Consigliato soprattutto agli omeopati esperti

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Che cosa  ha condotto all’invenzione di Hydrobiotronics

 

L’azione che possono svolgere i farmaci raggiunge il proprio scopo nel modificare il funzionamento di meccanismi fisiopatologici che sono soltanto una parte della totalità dell’organismo.

L’organismo però è impossibile nella sua entità senza i suoi aspetti sottili, quelli che sfuggono a qualunque controllo effettuabile da una strumentazione normale: si tratta di una nube eterea di energia che pulsa all’origine della vita.

Ogni scienza, per quanto approfondita possa essere, si ferma di fronte al mistero della vita. E’ giusto che sia così e che si lascino le imbarcazioni per nuotare a corpo libero addentrandosi nei meandri delle cattedrali nascoste del mondo subacqueo.

…lasciando che sia il fluire del suono dell’acqua nei nostri orecchi a guidarci attraverso una dimensione che è l’abisso della nostra esistenza, ma sul quale la nostra esistenza galleggia.

L’acqua è la chiave del cosmo che consente di accedere alla vita: l’acqua lavora per la vita ed è la vita stessa e, quando scorre nel nostro corpo,  essa è il sangue del sangue, la linfa della linfa.

Persino i fluidi vitali della nostra biologia sono ancora un piano lontano dalla centralità dell’essere.

La parte più importante del sangue forse è proprio quella acquosa che si configura, in questi termini, come un sistema diverso da quello di trasmissione nervosa e da quello di veicolazione informazionale rappresentato dal sistema endocrino.

Possiamo parlare allora di un sistema acquoso che veicola informazioni sottilissime, praticamente astratte: vengono i brividi…stiamo entrando nei piani ancora più infinitesimali di quelli biochimici e di quelli che sono di competenza della biologia molecolare. Stiamo occupandoci dell’origine della vita, non soltanto come discorso filogenetico, ma anche ontogenetico, delle priorità assolute senza le quali non è possibile che scocchi la scintilla dell’esistenza attimo per attimo nel nostro respiro quotidiano.

Ciò che in un motore a scoppio è lo spinterogeno, che regola la combustione della miscela attraverso l’attività delle candele, diventa nell’organismo l’acqua che è uno spinterogeno diffuso che vede la sua dinamica profondissima nella dislocazione transmateriale, negli spettri di emissione energetica che aleggiano nel cuore vuoto degli atomi, nella parte più vuota del vuoto che il nostro intelletto non riesce nemmeno ad immaginare.

Un vapore primordiale ha dato  origine alla vita probabilmente per autocoscienza: questa è la scintilla di Dio e la scintilla dell’amore e da questa consapevolezza dovrà passare l’umanità per il recupero delle sorti del mondo e del suo futuro.

Non una medicina dunque che si riconosce efficace solo se apporta modificazioni di parametri settoriali dei mezzi attraverso i quali la vita si realizza. Non un farmaco che fa alzare la pressione oppure che la tiene più bassa e nemmeno uno che combatte l’infiammazione, bensì un’influenza sottilissima che ha bisogno che tutti i sintomi possano essere espressi in quanto fanno parte di un’intelligenza globale che ha la sua possibilità di regolazione in piani profondissimi e lontani da qualunque estrinsecazione materiale.

Stiamo dicendo quindi che occorre arrivare ad un livello di azione terapeutica talmente sottile da poter essere considerato astratto, assolutamente non fisico ed in quanto tale vicinissimo al soffio che ci anima.

Non quindi una terapia farmacologia precisa, ma una terapia di influenza assolutamente e volutamente “imprecisa” ma meravigliosamente specifica, che possa abbracciare la persona, oltre al suo organismo, che possa sfiorarle l’anima e modularla nella dinamica con cui decolla verso la propria trascendenza e realizza gli alti scopi dell’esistenza che non si collocano entro i limiti della vita terrena.

La medicina omeopatica mi ha insegnato che cosa c’è dietro di essa, che cosa la rende possibile, qual è la possibilità che ha di influenzare positivamente il cammino di una persona.

Se oltre il mistero vi è la percezione del nulla, allora occorre studiare il nulla ed estrarne quel senso che solo il nostro cuore può conoscere.

