Lo sguardo al diverso

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Lo sguardo al diverso

Sembra l’anticamera dell’ambiente per accedere ad una dimensione conoscitiva per tutti.

Invece, si tratta del riflesso del diverso, visto da dentro.

Provate a immaginare di prendere una giacca e rivoltarla. La giacca, che sembra perfetta dall’esterno, lascia vedere al suo interno la sdrucitura della fodera, per cui è possibile capire che l’apparenza esteriore della giacca non corrisponde alla sostanza.

Voglio parlare del senso di essere diversi in una società, come la nostra, ove l’omologazione non solo appiattisce la diversità, ma uccide l’originalità del pensiero, l’acume dell’intelligenza, lo slancio del coraggio di dire che la vita, come la conduciamo, non è la vita, che essa non mantiene la promessa degli auguri dati ai genitori quando hanno un bambino.

Una accozzaglia di obblighi stabiliti, senza che se ne misuri l’effettiva indispensabilità, attanaglia il vivere quotidiano, sin dalle prime ore del concepimento.

La vita viene banalizzata, tra manovre abortive e svilenti processi al senso della genitorialità, scappata tra ciò che le persone chiamano “fare sesso” e l’anelito della vittoria sul senso di solitudine che l’essere umano prova al cospetto del suo riflesso generico.

E’ proprio la diversità, il consenso ad essa, la riscoperta della sua originalità che conferisce quello speciale fascino che trae ispirazione dal mancato riconoscimento della banalità.

La banalità che dilaga, come la peste nelle coscienze di tutti, nella misura in cui si integrino nella metamorfosi sociale del mistero della vita.

Trattasi di malattia diffusa, la perdita del senso della scoperta e quella strana applicazione di una regola gigante, che fagocita ogni più piccola regola, ispirata dalla moltitudine di sfumature possibili attraverso le esperienze personali.

Così, nasce la dittatura delle previsioni, saccenti e dotte, che nel contempo indottrinano ogni sia pur banale situazione, che aspira al ruolo di regolamentazione, tanto più, quanto sciatta e fugace ne può essere una reale conoscenza.

Dottrine e diagrammi si ergono a dividere ampi spazi che l’empirìa relegherebbe soltanto alla paura.

Arroganza mista ad ardimenti di sopraffazione aleggiano negli uffici, ove veri e propri domatori, con fare dispotico e importante, dettano il destino della giornata dell’avventore sfortunato, che vi si imbatte.

La divisione resta molto utile, quanto pericolosa è l’eccellenza delle percezioni, quanto ineguagliabile si attesta la poliedricità del sentire, dell’inderogabilità di agire, secondo quella coscienza sfumata, che si allontana dalle previsioni e tradisce lo spirito della ricerca giovanile.

Nasce la vecchiaia, nasce la prassi, nasce la fine delle vita, muore il senso dell’inizio.

Pragmatismi stoici e burocrazie epicuree spalmano la burocrazia negli spazi vuoti di libertà, nelle anime spente nella quotidianità e nell’abitudine.

Eserciti di perbenismo alimentano lo svilimento della speranza, che nasce da una visione fresca della vita, percepita come sorpresa, attimo per attimo.

Schieramenti opinabili, ma scontati, veicolano l’ovvietà, che riverbera fra mille obblighi, che rappresentano soltanto la fine della bellezza dell’esistenza.

E’ l’arte di imporsi un arte, è lo scontro con l’istinto a correre, è la rigidità che impedisce di poter sognare, e che lo ritiene come una grave infrazione.

Miliardi di influenze, miscelate di insegnamenti a morire, attraverso la freschezza del vivere più politicamente corretto.

Per questo motivo, è così rigida la rete che paralizza la spontaneità, per far credere che le regole siano impossibili nella collettività organizzata.

