persona.

In tal senso, è ipotizzabile la depenalizzazione dell’atto medico, anche se insufficiente o errato, teso, comunque,  al perseguimento di finalità terapeutiche, mentre sarebbe più proficuo determinare eventuali responsabilità nelle dinamiche preventive omesse e nella mancata trasmissione di informazioni atte a salvaguardare il mantenimento di standard qualitativi di vita sociale e individuale.

In tal senso, ancora, è facile individuare anche delle responsabilità statali e governative, che, pur potendo varare provvedimenti congrui per attivare la protezione della salute, addirittura alimentano, contrariamente ai dettami costituzionali, una rete costrittiva, sempre più intricata che, lungi dal proteggere la tranquillità della vita sociale, determina distonia neurovegetativa sempre più diffusa, che caratterizza, ormai, la quotidianità e rende impossibile il decorso di una vita serena e appagante.

L’impossibilità di condurre una vita sufficientemente spensierata è il principale motivo di malattia sociale diffusa, attraverso una lunga serie di adattamenti reattivi, che conducono a stili erronei, nell’alimentazione, nella gestione della salute, nell’impiego del tempo libero, sino all’utilizzo di sistemi di gioco e scommessa, destinati ad asservire le coscienze degli individui, e creare una dipendenza morbosa,  con il benestare delle autorità, compreso quello del Ministero delle Finanze.

Che eventuali denunce pongano in luce le disfunzioni e le responsabilità, solo dopo aver individuato “un danneggiato”, mi fa un poco sorridere, in quanto è come dire che, in mezzo all’ecatombe generale, stiamo cercando chi urla di più!

Non manca il danneggiato, tanto è esteso il danno, ma manca la capacità di saper descrivere il danno esteso, tanto è stato lento e progressivo, ma inesorabile, il processo di annichilimento del buon senso comune, tale da consentire di tutto, senza che si abbia il coraggio di farne oggetto di denuncia, ma soprattutto di un intervento fattivo in grado di interrompere il vuoto che ha caratterizzato, soprattutto, gli organismi di controllo ai quali adesso dovremmo chiedere di intervenire.

Non vi è una sola persona che si dica soddisfatta della vita sociale, che gli impone limiti di ogni genere e privazioni inaudite, che vengono fatte passare per legge. Il problema è quindi una questione di riuscire a zummare l’oggetto di osservazione, in modo tale, che, nonostante, anzi, direi,  grazie alla visione globale, non resti fuori nessuna sfumatura di dolore e ingiustizia, significativa proprio perché diffusa.

Una volta, la battuta: -piove, governo ladro- faceva sorridere ed era una simpatica barzelletta. Chi avrebbe oggi il coraggio di non rimanere serio, se qualcuno viene fuori con la stessa battuta?

Questo articolo, scritto, in mezzo a mille eventi, non è ovviamente scollegato da tutto il resto; per questo motivo, si parte da un argomento e si raggiunge un altro ambito, ma il comune denominatore è proprio l’interezza e la visione d’insieme, posti come stile per farci comprendere come sia possibile cambiare i paradigmi della vita e ottenere una nuova forma di unità, sia in termini di riconoscimento che nel senso di un intervento risolutivo.  Parola d’ordine: unità.

4 COMMENTI

  1. Caro dottore, consideriamo che l’unità è un campo coerente.
    Potrebbero le popolazioni locali diffondere una risonanza ambientale favorevole per le coscienze e i corpi? Sono reperibili delle istruzioni pratiche per beneficiare dell’acqua informatizzata?

    Cordiali saluti
    e Grazie

  2. Anche per la medicina, è arrivato il momento di una grande svolta. Non si può frammentare qualcosa che va valutata nella sua interezza, e quindi, insieme all’uomo, anche la medicina. Non si può parlare dell’interezza dell’uomo ed applicare una medicina settoriale!!!! Forse bisogna rivedere, con molta serenità, metodi e approcci, per dare all’uomo una nuova medicina!!!

  3. buongiorno,
    questo testo e tutto un poema di significati e vibrazioni potenti. Bravo Dottore….sono piu lento a scrivere che a risuonare, ma sei un maestro di pensieri
    grazie saluti e a presto
    riccardo

  4. Caro dott. Rainò,
    per me è difficilissimo dissentire (uso un eufemismo) da ogni parola che hai scritto.

    Ritengo fondamentali queste frasi:

    Rete costrittiva, sempre più intricata che, lungi dal proteggere la tranquillità della vita sociale, determina distonia neurovegetativa sempre più diffusa, che caratterizza, ormai, la quotidianità e rende impossibile il decorso di una vita serena e appagante.
    L’impossibilità di condurre una vita sufficientemente spensierata è il principale motivo di malattia sociale diffusa”

    Porrei molto risalto sui modelli socio culturali imperanti, imperniati non nell’estrarre il nucleo vitale che è in ognuno di noi, ma nel dominare e distorcere questo nucleo.

    Questo nucleo potrebbe essere e costituire la ri-nascita del Sé, dell’individuo, della società, in modo che ognuno si possa esprima secondo la propria natura ed inclinazione.

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