“L’intuizione – la conoscenza – nasce dal cuore” disse Leonardo da Vinci in punto di morte.

Non abbiamo quindi paura di accedere al cuore come fonte di scienza, anche se tale espressione può fare sorridere molti scienziati.

Le persone però sono diverse e perciò è giusto che, nel recupero della preziosità di ognuno di noi, si riconosca ad ognuno il diritto di fare scienza secondo le proprie inclinazioni che sono la varianza dei modi attraverso i quali ogni scienziato è di volta in volta passato dalla “follia” al progresso di un’era.

E’ normale che le svolte epocali passino attraverso la scienza che si pone inizialmente come follia per poi essere a fatica riconosciuta come reale strumento di evoluzione.

L’abitudine è guardiana dell’ignoranza e fautrice di atteggiamenti da poco.

Ogni scoperta davvero importante sarebbe stata impossibile se non ci fosse stato chi ha rischiato di essere preso per pazzo.

Ed ogni volta, quanto dolore per resistere alle denigrazioni, agli scoraggiamenti e a tutti gli ostacoli che l’abitudine presentava per non fare andare avanti l’umanità!

La prerogativa indispensabile del genio è quella di credere nell’impossibile, di intuire che cosa si può raggiungere anche se i mezzi attuali pare che non lo consentano.

Arrivare a comprendere certe tappe del divenire richiede tempo e facilmente attraversa dei sentieri attraverso i quali bisogna anche tornare indietro per poterne imboccare altri.

Ricordo che il noto omeopata veterinario Hans Gunter Wolff ha detto:-La vita di un omeopata, che lavora con i geniali metodi di Hahnemann, è relativamente breve, perché precedono lunghi anni universitari, poi gli anni nei quali si seguono le massime della facoltà di medicina, poi anni di avvicinamento e di studio dell’omeopatia, e prima di “trovarsi in sella”, passa molto tempo-.

Che cosa mi ha indotto ad avvicinarmi all’omeopatia?

La speranza e la sensazione che i meccanismi della guarigione sui quali basavo le possibilità della mia attività professionale di medico fossero molto di più che una serie di conoscenze che un medico può acquisire sui libri della normale università e sugli aggiornamenti della farmindustria.

Che cosa mi ha tenuto vicino alla medicina omeopatica e mi ha dato l’entusiasmo e la forza per studiarla sempre più approfonditamente?

Il numero sempre più alto di evidenze che garantivano che stessi usando una medicina vincente.

Che cosa mi ha permesso di compiere dei salti di qualità anche all’interno della medicina omeopatica, nella sua comprensione, nel modo di applicarla e di utilizzarla come uno strumento sempre più affilato ed efficace?

La fortuna di avere sempre ben chiari gli insegnamenti di Hahnemann e degli altri grandi omeopati che non si sono discostati dai principi senza i quali non è possibile e non ha proprio senso parlare di una medicina alternativa come quella omeopatica.

Nel frattempo ho mantenuto sempre la libertà di osservazione che proprio questa grande medicina ha sviluppato in me.

C’è qualcosa che l’esercizio della medicina omeopatica fa capire ai medici che la esercitano: la forza dei meccanismi di autoguarigione è l’unica vera forza terapeutica ed è la più grande espressione della libertà della vita.

Che cosa mi ha fatto iniziare ad avvertire il bisogno di superare il modo in cui esercitiamo la medicina omeopatica?

Ho letto tante di quelle volte l’Organon ed  ho capito che soltanto Hahnemann avrebbe avuto la forza di spingersi oltre senza tradire la medicina omeopatica. L’ho pregato di farsi incontrare da me e che mi spiegasse che cosa andava fatto per salvare la medicina omeopatica finita nella pochezza degli uomini!

Ho pensato che un sistema così complesso e così meraviglioso non potesse contorcersi nelle mille difficoltà che abbiamo nel capirla, conoscerla e praticarla bene.

La medicina omeopatica è unità, unità con la vita, col mondo, con l’universo, con la sua consapevolezza primordiale, è la dinamica che unisce il mare alla montagna attraverso il fiume.

L’esperimento omeopatico rilegge in modo più intellegibile il panorama incantato della vita e pone l’uomo nella possibilità di articolarvi attorno un’intenzione terapeutica che rappresenta lo sforzo dell’individuo di prendersi cura dell’altro, ciò è amore.