L’acme dell’organizzazione arriva direttamente dalla convinzione dell’esistenza del denaro, che viene ostentato come strumento di gestione delle più importanti sfumature, sino a impedire alle persone di riconoscersi nei diritti più inalienabili, che non sono acquistabili e vendibili, e che appartengono alla sorpresa intrinseca con cui la vita stessa ci sorprende di continuo.

Ed è questo senso di sorpresa che distingue gli sprovveduti vivi dai saccenti morti, che ritmano lo scandire del respiro delle persone, anche se di queste non conoscono nemmeno il nome.

E’ una centralizzazione dei sistemi di controllo, che vogliono ordinare anche il fluire casuale della magia della vita.

Così, la genetica affluisce nel destino e la scienza, che se ne occupa, invade la provvidenza a ne scompagina l’ancestrale onnipotenza.

La grandezza viene chiamata ignoranza, mentre la cultura diviene la cattedra per spargere ignoranza, calcolata e resa scienza per i più importanti.

Veri e propri Istituti assurgono al ruolo di garanti della chiusura alla vita e imprimono il loro marchio a quella freschezza senza la quale nessun seme germinerebbe.

L’intelligenza arrogante di pochi anni e di pochi uomini si sostituisce a quella del tempo e delle generazioni, ma, soprattutto, viola e dissacra il senso stesso dell’attesa silenziosa del viaggiatore nell’avventura cosmica.

Una presunta inviolabilità viene arrogata da gruppi di avventurieri, che si sostituiscono al senso di Dio e che tiranneggiano persino sul bisogno di fermarsi e di riposare, come quando è vietato ammalarsi, perché è pretesa efficienza ad ogni costo, anche se questa finisce per creare strade di malattia sempre più profonda e invalidante per la forza stessa della vita.

Gli avventurieri al comando della società pensano di poter sconvolgere i ritmi del giorno e della notte, quelli del lavoro e del riposo, e persino l’altalena del sapere e dell’idiozia, ammantando tutto solo di designazioni che riguardano ciò che è lecito e ciò che non lo è, come quando le forze dell’ordine impediscono le più elementari richieste che il buon senso e la dignità delle persone hanno il diritto e l’esigenza di evidenziare.

In questi casi, non è la difesa della Legge un’arte di preservazione dell’ordine naturale delle cose, bensì una prigione in cui è rinchiuso l’intelletto, al cospetto della negazione più violenta del diritto alla coscienza.

La coscienza dell’umanità viene negata alla coscienza individuale, per trame deformi che tessono la fine del senso della vita.

Alcuni psicopatici, privi di grande intelligenza, si sono impadroniti dell’idea della vita, che vorrebbero vendere ai propri simili, come se si trattasse di un bene costruito da alcuni più che fruìto da tutti.

La caratteristica di base di tali personaggi è l’essere infimi, in quanto tali essi si ritengono abilitati a poter articolare le proprie congetture a vantaggio di pochi e assolutamente sfavorevoli per la maggior parte degli altri loro simili, che però non ritengono tali.

Il diritto alla vita è il titolo preminente per essere rispettato in quanto soggetto potenzialmente senza limiti.

L’efficacia potenziale di ogni persona diviene come un campo sul quale si decide anticipatamente il piano regolatore, per determinare con esattezza sino a quale punto debba essere riconosciuto il diritto di crescere ed evolversi.

Per assicurare il monopolio dei mezzi per accaparrarsi  il diritto ad esercitare un potere decisionale, alcuni esseri umani vendono la propria intelligenza al male, privandosi della possibilità di esplorare la grandezza possibile di ogni essere umano, che può anche essere così importante da arrivare a cambiare le sorti dell’umanità.

Le intelligenze vengono poste in cattività, le finte risorse, il denaro, vengono gestite  con fare pretestuoso, come se fossero privilegio di pochi inetti, che non riescono ad occuparsi di altro.

