Meningite: intervista a Pokemon, Charlie Hebdo e Donald Trump

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Meningite: intervista a Pokemon, Charlie Hebdo e Donald Trump

Questo articolo entra con discrezione, equilibrio e dovizia di nozioni scientifiche, e un pizzico di ironia, in un problema scottante: la vaccinazione per la meningite.

Si parla di meningite, ma anche di vaccini in genere.

Ma non solo, perché questo articolo pende dalle labbra dei referenti più interpellati, di quelli più autorevoli, ma anche i più discussi, i più discutibili, i più sarcastici, i più repressivi, quelli dell’immaginario più diffuso, fantasioso, ed anche quelli più moderati e ragionevoli, come me.

Mi chiedo se i Pokemon fanno la vaccinazione.

Leggo che cosa ne dice Charlie Hebdo.

Sento la forza con cui i vaccini sono contrastati da Donald Trump.

Si punta troppo facilmente tutto sulla vaccinazione?

Di seguito, le risposte e i commenti che io darei a chi troppo facilmente ostenta sicurezza e spinge univocamente verso la vaccinazione di massa.

Importano moltissimo gli aspetti comportamentali della popolazione, che nulla hanno a che fare con l’ovvietà della vaccinazione.

Le vaccinazioni sono indispensabili in alcuni casi, che sono una piccola parte del discorso sociale in toto.

Nel parlare delle infezioni intercorrenti, che potrebbero aumentare il rischio di meningite, non si valorizza il ruolo protettivo dell’immunità naturale, che è sempre in grado di evocare anche vantaggi; si centra solo il ruolo patogeno dei germi, mentre si escludono altri fattori, che sarebbero più facilmente maneggiabili, cioè modificabili, in fine, usabili come strumento di prevenzione.

Tali fattori non comporterebbero atti medici, quale è un vaccino, che richiede sempre una valutazione rischio/beneficio.

Per esempio, l’uso smodato di antibiotici rinforza i germi e indebolisce l’organismo.

L’uso di antipiretici e antiflogistici abbatte fortemente le difese utili, che la biologia appronta quando vi è un rischio di infezione.

Poi, nei giorni successivi ad una malattia infettiva, come la meningite, qualora dovessero esserci dei danni o la morte del paziente, si parla di tutto tranne dell’errore di aver contrastato febbre e infiammazione, che, come risulta dai sacri testi di fisiologia e patologia generale, sono le uniche vere armi di difesa contro le malattie infettive.

Insomma vi è una vera e propria schizofrenia, uno sdoppiamento, di logiche e di comportamenti, e di saperi, che rischiano di offendere seriamente la rilettura della realtà e la selezione dei comportamenti utili per rimanere in salute.

Insisto nel ricordare che la beanza del lume dei vasi sanguigni e linfatici, che molte persone hanno nella loro bocca, per condizioni lesionali, da precaria igiene, è una delle situazioni più pericolose, che possono preludere al guadagno da parte dei germi, per via canalicolare, di siti dell’organismo dove non sarebbero mai arrivati.

Allora, dove sta, ora, la differenza fra un così detto portatore ed un soggetto che si ammala?

Siamo sicuri che sia solo una questione di immunità? E poi, di una immunità artificialmente indotta?

Inquadrando con più attenzione molti più argomenti, sembrerebbe che la morbilità e la mortalità dei soggetti più sfortunati possa trovare spiegazione in fattori che renderebbero ragione di un livello sociale di salute altissimo, se fossero conosciuti, inquadrati, applicati.

L’aggressività di una malattia non è legata solo al germe, e nemmeno solo all’immunità.

Pensate alla differenza di decorso che una ferita pulita ha, rispetto ad una ferita sporca, che si può prestare a qualunque infezione, come da piogeni, tetano e opportunisti anaerobi, con conseguenze anche catastrofiche.

Al concetto di immunità di gregge (che suona anche male) si sostituisca il concetto di cultura della comunità, di informazione, di addestramento a stili di vita sani e preventivi.