La medicina omeopatica è dono di Dio e serve all’uomo per ampliare la diffusione del Suo Amore.

Quando Hahnemann nel nono paragrafo dell’Organon parla degli scopi superiori della nostra esistenza, lascia un sentiero di luce aperto nel quale si ha timore di entrare ma di cui si avverte il fascino ineluttabile.

La trascendenza, la consapevolezza, il viaggio esoterico si configurano nelle persone che assumono rimedi omeopatici al posto di aspirine ed antibiotici! Che cosa è questo metodo di diagnosi e cura così diverso dall’idea di diagnosi e di cura che ci hanno  fatto creder vero?

E’ la strada per il viaggio intergalattico dell’uomo, la strada per la riconnessione della vita in tutte le sue forme con l’archetipo primo dell’esistenza. La strada per uscire dal piattismo informazionale del sistema monofrequenza, per riprendere il viaggio di fede in un contesto di spiritualità autentico che ci conduce alla verità sull’uomo.

Hahnemann aveva capito tutto questo e sapeva che cosa stava creando quando ha messo a punto la medicina omeopatica.

L’entusiasmo ed il mistero che traspare dalle espressioni che utilizzo è lo stesso che non c’è più nel modo attuale in cui facciamo medicina, con gli occhi bassi, senza carica, in mezzo a mille carte e formalità burocratiche, con tanti accertamenti e senza un sorriso ed un abbraccio per i nostri pazienti.

La medicina di oggi si arricchisce di diagnosi, ma si impoverisce di persone: le persone vengono meno sia da una parte che dall’altra della scrivania e, senza che ce ne accorgiamo, rischiamo di trasformare il modo più naturale, la vita, nel modo più artificiale.

La mia scrivania è piena di conchiglie, pietre, cristalli, scheletri di ricci di mare e pezzi di legno meravigliosi!

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Che cosa mi ha condotto alla realizzazione di Hydrobiotronics?

Prima di tutto lo studio approfondito dell’omeopatia, poi la consapevolezza dei limiti prescrittivi di ogni omeopata, per quanto egli possa essere abile.

Che cosa significa essere abile in medicina omeopatica?

Significa conoscere bene il profilo dei rimedi, cioè della loro sperimentazione sul sano, ma ciò non basta.

Significa conoscere i mezzi che i sintomi utilizzano per esprimersi nel paziente, sapere che difficilmente i sintomi della materia medica corrisponderanno perfettamente e nello stesso senso con quelli del paziente.

Significa essere degli ottimi osservatori, ascoltatori, essere addestrati ad esserlo, saper “prendere il caso”, senza dedurre, ma contemporaneamente risalendo alla purezza dei sintomi che caratterizzano l’atmosfera del paziente, quando occorre della sua alterata percezione che condiziona l’espressione dei sintomi che richiedono la prescrizione del rimedio individuale.

Significa conoscere i meccanismi attraverso i quali l’energia del paziente si esprime nel contesto della sperimentazione di un rimedio, dell’espressione dei sintomi nel malato, della guarigione di chi assume un rimedio che questa energia muove.

Significa saper scegliere la tecnica adeguata di visita da caso a caso, da situazione a situazione, in ogni contesto possibile ed immaginabile.

Tutto questo rende la medicina omeopatica vincente, ma la pone anche in pericolo a causa del numero di elementi che rendono la sua applicazione molto, molto complessa.

Troppe variabili! Troppi elementi affidati all’individualità dell’omeopata, per non parlare degli stili di applicazione della medicina omeopatica, che di fatto, al di là di qualunque buona intenzione di rispettare i dettami del Maestro, profilano la visita, la diagnosi, la scelta del rimedio, della dose, insomma determinano l’espressione di un potenziale diagnostico e terapeutico enorme che finisce per essere facilmente travisato, distorto, compromesso nella sua implicita efficacia nel modificare positivamente la storia del paziente.

Purtroppo non bastano le raccomandazioni dei decani dell’omeopatia ad uniformare le tecniche per prendere il caso e per prescrivere. Il rischio è quello di perdere completamente il nucleo di una delle vie più importanti di evoluzione dell’umanità e di riscatto dal suo retaggio di sofferenza!