Tale profonda e abnorme disfunzione si è impadronita più che dell’umanità, direi delle sue convinzioni, le quali a loro volta si attestano sulla negazione dell’unica realtà possibile che è la ricchezza dell’intelligenza e la variegatezza degli itinerari che essa può tracciare per la storia del Mondo.

Tutte queste premesse, volutamente e sapientemente forbite, per scoraggiare sin dall’inizio coloro che azzardatamente dovessero imbattersi in righe al di sopra delle loro possibilità.

Il mio scopo è di lasciare prive le loro menti inadatte all’altezza dell’argomento, per ricacciarle implicitamente nell’inezia, che è invece il loro scopo e la loro attitudine preferenziale, per la quale inseguono l’idea del denaro e si privano  dell’ineffabile percezione superiore del sé e della realtà.

In questo modo, si crea un equilibrio, in quanto se i meschini fossero posti nelle condizioni di poter disporre delle ricchezze dello spirito e dell’intelligenza, saremmo rovinati, nella misura in cui contemporaneamente non li avessimo privati dei beni astrattamente noti come materiali, principalmente il denaro.

Per di più, occorre aggiungere che lungi dal voler accentrare l’attenzione su coloro che risultano dotati di finezza sufficiente a comprendermi, è ineluttabile che, quale artifizio evoluzionistico atto a garantire la sopravvivenza dei più nobili, proprio in quanto sprovvisti di mezzi finanziari atti a farli porre nelle prime fila delle fasce sociali,  la inedita novità che voglio rappresentare è il potere dell’intelligenza, della cultura e della finezza intellettuale e animica.

Tali prerogative rappresentano la variabile strategica che alimenta la speranza rimasta al Mondo che qualcuno riesca, servendosi di doti naturali, a riprendersi un potere che è legato a doti innaturali e che, poche persone utilizzano per schiavizzare moltitudini di persone, fra le quali potrebbero esserci molti individui di enorme utilità sociale.

Una casta di individui ben noti per la propria pochezza, quanto per la propria brama di potere è rappresentata dai politici.

Un’altra congerie di persone, tinte di grigio, ma atte al comando e alla detenzione di ruoli di potere, è rappresentata dai professori universitari, dai magistrati, dai direttori, in genere di uffici importanti per l’organizzazione del destino della felicità dei cittadini.

Potrebbe sembrare che io sia impazzito nel parlare così, ma la sfida è nel dimostrarmi che tali classi di individui siano alquanto bilanciate fra azioni atte a raggiungere il potere dello status rappresentato e l’effettiva utilità sociale e abilità innovativa, che caratterizza invece molto più spesso fasce di persone che non si sono sforzate così tanto di raggiungere i livelli ambìti di cui prima.

E’ come se chi è sicuro della propria intelligenza e ne vive ogni momento la supremazia naturale non abbia la stessa compulsione dei campioni da rodeo dell’arrivismo a volersi accaparrare ruoli che possono facilmente mascherare una serie notevole di limiti.

I brillanti professionisti sono sempre più brillanti dei loro coetanei che si abilitano alle alte sfere della piramide sociale.

Per essere primi occorre avere qualcosa che non va o nell’intelligenza o nella scala dei valori.

Ecco perché, inaspettatamente, si creano scandali balordi che riguardano eminenze, perché, il nostro sistema sociale promuove dinamiche malsane per porre in evidenza i titoli necessari a raggiungere il comando.

E’ anche vero che tale solo apparente controsenso non è in effetti tale, in quanto il sistema dell’establishment, attestato su linee di valori bassi,  promuove, protegge e seleziona iter di assimilazione al comando, tali da consentire il facile ammaestramento delle, diciamo così, intelligenze, per riuscire ad asservire istituzioni e funzioni agli ordini delle ben collaudate tattiche di speculazione finanziaria, castello incantato in cui vivono gli idioti di cui sopra, illusi di essere grandi, ma che in effetti sono piccini piccini e tanto tanto egoisti.