Abbiamo già problemi con i vaccini, non si sa bene fino a quale punto; se incrementiamo le vaccinazioni, i problemi, per statistica, aumenteranno, sino al punto che non possiamo immaginare che cosa potrebbe succedere.

Mentre la modificazione di altri fattori, non legati, necessariamente, alla pratica del vaccino, apporterebbe sicuramente vantaggi, privi di rischi, la cui natura è già chiaramente prevedibile.

Più che circolare i germi, forse, circola di più l’ignoranza, perché non basta soltanto essere informati sulla sola esistenza di pericolose malattie.

Anzi, la conoscenza delle malattie comporta la consapevolezza dei meccanismi che possono procurarle, non solo la certezza presunta di esserne immuni, per intervento di un vaccino.

In condizioni naturali, l’organismo registra continuamente gli attacchi potenziali ed elabora risposte adeguate, a patto che non vi siano abnormità, che rendono insufficiente la salute apparente e vanificano anche le manovre più ardite, come la vaccinazione.

Guardate che non occorre il caso di usare la parola sconfiggere, perché non è una stupida lotta, ma solo una questione di cultura dei meccanismi.

Non confondiamo le situazioni!

Le figure politiche preposte a decisioni importanti stiano attente a dare voce a tutte le campane e a ragionare con estrema attenzione.

Al contrario, so che essi scelgono i cosiddetti esperti,  che sono esperti solo dell’argomento che si vuole approvare o rinnegare.

Non vi è logica nell’escludere le posizioni  culturali che potrebbero consentire una valutazione del problema più allargata e quindi più su misura.

Aggiungere dei parametri di valutazione non impoverisce  il livello , anzi lo rende più atto allo scopo.

Per assurdo, se potessimo vaccinare tutto e tutti, e ripetutamente ad oltranza, potremmo dire che le vaccinazioni sono sicure ed efficaci.

Ciò non è realizzabile, quindi attenzione: primum non nocere.

Forse il motivo per cui i bambini, nei primi anni di vita, sarebbero più esposti al rischio di meningite risiede nella scarsa controllabilità delle loro abitudini di igiene, per esempio, del cavo orale.

Un bambino mangia e si addormenta, mentre la sua bocca coltiva situazioni di contaminazione batterica non indifferenti.

Pensiamo anche a tonsille, adenoidi etc., di cui ritengo non si sia compreso adeguatamente il significato e che dunque ricevano trattamenti inadeguati e pericolosi.

Gli organi linfatici servono, e non devono esser trascurati e bistrattati.

Le così dette infezioni ricorrenti delle prime vie aeree forse sono dovute a vuoti di logica comportamentale più che alla comunità scolastica.

Piuttosto, penso che il fatto di non far lavare i denti ai bimbi, negli asili, non sia una buona abitudine, anche pedagogicamente. L’introduzione di cibo deve essere seguita dalla rimozione dai residui che intaccano la salute del cavo orale e minano l’integrità delle strutture anatomiche, che, guarda caso, si trovano in prossimità del cervello.

Il controllo delle affermazioni, su  qualunque argomento, non è solo una questione di internet, così come, per i vaccini, mi sembra imprudente voler affidare ai medici del ssn il ruolo di garanti assoluti della scienza e della cultura, dato che la loro neutralità e studiosità, certe, volte è proprio da provare.

I pediatri e i medici di base danno la Tachipirina, danno gli antiinfiammatori, danno gli antibiotici, con facilità, senza una reale serietà scientifica, fanno togliere tonsille e adenoidi, perché non conoscono altri mezzi, quindi non sono sempre attendibili.

I presídi linfatici anatomici delle prime vie aeree servono, reagiscono agli errori, ingrandendosi e cercando di ovviare agli attacchi incongrui dei germi. Noi li poniamo in difficoltà, bloccando febbre e infiammazione, dando antibiotici che non servono, se non in casi sporadici, continuando a non riconoscere i meccanismi reali e prendendocela con i risultati che scambiamo per cause.

Ciò alimenta le malattie, rende inefficace la nostra salute, ne deprime l’autonomia, occulta la verità, prepara il terreno per essere preda di vere gravi infezioni e, soprattutto, di speculazioni di vario genere.