Io dico che la più grande fonte di sofferenza è l’inconsapevolezza.

L’omeopata dovrebbe sapere che è così ed il suo lavoro dovrebbe volgere ad un incremento della consapevolezza del paziente ed anche della propria attraverso le cure che egli prodiga.

Ogni omeopata però finisce irrimediabilmente per personalizzare il modo di esercitare la medicina omeopatica.

Ciò è terribilmente rischioso per il futuro di una delle più strabilianti tecniche mediche ed è oltremodo sconveniente per il futuro dell’umanità.

E’ inutile insistere sull’opportunità della uniformizzazione della medicina omeopatica, dato che in termini pratici ciò non funziona e persino gli omeopati che vengono fuori dalle più accreditate scuole di omeopatia finiscono per allontanarsi irrimediabilmente dall’ortodossia che è l’unica dimensione che potrebbe garantire un minimo di riproducibilità della tecnica.

Indiscutibilmente ciò determina  le critiche ed i commenti non sempre inopportuni che il mondo esterno all’omeopatia muove alla stessa.

Non soltanto l’omeopatia è criticata dall’esterno, ma sempre di più ed in vario modo si critica dall’interno stesso del mondo che la alimenta, la sostiene e la promulga come la tecnica alternativa per eccellenza.

Qualcosa non funziona evidentemente e purtroppo non serve negarlo, specie se per fare questo ci si arrocca sulla necessità di salvaguardare i dettami dell’unicismo hahnemanniano, dato che lo stesso Hahnemann, se avesse potuto, sarebbe andato avanti, come ha già fatto nella sua esistenza.

Tutto, ma proprio tutto, evolve.

Purtroppo la storia della medicina omeopatica conferma tutto ciò che si sta dicendo.

E’ molto doloroso per un omeopata, specie per un omeopata convinto e che si sforza di ossequiare i dettami originali di questa medicina, riconoscere  che la medicina omeopatica si sta evolvendo in un modo sbagliato e dovere ammettere che occorre individuare dei punti che, lasciando salvi i contenuti della medicina omeopatica, consentano di riconoscere, a cavallo fra due millenni, la via attraverso la quale l’omeopatia dovrà evolversi per non perdersi tra i mille rivoli che oggi tentano di esprimerne la sua obiettività.

La medicina omeopatica si è oggi arricchita di diversi contributi che tentano di renderla più facile, più obiettiva e riproducibile, ma così facendo si è finiti per introdurre elementi come l’elettronica, l’agopuntura e inoltre l’omotossicologia, il pluralismo ed il complessismo che, da una parte introducono elementi interessanti, dall’altra compromettono irrimediabilemente l’espressione della medicina omeopatica pura che avrebbe invece bisogno di essere ridefinita e confermata recuperando i principi che davvero sono alla base della sua efficacia ma anche della sua semplicità.

La medicina omeopatica si basa sulla memoria dell’acqua, cioè sull’acqua.

Infatti uno dei principi che il Maestro si è sforzato di trasmettere è senz’altro la semplicità, l’assenza di illazioni che ad ogni piè sospinto caratterizzano l’allopatia ed il mondo della farmacoterapia.

Come si può ottenere una revisione sana e fedele della medicina omeopatica?

Come si può recuperare il lavoro del Dr. Hahnemann, senza stravolgerne la purezza e garantendone  davvero l’evoluzione che lui per primo avrebbe auspicato?

Ho riletto innumerevoli volte le Sue opere e specialmente l’Organon e tante volte ho avuto la sensazione che Lui volesse indicarci la strada che rappresentava l’evoluzione della medicina omeopatica. Perché tutto si evolve e non bisogna trincerarsi dietro dogmatismi estremistici nemmeno se si ha la certezza di essere nel giusto.

Oggi penso che la medicina omeopatica sia come un seme, che non muore mai soprattutto quando davvero sta morendo, perché in quel momento sta per dare avvio ad una nuova espressione che la vedrà più giovane, vitale e bella.

Poi penso anche che il suo network abbia in sé le forza per consentirle di autointellegersi.