Insomma, un mondo fatto di contrari, in cui agli apici abbiamo gli infimi e nell’anonimato abbiamo le vere cime della società.

Perché qualcuno avrebbe dubbi sulla genialità del popolo napoletano e sulla sagacia delle vecchie nonne con la terza elementare?

Mi rendo conto che le mie analisi conducono a sillogismi arditi, ma mi chiedo come mai in un mondo così forbito, abbiamo ancora tanto dolore e tanta cattiveria.

Il ruolo dei politici è davvero patetico, in quanto essi smistano le forze del potere più sciatto per capovolgere le logiche naturali di merito degli individui.

Il merito dovrebbe essere la fluida conquista di ruoli gerarchici riconosciuti senza sforzo e non frutto di logiche occulte, figlie di mafia, clielentarismo e raccomandazioni di vario genere.

I meccanismi del potere si autoproteggono e si alimentano con energie che, massonicamente, ruotano sempre attorno a centri di gravità interni.

Mentre la promozione del genio non nasce mai all’interno di tali logiche, e se anche ciò accadesse, per distrazione di qualcuno, convergerebbe prima o poi nell’annichilimento della genialità per preservare solo l’involucro vuoto della persona.

Tutta la società è improntata al rimpicciolimento dell’uomo, alla riduzione dei risultati ambìti, se non rientrano nelle logiche appiattenti, omologanti e che riportano acqua da dove l’hanno attinta.

La discrasia delle componenti plasmatiche della società è tanto notevole quanto profondo il fossato che divide la falsa ufficialità dalla realtà della qualità della vita.

Esibizioni discorsive di basso livello intellettuale caratterizzano i momenti ufficiali in cui personaggi, che non superano nemmeno la sufficienza, si lanciano in ordite sentenze, che generano molta sofferenza sociale e molto diffusa. Basti vedere gli ultimi discorsi di Sergio Mattarella sui vaccini, o quelli della Sig.ra Lorenzin, come se non bastasse lo stile degli auguri a cavallo d’anni, che il capo dello Stato scaglia letteralmente come vere e proprie condanne che attentano al legittimo senso di serenità della vita.

La nostra vita è gravata da un profondo e gravissimo senso di imperfezione, che le persone sane di mente percepiscono, anche se cercano di andare avanti per non essere inquadrate come agonisti della disfunzione-

In verità, la disfunzione è architettata a tavolino, da anni a da molto lontano, ma i maggiordomi del misfatto sono i nostri politici, sciatti, privi di etica e facilmente manipolabili, a causa dell’assenza di spessore di qualunque tipo di dote della dimensione rinascimentale dell’uomo.

Ecco, serve un nuovo rinascimento, ma cha aggiunga i mezzi per ripristinare il coraggio di farsi valere da parte delle persone normali, che non devono accettare più alcun compromesso con piani di svendita della dignità umana.

Mi soffermo su alcune osservazioni semplici, che dimostrano perché la nostra vita non è quella che dovremmo vivere.

I soldi sono fatti stampare dal Governo, con incarico a tipografie estere, e finiscono per essere venduti, da associazioni segrete e private, che vendono valori nominali che nulla hanno a che fare con il diritto di disporre a credito di banconote per consentire i liberi scambi fra i cittadini.

Tale artefatto viene posto in essere  dalla connivenza delle Banche,  che hanno superato qualunque limite nel depredare  le persone che ancora continuano a fidarsi di tali entità.

Il debito pubblico è il risultato ovvio e inevitabile della disfunzione originaria in termini di creazione del denaro e si amplifica col tempo, minando sempre più il diritto alla vita dei cittadini.

La partecipazione alla vita sociale di una comunità, lontani dalla vita allo stato brado, diviene il peccato originale, che determina un’atmosfera di pochezza inventata, che attanaglia tutti tranne i servi diretti del sistema di complotto centrale.

Per meglio dire, i servi sono coinvolti in modo diverso nelle nefandezze che essi contribuiscono a creare.

