Che cosa accade in piazza

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Che cosa accade in piazza

Ieri, cinque dicembre 2018, ho tenuto fede, per l’ennesima volta, dopo una innumerevole serie di occasioni precedenti, al mio impegno sociale, visibile a livello politico, per proteggere la vita nella nostra amata terra, partecipando in primissima linea all’importante manifestazione popolare dei “Gilet gialli”, come dirigente politico del Movimento Liberazione Italia del Generale Antonio Pappalardo.

La manifestazione, come al solito, prevedeva la partecipazione massiva di molte persone provenienti da tutta Italia, per rammentare al Governo attuale che non è legittimo, perché è frutto di un sistema di voto truccato, e che sta esercitando abusivamente un potere molesto e ingannevole per la comunità.

Il numero dei partecipanti, provenienti da tutte le regioni italiane, non superava settanta persone, anche se rappresentavano l’intera nazione risvegliata.

La cosa, come in altre situazioni del genere, rischiava di poter significare anche la ridicolizzazione del momento politico, che, invece, era uno dei fulcri più sofferti, per i retroscena sociali che sottende.

In questa occasione, in cui raccolgo le idee, dopo una giornata massacrante, ho lo scopo, prima di tutto di rendere ragione alle persone che sono state presenti in Piazza Montecitorio, ma soprattutto ad una ragazza, con capelli ricci e neri, Adena, che, con il suo intervento, ha ricordato che ci vorrebbe un Governo fatto di artisti e intellettuali,   per essere sicuri che le regole impiegate siano quelle dell’armonia e della bellezza.

L’ho sempre detto, come anche Aristotele ha indicato.

Nel frattempo, eravamo in Piazza, una scena che pone il contrasto stridente fra la bellezza e la sontuosità dei Palazzi e la pochezza e la tribalità delle azioni umane.

Ho sempre avuto la consapevolezza che non è la Piazza la sede ove risolvere le problematiche della nostra vita, ma la Piazza è la sede naturale ove convergono i clamori, i sentimenti del popolo visualizzato nella sua veste naturale di tante persone, che si sono mosse per andare in un luogo identico, per RAPPRESENTARE lo scenario della protesta.

In fondo, oggi, epoca della virtualizzazione di tutto, è ancora bello sentire il fiato di tante anime riunite tutte nello stesso spicchio di realtà.

Quale che sia il limite di tale modalità di aggregazione psicofisica della gente, è bello ricordare che molti cambiamenti fondamentali della Storia sono stati resi possibili in questo modo.

Come sarebbe bello se oggi potessimo ancora gioire della capacità di cambiamento delle cose così come stanno andando.

Persino il nuovo Governo ha voluto intitolarsi il governo del Cambiamento!

Ma non è cambiamento accattare voti della criminalità, con taciti accordi mafiosi, per forzare il consenso a forze politiche del tutto ancora inadeguate a quel cambiamento che, davvero occorre.

E’ proprio il cambiamento che servirebbe, per andare avanti.

Penso e dico che la vita ci ha permesso di arrivare ad oggi, nell’Universo, perché ha le sue regole, imperiose e solenni, ma queste leggi sono state violate e oggi siamo giunti all’apice del disordine, per cui la vita stessa non è più minimamente garantita in nessuna delle sue caratteristiche.

Penso anche che le persone accorse in Piazza siano, praticamente, degli artisti.

Te ne accorgi, perché hanno qualcosa di piacevolmente strano dei loro occhi, come una luce speciale, che piace e ricorda che ogni essere umano è un tempio delle meraviglie.

Lo scenario, purtroppo, è come infestato da presenze anomale, gli “smontatori”, e poi, certi tipi di giornalisti, con lo sguardo disincantato, la voce ovvia e volgare, che querula  e ciarla con domande   involute e accartocciate nelle pieghe della loro anima oscura. Intervengono come guastatori e banalizzano i momenti più sacri della protesta.

Queste persone si presentano o sciatte e apparentemente modeste, oppure elegantissime  e come star dello spettacolo, mentre a me piacciono quei giornalisti, sempre più rari, che hanno anch’essi una speciale luce negli occhi e chiedono agli intervistati semplicemente di spiegare che cosa sta accadendo, ma lo fanno in modo delicatissimo, come se davvero volessero capire e non avessero nessuna certezza precostituita dentro di sé.

Ma parliamo delle sensazioni che ho avuto, quando mi sono avvicinato alla ringhiera, che delimita l’area dell’obelisco, prima di avvicinarsi ai palazzi.

Vi era una luce singolare, che proveniva dal sole riflesso sulle pareti gialline dei palazzi, il cielo azzurro, i colori vividi, ma un senso di pietà enorme per tutte quelle figure smarrite in operazioni inconcludenti, atte alla preservazione di obiettivi in favore della vita, ufficialmente promessi, ma praticamente e sistematicamente oltraggiati dalle persone che si muovono in quei palazzi,  e che quelle figure proteggono.