Mi viene in mente una storia che si narra sulla Cattedrale di Altamura, al di sotto di una delle cui colonne, il suo edificatore Federico II di Svevia avrebbe nascosto un tesoro atto a ricostruirla qualora dovesse essere distrutta.

L’omeopatia non dovrebbe essere vissuta come  uno scopo, ma andrebbe individuata come uno dei mezzi più importanti per accedere al mistero della vita e delle sue regole.

Il rischio che oggi corre la medicina omeopatica è di perdere completamente i motivi profondi della propria esistenza e contemporaneamente di accanirsi in una serie di tentativi inadeguati di sostenersi sia di fronte a sé stessa che di fronte a chi è lontano dal comprendere la profondità e l’efficacia dei suoi principi.

Il medico omeopata, ammesso che abbia ben chiare tutte le premesse per giungere ad una buona prescrizione, dovrà essere impegnato in un continuo aggiornamento per ampliare il proprio armamentario di rimedi e perciò dovrà conoscere sempre di più i rimedi che esistono, le più varie sperimentazioni già effettuate, ma anche il modo per utilizzarle al meglio di volta in volta.

Infatti non è così automatico il trasferimento dei dati della materia medica al mondo che invece sta esprimendo il paziente che stiamo osservando.

Il medico dovrà poi conoscere tutti i rimedi nuovi che verranno sperimentati e dovrà farlo in modo possibilmente sincronizzato all’evoluzione reale della medicina omeopatica.

C’è da chiedersi a questo punto: quanti omeopati riusciranno a farlo e a farlo così bene da avere la propria coscienza a posto?

Inoltre: a che età un medico arriva ad esprimere un livello professionale attendibile e tale da consentirgli di esprimersi con tranquillità.

E poi: dati i limiti citati e poi tanti altri limiti che non si stanno citando, come si fa a distinguere bene il confine tra efficacia della medicina omeopatica ed efficacia dell’omeopata che nel caso specifico sta esercitando l’omeopatia?

Insomma il discorso si complica e chi sta promuovendo tale analisi è proprio una persona come me che si muove all’interno di questa medicina, che vi crede e che proprio per questo motivo muove un’autoanalisi così dura!

A mio parere è necessario rileggere gli scritti fondamentali della medicina omeopatica e creare dei link con altre discipline che consentono di comprendere sempre meglio i motivi profondi dei principi che la medicina omeopatica applica.

E’ interessantissimo leggere i lavori di Masaru Emoto del General Research Institute, i lavori di Konstantin Korotkov, di Viktor Schauberger, di Callum Coats e di altri autori che sembrano aver posto un riflettore puntato sugli aspetti misteriosi e basilari del lavoro di Hahnemann.

La mia fortuna è stata quella di assistere all’incontro nella mia coscienza, attraverso le letture che mi hanno fatto crescere, di vari autori che non si sono mai incontrati fra di loro ma che sono vicinissimi per il loro pensiero e per gli obiettivi che le loro ricerche hanno toccato.

E’ probabilmente arrivato il momento di estrapolare dalla dottrina omeopatica i principi ai quali essa attinge per consentire veramente uno sviluppo futuro dell’altra faccia della medicina.

Hydrobiotronics rappresenta il tentativo di accedere direttamente ai principi universali sui quali si basa la  medicina omeopatica. Esso determina un flusso di energia informazionale dalla persona o dal substrato utilizzato verso l’acqua e viceversa.

Nel contempo Hydrobiotronics realizza l’espressione di contenuti fondamentali del campo ideo-formale unificato dell’universo e funziona come un’antenna che media le stesse frequenze dei rimedi omeopatici quando fanno patogenesi e quando curano.

Che cosa ne sarà della medicina omeopatica e degli omeopati se si diffonderà  l’uso di Hydrobiotronics?

Può questa metodica sostituire la medicina omeopatica?

Può essa sostituire la visita?

Mi chiedo se quella che fa oggi la maggior parte degli omeopati possa essere considerata una visita.

La visita dovrebbe essere il momento magico in cui  il medico si pone in ascolto e, come dice Alma Rodriguez, si configura come “canale vuoto” . Un canale vuoto fra il microcosmo del paziente ed il macrocosmo dell’energia archetipica dell’universo che cura con l’amore infinito della vita.