Gli specialisti nel campo delle vaccinazioni sono di parte, possono non essere obiettivi, possono non  conoscere tanti altri aspetti che valgono di più della loro esperienza.

L’esperienza costruttiva di un vaccino e dei suoi più reconditi meccanismi di azione, non coincide con l’essere depositari della verità sulle infezioni e sulle malattie infettive.

La ricerca scientifica è spesso prenotata, pagata, sostenuta, protetta, posseduta da gruppi industriali, che non sono privi di interessi personali e che rendono impossibile la neutralità.

Ciò non è sempre un bene.

L’immunità dei lattanti è, per definizione, incompleta, e necessita di tempo per poter giustificare l’innocuità di un vaccino a tappeto.

I profili immunologici degli individui vanno testati, per essere sicuri che la persona possa sopportare un vaccino, o tanti vaccini anche insieme o ravvicinati.

La sicurezza di un vaccino non è solo la corrispondenza del suo aspetto ultimo rispetto ai nostri desideri, vantati per traguardi scientifici, per esempio il fatto di essere programmati al computer.

La sicurezza di qualunque sostanza introdotta nell’organismo deve sempre fare rimanere il medico e gli scienziati tutti molto cauti sul mistero dell’ultimo destino di quella scelta.

Purtroppo la letteratura è stracolma di situazioni che confermano ciò che dico.

L’eccellenza di una dimensione produttiva di un vaccino o di un farmaco non è l’assoluto, e deve confrontarsi con molti altri parametri, che probabilmente non abitano in quel centro di eccellenza.

E poi,  non è vero che la storia dell’uomo è la storia dei vaccini.

Non scherziamo.

Nobilissimo usare espressioni come quella di salvare i bambini del mondo; ma se non fosse così univoco il da farsi in tale così nobile aspirazione?

Attenzione quando qualcuno usa troppo la parola scienza, scienziato, perché non è sempre per creare tranquillità, spesso il contrario.

Infatti, non vi è bisogno di designazioni di tipo esteriore; per provare la validità della propria posizione, basta saper spiegare e reggere ad eventuali spiegazioni di verso opposto.

Il Giappone, Paese in cui non si usa la carta igienica, e dove il vater sembra una centrale fantascientifica, dove la gestione delle problematiche sociali è affidata al senso sacro profondo di tale popolazione, non prevede l’obbligatorietà dei vaccini.

L’organizzazione Mondiale della Salute spiega che il vaiolo è stato eradicato grazie all’insediamento della quarantena, dell’isolamento, del miglioramento degli standard di qualità della vita.

Si teme il pericolo infettivo degli extracomunitari, ma potremmo anche pensare che essi, più abituati ai germi, per le precarie condizioni di vita, possono essere in possesso di una efficacia immunitaria, per cui potrebbero essere autorizzati a sentirsi in pericolo in mezzo a noi.

Insomma, gli argomenti possono essere interpretati sempre in modi diversi.

Il valore della vaccinazione non è univoco, come è stato notato, anche in ambiti investiti da uno spirito scientifico di tutto livello.

Detenere il primato scientifico della produzione e del know how di un argomento non relega il sapere sull’argomento solo all’interno di tali ambiti.

Prestare attenzione, quando si vuole imporre solo l’autorità di un sistema del genere.

Dulcis in fundo. Non è corretto supportare l’autorevolezza di un gruppo di produzione, alludendo al suo spessore in termini finanziari e di occupazione in termini di posti di lavoro.

Anzi, potrebbe essere proprio questo un argomento pregiudizievole, dato che sarebbe difficile scardinare un apparato di questo tipo, persino se si rilevasse la sua inutilità o addirittura la sua pericolosità, in funzione degli interessi e economici, che tutto ciò è in grado di muovere.

Insomma, i vaccini funzionano, ma chi non approva la vaccinazione di massa non nega tale argomento.

Si invocano soltanto altri discorsi, che non sono meno colti del razionale del vaccino.

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Vaccini? Si grazie, con intelligenza!

 

 

 

 

 

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