Il misfatto centrale ha creato una povertà indotta, che è entrata nella percezione comune delle persone.

Per questo motivo, siamo costretti a tenerci delle strade fatiscenti, pericolose per la guida e l’incolumità delle persone.

Per questo motivo, all’ingresso dei parcheggi auto nei silos, dobbiamo sopportare di urtare con le ruote delle nostre auto contro i margini taglienti dei marciapiedi che costringono i mezzi a procedere lentamente, ma direi, non solo lentamente, poiché è semplicemente folle restringere i passaggi in questo modo.

Ancora più folle è che a nessuno venga in mente di organizzarsi per rimuovere tali impedimenti nel giro di poghi giorni.

Ovviamente, la soddisfazione maggiore è quella di penalizzare maggiormente gli automobilisti alla guida di vetture di livello superiore, che risentono di più del limite strutturale di tali situazioni.

E’ normale che si ritenga lo spazio pubblico, al di fuori delle proprie case, passibile di essere sporcato, gettando anche dai finestrini delle automobili, ogni tipo di rifiuto, come, ad esempio, miliardi di bottiglie in plastica e in vetro, lattine e ogni altro genere di oggetti.

La sensibilità normale e comune dei cittadini viene tenuta bassa, che sfiora il livello di insulsità più estremo, mentre all’interno dei palazzi del potere si attestano sfarzi che non hanno nessun ruolo funzionale che non ne giustifichi l’eliminazione.

I diametri delle carreggiate delle strade sono irrazionalmente stretti, tanto da rendere la circolazione dei mezzi un continuo rischio di sfioramento, evitabile con ottiche di progettazione ispirate ad una maggiore intelligenza e apertura mentale, e quindi sicurezza.

I portapacchi dei mezzi pubblici lasciano cadere la polvere dei bagagli sui viaggiatori, cosa che non dovrebbe mai accadere, se si pensa alla composizione della polvere e al rischio di inalare microorganismi che nessuno si sognerebbe di farsi cascare a pioggia sul proprio capo.

Nei periodi invernali, specialmente nelle festività, è impressionante la fila di clienti nelle farmacie, ma nessuno dice loro che, invece di rimpinzarsi di farmaci, dovrebbero ridurre l’apporto alimentare.

I normali e salutari segnali di malessere vengono ovattati e distorti dall’abitudine ai farmaci, sicché si alimenta un livello di morbilità sempre più alto nella popolazione.

Nel frattempo, con previsioni meschine e mafiose, si parla dell’influenza che sta arrivando, per creare il pretesto di sottoporre a vaccinazione ingenti numeri di persone.

Sul pacchetto di sigarette, con la scusa di proteggere gli utilizzatori si diffondono immagini truculente che ritraggono patologie e sofferenze estreme, ma nessuno pensa che uno Stato non può detenere il monopolio di abitudini dannose per la salute della comunità.

I centri di gioco e scommessa hanno raggiunto numeri tali che è difficile non trovarne uno per isolato!

Però, ci si cura di avvisare, con dei cartelli, che il gioco può creare dipendenza e che bisogna fare attenzione.

Nel frattempo, le persone, scoraggiate, impoverite, svuotate sino in fondo all’anima, vengono, di fatto, poste dinanzi alla tentazione di immaginare il capovolgimento della propria vita, tramite manovre ardite e ipotetiche come le scommesse.

Nessuno si occupa di sostituire all’illusorietà del vizio del gioco una solida atmosfera costruttiva in cui le persone siano propense a mettersi in gioco, con le proprie qualità e con il proprio lavoro.

Purtroppo, gli italiani hanno perso la speranza nella sicurezza del lavoro, e per questo si fiondano in circuiti ove l’aleatorietà diviene una conferma dello stile generale, che sfianca le persone e le convince che non abbia molto senso comportarsi in modo razionale.