Suppongo che non via un lavoro più alienante di quello svolto da chi pensa di difendere l’ordine, e invece sta difendendo il disordine, ma, specialmente, sta contrastando, disumanamente, le persone più ammirevoli, che si sono mosse e hanno fatto anche tanti chilometri per andare in un luogo, ove la loro presenza rappresenta proprio la fiducia che ancora nutrono per le Istituzioni. E straziante!

Le mie parole hanno infervorato i presenti, diverse donne, speciali per il loro coraggio e la loro innocenza, hanno mosso i loro passi per superare una transenna, ma sono state violentemente respinte e una di loro è caduta a terra e si è fatta male.

Mi hanno chiamato le persone che erano vicine a lei, spiegandomi che cosa era accaduto.

La donna in questione è di corporatura delicata, e aveva raccontato, pochi minuti, prima la propria storia di grave malattia fortunatamente superata, con il coraggio di essere andata oltre i limiti del rigido sistema medico, imposto come una tortura in questi casi.

Mi aveva ringraziato pubblicamente davanti alle telecamere per averla incoraggiata e sostenuta nelle sue scelte.

Ora era lì, a terra, con lo sguardo pieno di lacrime, smarrita.

Io non avevo visto l’accaduto, ma, dopo che me lo hanno raccontato, ho chiesto subito quale delle guardie fosse stata a compiere quel gesto.

Mi è stata indicata, l’ho chiamata a rendere atto di ciò che aveva fatto.

Gli ho chiesto come si chiamasse, ma non rispondeva e sembrava come un bambino che aveva rubato la marmellata e cercava di nascondersi. Mi ha fatto una grande pena, ed ho provato dispiacere anche per lui, perché capisco che non voleva compiere quel gesto.

Tutte le altre guardie non sapevano più dove guardare, rimanevano in silenzio, anche se io avevo assunto il ruolo del rimprovero…ma  loro non reagivano più.

Avrei voluto abbracciarli, uno ad uno, ma era impossibile, forse mi avrebbero colpito se mi fossi avvicinato!

E poi, pensavo ai loro genitori.

Ho chiesto di portare subito del ghiaccio per la mano dolente dell’amica, ma nessuno si muoveva, nessuno di loro ha soddisfatto la mia richiesta ripetuta più volte, anche se continuavo a spiegare che ero un Medico e volevo del ghiaccio.

Ad un tratto, ho capito che non ero più di fronte a delle persone.

Ho immaginato un loro comportamento diverso in altre situazioni, in cui ponessero attenzione alle richieste di qualcuno che chiedeva aiuto.

Un aiuto, che, in quella loro veste, non potevano fornire. Mi sono chiesto: chi sono questi esseri che non mi guardano e non mi aiutano ad aiutare una persona in difficoltà?.

Così, è stato facile immaginare quanto più difficile possa essere aiutare tutti i danneggiati dal sistema, che abita in quei palazzi, che le guardie difendono.

In un baleno, ho rivissuto il dolore provato in tutti questi anni, in cui ho raccolto notizia di suicidi, drammi dolori strazianti di tanti fratelli.

Capisco come è potuto accadere.

Nel contempo, fra le persone in piazza, vi era un uomo malandato con un cartello con su scritta la sua nefasta condizione, persa la casa, perso tutto, disposto anche a vendere un rene per vivere!

Mi sono sentito male, ho provato tutto il dolore del mondo, ho provato il desiderio di morire anch’io, per non dover sopportare più tutto questo.

Ho vissuto, invece, finora, solo per arrecare vantaggio a tutti coloro che incontravo, per aiutarli a vivere meglio, per essere liberi e consapevoli della grandezza della vita che si esprimeva in essi.

In alto, nel cielo, un aereo stava rilasciando una spennellata di scie chimiche, ho pianto, ma era inutile.

Avevo caldo, tutto bardato con abiti troppo protettivi per una piazza dove il più potente dei personaggi poteva soltanto fare tanto male prima di tutto a sé stesso.

Ricorderò per sempre questa giornata, una giornata ove ogni attimo era un milione di anni di evoluzione dell’umanità, insultata anche nei suoi bisogni più sacri.

Ma come accade sempre negli scenari più nefasti, vi era qualche fiore delicato che spuntava dal terreno nero e bruciato, erano alcuni dei funzionari di sicurezza, che ormai conosciamo, per le precedenti imprese di rappresentanza popolare.

In particolare, tre di loro, con vario grado di servizio, che non cito, anche se so come si chiamano, ma che davvero voglio ringraziare per la delicatezza che hanno saputo esprimere in situazioni così difficili per tutti, per i vinti vincenti e  per i vincitori perdenti!

Voglio solo dire, al termine di questo racconto, che Vi voglio bene a tutti, e che sogno soltanto di poter lavorare insieme per un Mondo migliore.

Troveremo il modo per realizzare questo sogno, e, allora, potremo guardarci negli occhi, pieni di lacrime di gioia!

Però, Vi prego, facciamo presto.

Salvatore Rainò

Altamura, 06 dicembre 2018

 

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