E’ il medico che fa la visita e non la visita che fa il medico.

Il momento della visita materializza l’incontro fra due itinerari spaziotemporali, ma questi non possono rappresentare la poliedricità infinita dell’universo.

Per capire che cosa può fare la vita, ci si può sedere su di una pietra, al centro di un fiume, e sentire l’aria mossa dall’acqua che salta e impatta sui ciottoli e poi crea mulinelli…la vibrazione della vita dentro e la gioia di essere lì.

Schauberger dice che l’acqua è il sangue vitale del mondo.

Allora penso che Hahnemann non avrebbe potuto scegliere nulla che non fosse acqua per applicare le sue diluizioni e le sue dinamizzazioni. Egli ha scelto l’acqua perché ha capito la sua importanza, ha dato movimento all’acqua e ne ha estratto l’infinitesimale.

Il pianeta oggi sembra aver dimenticato l’importanza dell’acqua e se ne ricorda soltanto quando si tratta di farvi girare del danaro attorno.

La qualità della vita del pianeta dipende dalla qualità dell’acqua.

Un sangue sporco non riesce ad alimentare l’organismo in modo sano.

La medicina omeopatica insegna che è il paziente che guarisce e non il medico che da la guarigione: occorre che la figura del medico ridimensioni il suo potere e soprattutto il suo senso del potere e che si ponga al servizio delle leggi della natura per fare in modo che non si frappongano ostacoli fra il paziente e la forza dell’universo.

Quando la persona attinge all’energia dell’universo allora vive e può vivere.

Vi è più vita in un vortice d’acqua che in un chiacchierio di tante persone.

La stessa visione di un vortice d’acqua ha un effetto rilassante e rivitalizzante, perché la forma contestualizza l’energia che vi è alla base.

Lo sviluppo della scienza ha diviso la materia dall’energia ed in questo modo ne ha reso schizofrenica la percezione  fluida del suo continuum.

Hydrobiotronics apre un varco nel muro che ci divide dall’universo e ci concede di calarci nella consapevolezza dell’origine della vita, nell’energia primordiale che la anima.

In India l’acqua è la materia prima, la Prakriti. Il Brahmanda, l’Uovo del mondo, è covato alla superficie delle acque. Analogamente, nella Genesi, lo spirito di Dio  aleggia sulle superfici delle acque.  La nozione di acque primordiali, di oceano delle origini, è quasi universale. In Polinesia e presso la maggiorparte dei popoli austro-asiatici si individua nell’acqua la potenza cosmica.

L’acqua è origine e veicolo di ogni forma di vita.

Nelle dinamiche di Hydrobiotronics vi è l’acqua, vi è la spirale del cono iperbolico che corrisponde al vortice e vi è la sezione aurea che sottende all’armonia assoluta al centro dell’universo ed attorno alla quale si svolge il movimento del vortice stesso.

Che cosa è l’omeopatia se non un artificio per evidenziare il mistero delle leggi del cosmo?

Allora possiamo lasciare che Hydrobiotronics si collochi come una tappa importante dell’evoluzione “omeopatica” del pianeta.

Che cosa significa evoluzione omeopatica del pianeta?

Significa che l’essere umano riscopre il mondo dell’energia, ma non  soltanto l’energia elettrica o quella di un motore a combustione interna. Riscopre l’energia che egli ha dentro di sé, quella che lo ha fatto venire al mondo, si porta verso la propria frequenza più importante che è quella dell’acqua. Così egli ritorna all’acqua, alle proprie origini, all’oceano dal quale la vita del pianeta è emersa ed in cui tutta la vita torna.

Hahnemann conclude l’Organon parlando dell’acqua e del magnetismo.

Hydrobiotronics si basa su tutto ciò che un essere umano sa della medicina omeopatica, dell’acqua, del magnetismo, della spirale e della  sezione aurea.

Tutto ciò che ci compone e compone la nostra miscela di modalità ed espressioni, i nostri sentimenti, le idee e gli scopi è come molecole d’acqua o come aghi di bussola che si possono orientare in modo nord-sud o sud-nord e nel contesto globale si può avere l’allestimento più inimmaginabile: l’acqua nella sua libertà di muoversi.

 

 

 

 

 

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