La vendita di mille prodotti inutili e dannosi, viene cavalcata da squadre di merketing, che venderebbero anche le proprie mamme, pur di far soldi.

Lo svilimento di ogni indotto relazionale è tutt’uno con l’esaltazione fuori misura dell’importanza del denaro.

L’aspetto più grave e raccapricciante è che molti individui sono davvero convinti che, per contrapporsi alla povertà, bisogna lavorare sempre di più,  e bisogna rispettare le regole che il Governo impone.

Per esempio, i commercialisti più protocollari spingono i propri clienti a soddisfare ogni sia pur minima richiesta del calendario legislativo tributario, e non si accorgono che in questo modo stanno spingendo i loro clienti nel baratro dell’insolvibilità.

Parlando con le aziende, ormai è noto che le preoccupazioni prioritarie sono pagare le tasse e riscuotere i pagamenti dai clienti che sono altri poveri disgraziati, che non riescono a rimanere in piedi.

Anche la famiglia è una specie di azienda, tartassata da mille esazioni, che non lasciano scampo e tolgono la spensieratezza.

Le tensioni finanziarie intaccano qualunque dimensione e finiscono per essere causa di separazioni coniugali, dissesti dell’equilibrio familiare, cui i Giudici infieriscono l’ultimo colpo, sequestrando i figli per alimentare indotti mafiosi che consumano cifre di denaro molto più ingenti di quelle necessarie a risolvere i problemi di quelle famiglie.

I principali profili professionali, che reggono la nostra società, sono divenuti gli ambiti principali di disfunzione sul piano umano, etico e biologico.

I medici hanno perso la loro sapienzialità dottorale, per divenire applicatori ciechi di protocolli della farmindustria, che ha reso artificiale il dimensionamento dei comportamenti per alimentare la salute e prevenire l’insorgenza della malattia.

Le persone sono state private della necessaria dimestichezza con le proprie capacità spontanee di guarigione, e sono state rese sempre più imbecilli, completamente vittime di un sistema di pubblicità e vendita di prodotti che non giovano per niente a nessuno.

Il concetto di terapia farmacologica ha violentato qualunque altra logica di guarigione, rendendo direi inutile anche una vera e propria formazione medica, che infatti è oggi molto diversa da quella che noi medici di qualche decennio fa abbiamo ricevuto.

La conoscenza dei meccanismi delle malattie infettive è mantenuta inesistente, mentre si sparge il terrore e si costringono le masse a sottoporsi a trattamenti di vaccinoprofilassi, che sono destinati a lasciare il tempo che trovano.

Le teorie scientifiche più avanzate, come quella del pleiomorfismo microbico, dell’importanza del terreno biologico dell’individuo, della nutraceutica, della terapia con segnali frequenziali, sono tenute sotto i riflettori delle fakenew, per alimentare la prepotenza della farmindustria, che non è fine a sé stessa e non è legata nemmeno soltanto al tornaconto, ma obbedisce a logiche che mirano a privare gli individui dell’autonomia e della fiducia in sé stessi.

La farmacoterapia è sempre più invadente, mentre si parla ormai di una altissima percentuale di malattie farmacoindotte, ma ciò non muta le abitudini delle persone e dei medici, che vengono, in modo diverso, imbambolati dal sistema colluso apicale.

Gli avvocati sono diventati i complici del deterioramento del tessuto relazionale fra le persone, alimentando conflitti e richieste di risarcimento che avviliscono il panorama etico dell’umanità, mentre non contribuiscono per niente allo sviluppo di meccanismi di effettiva prevenzione dei danni.

Le strette legislative, attorno alla presunta sicurezza, altro non sono che vessazioni incredibili, come quelle della restrizione folle dei limiti di velocità, oppure situazioni di gravissimo pregiudizio a danno dei cittadini, come nel caso della creazione dell’Omicidio stradale.

