Macchina del tempo e intelligenza artificiale
Le procedure rivoluzionarie relative all’intelligenza artificiale invitano a riflettere sulla profondità di alcuni meccanismi ai quali possiamo accedere.
La realtà finisce per essere sempre di più un compromesso fra l’esperienza personale e l’esperienza possibile a patto che identifichiamo gli strumenti che vogliamo impiegare.
Il significato di ogni parola viene rivisto alla luce del tipo di apporto che decidiamo di impiegare per creare qualcosa che sembra esistere davvero.
Tale variabilità richiama il tema del tempo come funzione attraverso la quale si muove la sequenza generata, sia in ciò che davvero è accaduto che in ciò che immaginiamo possa accadere.
Forse non ce ne siamo accorti, ma in questo modo stiamo entrando nella gestione del mistero del tempo.
Cruciale diviene decidere quale tipo di mattoncini vogliamo spostare per mettere mano al tempo.
Parole, suoni, immagini potrebbero essere alla base di processi di rielaborazione possibili per creare mondi artificiali.
Ma il concetto di artificialità smette di essere legata al concetto di inesistenza reale di qualcosa, perché i pezzi impiegati per ottenere l’esperienza superano l’origine stessa dell’esperienza.
Dunque, anche l’immaginazione, che era sospesa fra astrazione ed empirismo, rientra con nuove vesti e può accedere ad una potenziale magia per dare vita a qualunque cosa.
Se la conoscenza delle cose era indispensabile per poterle anche superare, d’ora in poi, non serve avere il concetto di una cosa, perché la cosa può accedere alla coscienza con mezzi conoscitivi ed esperienziali che non eravamo in grado di usare.
Insomma, si delinea per la prima volta che il confine fra ciò che proviamo, immaginiamo e viviamo è indipendente dal tempo reale e possiamo muoverci nelle varie dimensioni senza limiti, tornando anche indietro.
Se immettiamo dei dati in un programma di AI, creiamo una realtà percepibile, che può utilizzare insieme elementi che rispondono al vero con elementi che appartengono ad altre verità.
Qual è allora la verità più complessa che possiamo in qualche modo incontrare?
Non vi è una risposta che possa esaurire definitivamente il novero delle possibilità.
Così come non è possibile prevedere con chiarezza sino a che punto possiamo integrare dimensioni diverse per sperimentare una dimensione vissuta, come ad esempio la salute.
Se la malattia è una dimensione globale che si realizza con assortimenti anche diversificati di elementi slegati dalla malattia, allora è possibile, rimescolando l’assortimento di tutti gli elementi, raggiungere nuovamente i nodi che hanno intrecciato i destini possibili, compreso quello di non ammalarsi, quindi anche di guarire.
Di quale natura dovrebbero essere gli elementi utili per questo tipo di processo?
La risposta migliore è che gli elementi utili potrebbero essere di ogni natura, anche così impalpabile da essere praticamente non mediabili da suoni, immagini ed esperienze di senso compiuto.
Dunque, stiamo parlando non dei contenuti, ma dei contenitori che possono organizzare la dinamica di interazione, compresa quella del tempo.
In fin dei conti, come una situazione speciale può generare miglioramenti anche inaspettati, così può accadere che contesti psico-emotivi, se non più articolati, tanto da non poter spiegare meglio, possono anche attivare un processo di guarigione.
L’origine profonda di ogni malattia ha sempre a che fare, direttamente o indirettamente, con l’atmosfera emozionale e l’organizzazione neurovegetativa di un soggetto, sicché non dovrebbe meravigliare che il ripristino della possibilità di vivere punti di svolta importanti possa trascinare con sé anche la storia della vita di ogni persona, compresa l’evoluzione di una condizione di malattia.
La mia esperienza personale, prima con fatti di natura contingente nel corso delle relazioni con tanti pazienti, poi con l’utilizzo sistematico della medicina omeopatica, per giungere a livelli sempre più perfezionati di intervento sull’universo acquoso che intride la totalità psicobiofisica dell’individuo mi consente di affermare che con un viaggio speciale nel tempo della persona è possibile recuperare performance di guarigione e ordini smarriti.
Quanto mai oggi è attuale parlare con un linguaggio che corrisponde esattamente al livello possibile grazie a molte applicazioni di intelligenza artificiale.
La possibilità di intendere il tempo come la variabile più importante di una malattia consente di accedere a livelli di regolazione che hanno un significato dirompente dal punto di vista terapeutico.
Che cosa caratterizza le condizioni dell’acqua biologica alla base delle nostre condizioni?
Semplice.
Occorre imparare la lingua dell’acqua.
Ecco perché il mio ultimo libro si intitola: Acqua La Parola Segreta.
Le nuove tecnologie che possono aiutare la vita devono passare da un utilizzo intelligente dell’acqua, tanto da poter parlare di una quintessenza dell’acqua, impiegata mai come prima nella storia del mondo.
Salvatore Rainò
