Gli Ingegneri hanno spezzettato il vasto orizzonte culturale che caratterizzava la loro preparazione di una volta, prestandosi, un poco come i Medici, eccessivamente, alle logiche di mercato aziendale, che determinano un impoverimento del livello antropologico dell’impresa e una perdita di serietà sul piano delle conoscenze applicative del knowhow globale.

Tra i professionisti, porrei anche i sacerdoti, che intrattengono i popoli, spesso ingolfandoli in forme di spiritualità estranee ed estraneizzanti dai piani pragmatici e di sorveglianza nei confronti della gestione politica malsana.

Eppure, se i sacerdoti scendessero in campo nella reale difesa dei piani spirituali della comunità, rappresenterebbero la forza che sposta l’ago delle bilancia in termini di decisioni che possono significare la felicità della popolazione oppure la sua più bieca schiavitù.

Una infinità di lavori viene mantenuta necessaria a causa del basso livello di sensibilità e di educazione delle persone in genere, che, con il proprio comportamento, arrecano danni e creano la necessità di profili lavorativi umilianti e che non sarebbero per niente richiesti, se le cose fossero diverse.

Il compito di educare la comunità è dei politici, che però sono troppo impegnati in tutt’altro, come a truffare le persone, svilirle nella loro dignità e farle pascolare come pecore rimbecillite che alimentano consumi che nulla hanno di civile, fomentando divisioni per poterle dominare meglio.

Ultimo in elenco è il film dei magistrati, che nel gestire la giustizia, probabilmente provandoci gusto, oltre che il dovere della propria funzione, ha talmente esagerato, da giungere a mancare quasi sistematicamente ai propri compiti.

L’inettitudine dei magistrati si manifesta attraverso una inutile distanza dai presunti rei, oppure una eccessiva vicinanza a personaggi di sin troppo scontata fama criminale.

Si capisce che, non di rado, i magistrati approfittano del proprio ruolo con le persone innocenti, e non riescono a mantenere la loro neutralità in caso di pressioni esercitate dall’esterno per deviare il corso delle indagini e il riconoscimento di responsabilità.

L’ultima moda è quella della latitanza scandalosa dai propri obblighi istituzionali, come nel caso in cui nessun ruolo in servizio interviene per un grave reato come l’esercizio abusivo di potere politico da parte dei nostri politici, che non hanno più remore  e che si gongolano nella loro delinquenziale immunità, resa dilagante dalla certezza indotta in queste persone che nessuno interverrà per dimostrare che la Legge è uguale per tutti.

La visione che appare dopo queste pagine scritte, senza timidezza e senza restrizioni imposte da alcun controllo mafioso, non può non fare scena, me ne rendo conto, e non può nemmeno offendere nessuno che non sia nelle condizioni di offendersi.

La situazione italiana è talmente oscena che, lungi dal prendersela con chi ha il coraggio di esporsi come gli uomini del Movimento Liberazione Italia, è assolutamente e non opinatamente opportuno che qualcuno, invece, intervenga per ripristinare l’ordine e dimostrare che, una volta per tutte, la legalità è possibile e vincente.

Ogni ritardo in tale direzione non fa altro che aggravare i criteri con cui, prima o poi, un gruppo di rappresentanti del Popolo, anche ristretto, ma enorme per importanza, interverrà senza tema alcuna di fallimento possibile!

Se qualcuno, nei secoli scorsi, fosse riuscito a fermare gente come Leonardo da Vinci o Michelangelo Buonarroti, avremmo avuto un’evoluzione del nostro cammino talmente diversa da non poter comprendere perché oggi stiamo per riprendere il controllo della situazione.

Via i profili di personalità striminziti, largo alle grandi anime! Il Governo è Missione ed è terreno solo per anime elette.

A voi, infimi, irresponsabili, ma creatori di tanto scempio, dico “Tremate”, perché, anche senza le vostre macchine blindate e le vostre scorte, noi siamo l’anima del Popolo e vinceremo!

La nostra protezione è la corte suprema della VITA.

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